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Regione Il governatore conferma l'allarme lanciato venerdì sera sulla grave situazione finanziaria dell'Abruzzo. Debito quasi vicino ai quattro miliardi di euro

I conti in rosso

Chiodi chiede sacrifici i dipendenti le promozioni

Giorgio Alessandri L'AQUILA Quattro miliardi di euro, quasi ottomila miliardi di lire. Il paragone tra le due valute serve solamente per rendere più chiaro ai nostalgici della vecchia liretta quale sia l'effettiva portata del disastro economico che aleggia sul futuro dell'Abruzzo. Più che un buco una voragine, che rischia di trascinare a picco una nave che ha appena cambiato ammiraglio ed equipaggio ma che di fronte all'ineluttabilità della tempesta in corso, rafforzata dai venti ferzanti di una crisi nazionale e mondiale che nel breve periodo non darà tregua, non possono che riconoscere l'estrema gravità del momento emersa dopo la riunione fiume della Giunta di venerdì nel corso della quale è stato esaminato preliminarmente la bozza del documento di bilancio. «La situazione - ha dichiarato ieri il presidente Gianni Chiodi a margine di una conferenza stampa - è oggettivamente quasi insostenibile, non bisogna fare polemiche, almeno da parte nostra non ce ne saranno, non andiamo alla ricerca dei responsabili, la condizione è drammatica ed è stata determinata da scelte che vengono da lontano». Stop alle polemiche (si tenga a mente questo passaggio) e lavorare, lavorare lavorare per tamponare le falle della nave Abruzzo: «E' il momento di agire, non più delle parole - ha aggiunto il Governatore - Possiamo fare riunioni a tutti i livelli ma bisogna agire. L'obiettivo è risanare l'Abruzzo e riusciremo a farlo perchè lo vogliono gli abruzzesi». Chiodi, che domani incontrerà la maggioranza in una riunione nella quale verrà fatto il punto della situazione cui seguirà una conferenza stampa nei prossimi giorni, ha indicato anche la strada per iniziare questo percorso di risanamento: «L'unica via possibile è quella di tagliare i costi: ci saranno polemiche provocate da altri la ma la maggioranza silenziosa degli abruzzesi ci appoggerà una volta che avremo spiegato come stanno le cose e quello che vogliamo fare. Del resto non possiamo aumentare le tasse nè lo vogliamo fare, non possiamo contrarre ulteriori debiti perchè il livello di indebitamento è al massimo previsto dalla legge e non possiamo attivare linee di credito nel mercato finanziario». Stop alle polemiche, dicevamo, eppure c'è chi tenterà di cavalcare quest'onda anomala che ha violentemente investito l'Abruzzo, chiamato ora più che mai a stringere la cinghia. Domani alle 15, nella sala Silone dell'Emiciclo, i consiglieri regionali del Pd incontreranno il sindacato della Funzione pubblica (Cigl, Cisl, Uil, Ugl e Csa) ed Rsu della Regione per valutare le problematiche legate alle decicisioni della Giunta regionale sulla sospensione delle verticalizzazioni (promozioni) e stabilizzazione del personale precario. «Sarà l'occasione - ha spiegato il consigliere ed ex assessore al Bilancio Giovanni D'Amico - per un confronto con le organizzazioni sindacali, anche per valutare le iniziative da assumere per tutelare i diritti dei lavoratori. Al di là di ogni insostenibile motivazione tecnica e di bilancio, le dichiarazioni sulla revoca della deliberazione della Giunta sui processi di progressione verticale del personale regionale di categoria e di stabilizzazione del personale precario dicono una cosa sola: nella Regione Abruzzo i rapporti tra Amministrazione e personale non saranno più regolati da atti che tutelano i diritti di tutti, ma da rapporti personali e discrezionali». I diritti vanno tutelati, ma l'interesse generale deve avere la precedenza perchè la comunità degli abruzzesi perchè il momento è grave e tutti, oramai, se ne rendono conto.

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08/03/2009










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