Mentre per i casi più
avanzati è necessaria la chemioterapia che può rivelarsi
poco efficace. Per quanto riguarda il tumore del rene,
l'incidenza in Abruzzo è di cento nuovi casi l'anno e i
trattamenti attuali non appaiono soddisfacenti. Per questo
la Clinica Oncologica dell'Ospedale di Chieti, diretta dal
professor Stefano Iacobelli, ha avviato la sperimentazione
di tre nuovi farmaci, di cui due per la cura del cancro
della mammella e uno per il rene. I due protocolli per la
terapia al seno utilizzano famaci, il Bevacizumab per via
endovenosa e il Sunitinib in compresse, che appartengono
alla categoria degli antiangiogenici, agiscono cioè
bloccando la formazione di nuovi vasi nelle cellule
tumorali fino a impedire loro di sopravvivere. Si tratta di
una sperimentazione già avviata in altri Paesi europei:
Chieti è uno dei pochi centri italiani che l'adottano e
svolge un ruolo di coordinamento a livello nazionale. La
terza sperimentazione riguarda l'uso del Sunitinib nel
tumore del rene. In tal caso i pazienti, dopo
l'asportazione chirurgica del tumore, ricevono il farmaco
in via «precauzionale» per sei mesi, al fine di bloccare la
crescita di eventuali micrometastasi sfuggite alla
chirurgia. «I nuovi farmaci - sottolinea il professor
Iacobelli - agiscono con meccanismo innovativo, privando le
cellule tumorali dell'apporto sanguigno e, quindi, delle
sostanze nutritive necessarie per la loro crescita. I
pazienti potrebbero trarne beneficio, specialmente nel
tumore del rene, dove i farmaci a disposizione non sono
molti. Sia il Bevacizumab sia il Sunitinib non sono
chemioterapici e anche gli effetti collaterali sono assai
ridotti».
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12/06/2008