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IL COMMENTO

Il patto della ricotta

Candidature problematiche per dirla con Luciano D'Alfonso. Indagati, invece, per Antonio Di Pietro. Anche per la politica, come per la matematica, vale la stessa regola: invertendo i fattori il prodotto non cambia. Così come scorrendo dall'inizio o a ritroso tutti gli avvenimenti che negli ultimi due mesi hanno portato al patto definitivo dell'altra notte tra Idv e Pd, ci si accorge che il segretario regionale del Partito Democratico, ovvero il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, ha nominato per la prima volta Donato Di Matteo, dopo due mesi, solo l'altra sera.

Una nota dell'agenzia Ansa delle ore 20 e 39. Eppure l'ex assessore regionale - il fantomatico capo del partito dell'acqua per i suoi nemici - è stato il problema dei problemi per almeno sessanta giorni. Insomma è bastata la parolina magica per unire una coalizione che per tutto questo tempo è stata più divisa che mai. È bastato fare il nome di Donato Di Matteo, o meglio cancellare il trionfatore delle primarie dalla lista dei candidati, per far scoppiare la pace tra due partiti, l'Idv e il Pd, che in questo periodo non hanno fatto altro che cercare di fregarsi a vicenda. Ed ora eccoli lì, tutti insieme, Idv, Pd, Rifondazione Comunista, Sd, Verdi, Socialisti e l'ultima trovata di D'Alfonso, i Democratici per l'Abruzzo. Insieme per un'alleanza fragile. Un patto di ricotta.
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31/10/2008










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