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«Alba d'oro», la Finanza indaga su un affare poi sfumato a Sulmona

I tentacoli della mafia anche su operazioni immobiliari

Angela Baglioni L'AQUILA Dopo il gas e il turismo, i rifiuti e le operazioni immobiliari.

Anche su questi altri due filoni si sono concentrati gli sforzi investigativi dei militari del Gico della Guardia di Finanza che, su disposizione della Procura distrettuale antimafia dell'Aquila, lunedì mattina hanno arrestato Nino Zangari, ex assessore comunale di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto e Achille Ricci, tutti soci dell'Alba d'oro srl, la società che ha realizzato il camping village "La Contea". Secondo il teorema della Dda l'investimento sarebbe stato realizzato con fondi provenienti dal tesoro di Vito Ciancimino. In Abruzzo i soldi sarebbero arrivati attraverso la società Sirco, controllata da Gianni Lapis, tributarista dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia, ritenuto il prestanome di don Vito. La Sirco, fino al sequestro avvenuto nel 2005, era proprietaria del 50% delle quote azionarie dell'Alba d'oro. E sempre Lapis sarebbe, per la Procura, il deus ex machina per una operazione immobiliare da realizzare a Sulmona, del valore di circa 4,7 milioni di euro, non conclusa. A trattare l'acquisto di capannoni industriali per conto di due società (la Marsica Plastica srl e la Ecologica Abruzzi srl, riconducibili a Lapis per alcuni legami familiari), sarebbe stato l'ex assessore di Tagliacozzo. Per quanto riguarda la società Alba d'oro, di cui Zangari era amministratore delegato, risultano agli atti 11 pagamenti provenienti da una banca di Palermo, del valore di 1,6 milioni di euro. I versamenti sono stati effettuati dall'ottobre 2003 al dicembre 2004, alcuni dei quali da familiari di Gianni Lapis. I soldi, tuttavia, non figurerebbero nel bilancio 2004 della Alba d'oro ma sarebbero stati iscritti solo in seguito, attraverso delle modifiche, dopo le indagini della Procura di Palermo sulle attività di Lapis e della Sirco spa.

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18/03/2009










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