Un patto che, si-cu-ra-men-te, escluderebbe l'Udc potrebbe essere chiuso, tra oggi e non più tardi di domani, nel segno di un nemico comune: il centrodestra. Un'alleanza elettorale, non politica, dove a dettare legge è - non sarebbe - Tonino Di Pietro, a ragione convinto, anche da attendibili sondaggi, che una corsa solitaria della sua creatura non porterebbe alla conquista dell'Emiciclo, ma ad una sorprendente affermazione elettorale dell'Idv. Se accordo ci sarà (le probabilità non superano il 50%) sarà solo a determinate condizioni, laceranti per il Pd abruzzese già diviso al suo interno tra chi è convinto che una «sana lezione» alle prossime regionali potrebbe portare ad un immediato rinnovamento dei vertici e chi, al contrario, pensa invece che una stretta di mano con Di Pietro potrebbe rimettere in gioco una elezione già segnata, ma soprattutto potrebbe ridare fiato ad un partito, il Pd, in evidente difficoltà. Senza troppi giri di parole. L'accordo Idv-Pd potrà essere raggiunto solo a queste condizioni: Carlo Costantini, non altri, candidato governatore della coalizione, un listino composto - per dirlo con le parole dei dipietristi - solo da eminenti personalità del mondo culturale ed economico abruzzese. Eppoi: via tutti gli indagati dalle liste, un programma di «lacrime e sangue» che prevede tagli fuori e dentro il palazzo. Messa così, la possibilità che Di Pietro possa salvare il disastrato Pd sono davvero poche, ma in politica, quasi sempre, più che i programmi ad unire sono i nemici comuni. Il Pdl, dato dai più vicino alla decisione definitiva, è avvertito. A proposito di avversari: «Vadano a casa subito, perchè ogni loro azione continua a recare danni agli abruzzesi!»: a parlare è stato ieri il capogruppo di Fi in Consiglio regionale, Nazario Pagano, secondo il quale «l'Abruzzo e il mondo possono andare a rotoli», ma gli esponenti del centrosinistra alla guida della Regione «festeggiano a spese dei contribuenti, persi in un universo completamente autoreferenziale». «Al presidente vicario Paolini - scrive Pagano in una nota - non deve essere sembrato vero poter imitare, tanto per equilibrare le cose dentro il Pd, il presidente del Consiglio Roselli; così, mentre l'uno inaugurava, il sabato, il monumento allo spreco del palazzo ex Camera di Commercio, l'altro, la domenica, faceva uscire con un quotidiano un bellissimo supplemento, promosso e pagato dall'Assessorato al Turismo e Aptr, nel quale il Paolini medesimo compare in ben sei fotografie, mentre presiede convegni, incontra personaggi, dispensa premi. Ormai non hanno più il senso della realtà». Questo lo sa anche Di Pietro. Ma Paolini respinge le accuse: «La rivista - replica - è frutto di un appalto, curato dall'Aptr, e di un progetto editoriale, curato dalla società Mirus, che risalgono a circa un anno fa».
Fra.Ava.
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14/10/2008