Nel testo Marrollo afferma che «se la Regione è contraria al Centro oli deve dirlo chiaramente, anche attraverso una apposita e specifica norma, ed assumersi la responsabilità di rinunciare a questo investimento». «La scelta - continua il presidente - non è da noi condivisa, ma almeno sarebbe una scelta chiara e trasparente. Non è ammissibile, viceversa, che per bloccare il Centro Oli si finisca per ostacolare, in un contesto congiunturale così difficile per l'Abruzzo, anche tutte le altre tipologie di investimento». «La legge regionale n. 2/08 - prosegue Marrollo - è stata un pasticcio che ha finito per bloccare praticamente tutte le possibili forme di investimento e non solo ad Ortona o sulla costa teatina ma in tutto l'Abruzzo». «Confindustria - conclude Marrollo - chiede pertanto che su una questione così importante il consiglio Regionale, soprattutto in un momento di crisi istituzionale così particolare, non proceda all'eventuale approvazione di modifiche alla normativa in questione ma proceda alla sua abrogazione, sostituendola, eventualmente, con una specifica norma sul Centro oli di Ortona». Un invito alla chiarezza certamente condivisibile, anche per sgombrare il campo, in quella che si annuncia come una insolitamente lunga campagna elettorale (in autunno si voterà per la Regione, in primavera per le Province), dalla tentazione di sfruttare il tema, pro e contro, solo per raccogliere consensi. Gli abruzzesi in buona parte si sono espressi: sono contro il petrolio la gran parte dei cittadini e dei Comuni (di ogni colore politico) ambientalisti, studiosi, organizzazioni degli agricoltori, operatori commerciali e turistici e persino i vescovi. Sono a favore soltanto una parte dei sindacati, Confindustria e la maggioranza (trasversale) dei consiglieri comunali e degli amministratori di Ortona.
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19/09/2008