Adesso tocca a
Chirurgia vascolare, un reparto importante perchè dalla sua
funzionalità dipende il salvataggio di parecchie vite.
L'organico è ridotto a tre medici compreso il primario, più
due co.co.co. Due altri sanitari che stavano nell'organico
sono stati trasferiti, uno all'ospedale di Popoli, l'altro
al pronto soccorso dello stesso ospedale pescarese. Con
questo personale è difficile assicurare interventi
d'urgenza perchè non sempre viene assicurata la presenza
contemporanea, 24 ore su 24, del primario e degli altri due
medici. Così, sempre più spesso, vengono effettuati solo
interventi cosiddetti di elezione (programmati e non di
urgenza), mentre per i casi in cui è necessaria una
procedura d'urgenza i malati vengono trasferiti in analoga,
ma funzionante struttura dell'ospedale di Chieti. Un
percorso rischioso in quanto il paziente viene prima
esaminato al pronto soccorso e, una volta accertata
l'impossibilità di operarlo nel reparto di chirurgia
vascolare, viene inviato nel nosocomio teatino. Trascorre
almeno mezz'ora, più il tempo di traporto in ambulanza. Si
accunula così un ritardo che può risultare fatale. Si dirà:
perchè allora non dirottare il malato direttamente a
Chieti? Risposta semplice: perchè il 118 o altri mezzi di
soccorso non sanno di questa situazione, né al momento
della chiamata sono in grado di fare una diagnosi
tempestiva e precisa. Insomma, è il caso di dirlo, stanno
affossando anche Chirurgia vascolare dopo aver di fatto
paralizzato Cardiologia dove i pazienti il venerdì alle 14
vengono rispediti a casa per rientrare in ospedale il
lunedì mattina a causa della carenza di medici e di
infermieri. Per non parlare di quanto accade a Medicina, un
reparto dove alla riduzione del numero dei posti letto ha
fatto seguito un sovraffollamento di malati. Così si
intende ridurre i costi della Sanità a scapito
dell'assistenza?
08/01/2008