Il Pm
Aldo Aceto, lo stesso magistrato che ha concluso le indagin
preliminari sul disastro ambientale di cui si parla in
questi giorni, sta per chiudere un'altra delicata
inchiesta, quella sul depuratore di Pescara, impianto già
nel mirino della Procura per lo smaltimento dei fanghi,
dapprima sequestratro, poi dissequestrato, quindi di nuovo
sotto sigilli e affidato provvisoriamente in gestione
all'Aca (Azienda consortile acquedottistica). Tutte
operazioni eseguite con perizia dagli uomini del comandante
provinciale del Corpo forestale dello Stato Guido Conti.
Dunque ancora il depuratore sotto tiro, ma stavolta in
particolare per il bando del project financing predisposto
dall'Ato e che ha portato all'affidamento dell'impianto
all'impresa Di Vincenzo spa. A giorni potrebbero esserci
sviluppi clamorosi che investirebbero i vertici dell'Ato e
dell'impresa che ha avuto in affidamento il servizio di
depurazione. Anche questa un'indagine complessa che ha
impegnato il Corpo forestale dello Stato che ha rimesso al
dott. Aceto un voluminoso e articolato rapporto. Insomma
nuove nubi si addensano su quello che da più parti è stato
definito il "partito dell'acqua", trasversale ai vari
schieramenti politici che hanno espresso gli
amministaratori degli enti acquedottistici. Paralellamente
alla magistratura ordinaria si sta muovendo quella
contabile. Nel mirino della Corte dei conti è finito anche
il potabilizzatore in località San Martino, costato 25
milioni di euro, ma che non potrà mai funzionare, per il
semplice motivo che l'acqua del fiume Pescara non è
potabilizzabile. Eppure è stato collaudato "a freddo", dal
momento che l'acqua del fiume non poteva essere messa in
circolo nell'impianto. Ora la magistratura contabile sta
per chiedere il conto (risarcimento dei danni) ai
responsabili.
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26/05/2008