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Abruzzo

Patrizio Iavarone SULMONA Un leone o un fiore, una spada o ...

Patrizio Iavarone
SULMONA Un leone o un fiore, una spada o una stella, un'aquila o un ragno: sono centinaia i simboli, i colori e le loro disposizioni, le geometrie e le forme degli stemmi araldici di Sulmona scoperti, descritti e commentati, dall'imponente lavoro di Fabio Maiorano ne «Sulmona dei Nobili e degli Onorati».

Un libro di oltre cinquecento pagine, per un lavoro utile persino agli storici come prontuario e preziosa fonte di notizie. L'opera sarà presentata sabato prossimo, ore 17.30, presso l'Auditorium dell'Annunziata di Sulmona dai massimi esperti (su tutti Luigi Borgia, araldista ufficiale del Ministero) in campo nazionale di questa disciplina (l'araldica) che, a fatica, cerca di ritagliarsi un posto tra le scienze. Promosso dall'Accademia degli Agghiacciati e dalla Regione Abruzzo (tramite il Centro regionale dei Beni Culturali), il volume di Fabio Maiorano è un enorme lavoro sia da un punto di vista storiografico che paleografico. Mesi di ricerche nelle biblioteche di mezza Italia (da Pisa a Torino a Trani) per cercare le fonti autentiche dei documenti: i verbali dei Consigli comunali dal 1554 fino all'unità d'Italia, le fedi battesimali, i certificati di matrimonio, gli atti notarili. Un lavoro certosino nel quale sono descritti e commentati circa 400 stemmi e nel quale, grazie anche alle 3762 note a pie' pagina, è possibile ripercorrere la storia della città e degli uomini che ne furono protagonisti. Non solo nobili: «Gli stemmi araldici erano utilizzati anche dalla classe degli Onorati - spiega Maiorano - la classe borghese, diremmo oggi, che si distingueva per la propria attività produttiva». Uno stemma equivaleva, insomma, ad una specie di logo e attraverso esso era possbile comunicare discendenze e occupazioni della famiglia. Altri, invece, erano di ispirazione civica, come quello ancora oggi in uso alla città di Sulmona, il primo ad avere una «concessione reale». Molte di queste «insegne» del passato sono scomparse, almeno una quarantina erano del tutto inedite, altre sono state scovate negli affreschi di case e chiese, altre ancora non si è riusciti proprio a ricostruirle. Storie di vita raccontate con uno stemma: il Cavaliere sulmonese Giuseppe De Canibus corsaro sull'Adriatico o la lite nella famiglia Mazzara a metà dell'800 che portò anche alla variazione del nome (Mazara). Un patrimonio notevole per la città e la sua storia e, per i meno fortunati che non riusciranno ad avere una delle 1500 copie, l'opera sarà pubblicata sul sito della Regione.

04/12/2007










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