Suo il piacere di accompagnare
Mimì Di Carlo alla porta e di spintonarlo vigorosamente
oltre frontiera. «A Giulianova — scrive — si è ottenuto un
buon risultato grazie anche al fatto che Mimì Di Carlo è
scomparso dalla campagna elettorale. Il rinnovamento che
lui stesso invoca può cominciare ad ottenerlo facendosi da
parte una volta per tutte e liberando il partito della sua
ingombrante ed egocentrica presenza. I successi che abbiamo
costruito- prosegue la lettera di sfratto- sono frutto di
un lavoro di squadra intelligente e lungimirante che
qualcuno, sempre in cerca di visibilità personale, pensando
erroneamente di essere indispensabile, ha costantemente
minato». Paolo Tancredi dice di aver sopportato in
silenzio, per tre anni, «le folli intemperanze» di Di
Carlo. Palazzo Madama, oggi, lo attende. Ma prima di
partire, occorre vuotare il sacco e rendere giustizia ai
tanti ì militanti e dirigenti del partito, soprattutto
giuliesi, che con abnegazione hanno costruito questa grande
vittoria»" Intemperante, ingombrante, egocentrico, non
indispensabile. Anzi nocivo. Così, dunque, Mimì Di Carlo
per gli amici azzurri: amici suoi (un tempo) e di Silvio
Berlusconi, a cui il consigliere da sempre giura fedeltà
incondizionata. Di certo, spiccano nella sua storia recente
il disconoscimento del capogruppo Montebello, l'appoggio
formale accordato più volte all'amministrazione Ruffini, la
mezza idea di una lista civica, l' inspiegabile idillio
esploso con il vicesindaco Francesco Mastromauro da cui lo
divideva un trascorso di insulti e di manifesto disprezzo.
Ai ceffoni di Tancredi, Mimì Di Carlo ha replicato
convocando una conferenza stampa per il giorno successivo.
« Tutte frottole — ha anticipato tranquillo — Smonterò
quelle bugie una per una e racconterò ai teramani chi è
Paolo Tancredi» Per ora Paolo Tancredi è solo un eletto
delle ultime politiche e soprattutto l'autore del
benservito di ieri.
M. T.
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18/04/2008