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Sciopero della fame di un imprenditore alberghiero che è stato costretto ad andare via

Digiuna contro l'ingiustizia
Undici anni di cause e uno stato di dissesto economico

Barbara Delle Monache
SULMONA Ha cominciato il secondo sciopero della fame dopo quello del 1996, Paolo Balzano, 57 anni, originario di Castel di Sangro per protestare: «contro i metodi di agire poco chiari della pubblica amministrazione e il silenzi assordanti delle istituzioni, il tutto teso a contrastare l'esercizio della democrazia diretta».

Lo ha affermato ieri mattina l'uomo che alle dieci in punto ha cominciato la sua protesta davanti al Tribunale di Sulmona. «Nel 1996 - racconta l'uomo - mi fu rilasciata dal comune di Castel di Sangro una concessione edilizia per la ricostruzione ex novo e sopraelevaziane del ristorante che avevo. Dopo pochi mesi, a seguito degli esposti di un vicino, mi fu revocata l'autorizzazione alla sopraelevazione, così fui costretto a ricostruire il solo ristorante identico a prima. Naturalmente questo mi creò un danno economico notevole. Ciò che mi rammarica è il fatto che l'autore degli esposti, il cui terreno è adiacente al mio, ha potuto realizzare quello che a me non è stato concesso dalla pubblica amministrazione». Lo sfogo dell'uomo è durato molto anche perchè la vicenda ha avuto pesanti risvolti familiari: «A causa delle spese sostenute in oltre 11 anni di cause civili e dei numerosi decreti ingiuntivi a causa di prestiti al 14,75 %, la mia famiglia è stata ridotta sul lastrico e da questa situazione ne è scaturita un'altra che ha fortemente toccato gli affetti più cari che ho, tanto che per poter vivere serenamente mi sono dovuto trasferire in un'altra città».

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23/05/2008










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