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Nuovi farmaci per la cura dei tumori

CHIETI Sono due forme di tumore in crescita tra la popolazione (non solo) abruzzese. Il cancro della mammella, il più frequente nella donna, ha un tasso di incremento annuo del 2-3%. Nella regione ogni anno sono diagnosticati tra 600 e 700 nuovi casi, la maggior parte dei quali (grazie agli screening e alla diagnosi precoce) è in stadio iniziale e può essere guarita con l'asportazione chirurgica, spesso seguita da radioterapia e, a volte, da ormonoterapia o chemioterapia.

Mentre per i casi più avanzati è necessaria la chemioterapia che può rivelarsi poco efficace. Per quanto riguarda il tumore del rene, l'incidenza in Abruzzo è di cento nuovi casi l'anno e i trattamenti attuali non appaiono soddisfacenti. Per questo la Clinica Oncologica dell'Ospedale di Chieti, diretta dal professor Stefano Iacobelli, ha avviato la sperimentazione di tre nuovi farmaci, di cui due per la cura del cancro della mammella e uno per il rene. I due protocolli per la terapia al seno utilizzano famaci, il Bevacizumab per via endovenosa e il Sunitinib in compresse, che appartengono alla categoria degli antiangiogenici, agiscono cioè bloccando la formazione di nuovi vasi nelle cellule tumorali fino a impedire loro di sopravvivere. Si tratta di una sperimentazione già avviata in altri Paesi europei: Chieti è uno dei pochi centri italiani che l'adottano e svolge un ruolo di coordinamento a livello nazionale. La terza sperimentazione riguarda l'uso del Sunitinib nel tumore del rene. In tal caso i pazienti, dopo l'asportazione chirurgica del tumore, ricevono il farmaco in via «precauzionale» per sei mesi, al fine di bloccare la crescita di eventuali micrometastasi sfuggite alla chirurgia. «I nuovi farmaci - sottolinea il professor Iacobelli - agiscono con meccanismo innovativo, privando le cellule tumorali dell'apporto sanguigno e, quindi, delle sostanze nutritive necessarie per la loro crescita. I pazienti potrebbero trarne beneficio, specialmente nel tumore del rene, dove i farmaci a disposizione non sono molti. Sia il Bevacizumab sia il Sunitinib non sono chemioterapici e anche gli effetti collaterali sono assai ridotti».

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12/06/2008










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