La Provincia, dopo avere preliminarmente monitorato il numero di capi presenti, che raggiungono percentuali d'incompatibilità numerica con l'ambiente anche del 200%, fino a settembre darà corso ad abbattimenti selettivi con cacciatori "selecontrollori", appositamente supportati da agenti della Polizia provinciale, guardie venatorie volontarie e personale sanitario, chiamato a verificare sesso, peso e condizioni di commestibilità dei capi abbattuti». Per il consigliere D'Amico, l'abbattimento dei cinghiali «non sarà una mattanza incontrollata, ma una mirata campagna tesa a riportare il numero di capi presenti in una condizione di compatibilità con l'ecosistema locale». La carne certificata come commestibile sarà destinata, attraverso associazioni onlus, alle mense caritatevoli del territorio. «Dopo un lungo periodo, caratterizzato da tante istanze, anche di natura formale, avanzate alla Provincia di Chieti - conclude il capogruppo del Pd - c'è, dunque, una prima risposta concreta, alla quale seguiranno la rivisitazione del Piano Faunistico vigente, già in itinere, lo svolgimento di un corso per censori deputati al monitoraggio non solo dei cinghiali, ma anche di altre specie selvatiche che creano danni, e la predisposizione di un regolamento per la caccia al cinghiale, già in discussione nella commissione consiliare di riferimento, che andrà in vigore prima della prossima stagione venatoria». Sono in molti a ritenere, però, che il Piano di contenimento adottato dalla Provincia denoti un'unica volontà: sterminare una specie selvatica considerata scomoda e nociva per i danni che arreca all'agricoltura.
Vai alla homepage
23/06/2008