Tutti in piedi e scoppia un applauso interminabile. Scenografia all'americana ieri mattina per la presentazione ufficiale del portabandiera del Popolo della Libertà e delle tre liste collegate (Rialzati Abruzzo, Mpa, Liberal socialisti). Chiodi, dopo aver stretto le mani e abbracciato tanta gente, prende posto al centro del palco. Ai lati su due palchetti ad anfiteatro i candidati delle varie liste provinciali e del listino. C'è tutto lo stato maggiore del Pdl, ma anche altre personalità che nel passato hanno ricoperto ruoli importanti come Romeo Ricciuti. Chiodi appare commosso per tanta calorosa e partecipata accoglienza. Ma dopo i primi momenti la voce torna sicura: «Ringrazio tutti voi e il presidente Berlusconi che ha creduto in me». Parla dei suoi avversari politici: «Io li rispetto, ma non è così per la sinistra che denigra e offende». Quindi l'affondo contro il suo princiale antagonista: «Caro Costantini, il centrosinistra ha fallito in Italia e in Abruzzo. La nostra coalizione è compatta e basata su valori comuni. Dall'altra parte si è appiattiti sul ricatto di Di Pietro e ossessionati dalla prospettiva di perdere il potere. Costantini dice di avere le mani libere. Da chi? Da chi, oltre agli scandali, ha impedito lo sviluppo dell'Abruzzo come Rifondazione e Verdi? Io ho le mani legate, legate dagli abruzzesi e dalle loro aspettative. Costantini occulta gli alleati forse perchè si vergogna, anche perchè il Partito democratico non esiste». Parole come pietre e la platea risponde con applausi a ripetizione. Dopo la demolizione del suo avversario, Gianni Chiodi parla del modo in cui vuole cambiare l'Abruzzo e come intende governare. Della trasparenza, della moralizzazione, della riduzione dei costi della politica che non può limitarsi alla sola diminuzione delle indennità di consiglieri e assessori. «Dobbiamo riscostruire - dice alzando la voce - l'immagine dell'Abruzzo che il centrosinistra ha macchiato. Siamo pronti per cambiare davvero, ma non schiavi della vuota retorica del cambiamento. Una moralizzazione che non ha nulla a che fare con la moralità ipocrita di Di Pietro e di quella remunerata di Beppe Grillo. Credetemi, ho sofferto molto nel vedere l'Abruzzo precipitare così in basso». Poi, forse ingannato dal buio della sala dice "questa sera", ma si corregge subito e aggiunge: «Il presidente Berlusconi ha detto che l'Abruzzo deve rappresentare un laboratorio politico. Qui c'è il popolo che ama l'Abruzzo. L'impresa è ardua, ma ce la faremo. Si annuncia un giorno nuovo di fiducia e di speranza». Di nuovo tutti in piedi ad appaludire: «Gianni, Gianni». E poi ancora strette di mano e abbracci. Scendono dal palco tutti i candidati delle quattro province. Volti soddisfatti. Il discorso di Chiodi li ha caricati per una campagna elettorale breve ma intensa. Tre settimane ancora, poi il verdetto degli abruzzesi. A margine della manifestazione Chiodi ha ribadito il no al Centro Oli.
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09/11/2008