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CentrodestraScenografia all'americana ieri nel cinema Circus. Applausi scroscianti al candidato presidente che ha illustrato come cambierà la Regione

Il Pdl si presenta

Francesco DI Miero
PESCARA Dopo un'ora di attesa, quando la platea del Circus è zeppa di parlamentari, consiglieri regionali, amministratori di enti locali e di tanti militanti e simpatizzanti del centrodestra, Gianni Chiodi, il candidato governatore, fa il suo ingresso trionfale.

Tutti in piedi e scoppia un applauso interminabile. Scenografia all'americana ieri mattina per la presentazione ufficiale del portabandiera del Popolo della Libertà e delle tre liste collegate (Rialzati Abruzzo, Mpa, Liberal socialisti). Chiodi, dopo aver stretto le mani e abbracciato tanta gente, prende posto al centro del palco. Ai lati su due palchetti ad anfiteatro i candidati delle varie liste provinciali e del listino. C'è tutto lo stato maggiore del Pdl, ma anche altre personalità che nel passato hanno ricoperto ruoli importanti come Romeo Ricciuti. Chiodi appare commosso per tanta calorosa e partecipata accoglienza. Ma dopo i primi momenti la voce torna sicura: «Ringrazio tutti voi e il presidente Berlusconi che ha creduto in me». Parla dei suoi avversari politici: «Io li rispetto, ma non è così per la sinistra che denigra e offende». Quindi l'affondo contro il suo princiale antagonista: «Caro Costantini, il centrosinistra ha fallito in Italia e in Abruzzo. La nostra coalizione è compatta e basata su valori comuni. Dall'altra parte si è appiattiti sul ricatto di Di Pietro e ossessionati dalla prospettiva di perdere il potere. Costantini dice di avere le mani libere. Da chi? Da chi, oltre agli scandali, ha impedito lo sviluppo dell'Abruzzo come Rifondazione e Verdi? Io ho le mani legate, legate dagli abruzzesi e dalle loro aspettative. Costantini occulta gli alleati forse perchè si vergogna, anche perchè il Partito democratico non esiste». Parole come pietre e la platea risponde con applausi a ripetizione. Dopo la demolizione del suo avversario, Gianni Chiodi parla del modo in cui vuole cambiare l'Abruzzo e come intende governare. Della trasparenza, della moralizzazione, della riduzione dei costi della politica che non può limitarsi alla sola diminuzione delle indennità di consiglieri e assessori. «Dobbiamo riscostruire - dice alzando la voce - l'immagine dell'Abruzzo che il centrosinistra ha macchiato. Siamo pronti per cambiare davvero, ma non schiavi della vuota retorica del cambiamento. Una moralizzazione che non ha nulla a che fare con la moralità ipocrita di Di Pietro e di quella remunerata di Beppe Grillo. Credetemi, ho sofferto molto nel vedere l'Abruzzo precipitare così in basso». Poi, forse ingannato dal buio della sala dice "questa sera", ma si corregge subito e aggiunge: «Il presidente Berlusconi ha detto che l'Abruzzo deve rappresentare un laboratorio politico. Qui c'è il popolo che ama l'Abruzzo. L'impresa è ardua, ma ce la faremo. Si annuncia un giorno nuovo di fiducia e di speranza». Di nuovo tutti in piedi ad appaludire: «Gianni, Gianni». E poi ancora strette di mano e abbracci. Scendono dal palco tutti i candidati delle quattro province. Volti soddisfatti. Il discorso di Chiodi li ha caricati per una campagna elettorale breve ma intensa. Tre settimane ancora, poi il verdetto degli abruzzesi. A margine della manifestazione Chiodi ha ribadito il no al Centro Oli.

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09/11/2008










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