Per la prima volta in Europa, ricostruita appositamente, sarà esposta la macchina da guerra per il lancio del terribile "fuoco greco". Fra gli altri, la mostra esporrà il manichino di un cavaliere normanno ed uno di un balestriere, completi di tutto il corredo. A parte, saranno presenti altre armi da difesa e offesa normanne come elmi di varie fogge, arco corto, faretre e frecce, lance, scudi, vari tipi di spade e asce da combattimento. Anche per quanto riguarda i Bizantini ci saranno due manichini rappresentanti un soldato catafratto, ossia pesantemente protetto e armato, e un classico fante, oltre ad altre armi bizantine come l'arco ricurvo, faretra con frecce, pugnale, borraccia e fiaschetta per l'aceto, che serviva a depurare e dare sapore all'acqua da bere. La mostra esporrà anche un pezzo unico, mai realizzato prima in Europa e quindi di straordinario interesse per gli appassionati di storia medievale e di armamenti. Si tratta del lanciafiamme bizantino, una macchina in grado di lanciare a distanza il famoso "fuoco greco", una miscela altamente infiammabile che fu per secoli l'arma segreta dei Bizantini. La macchina, realizzata grazie alla consulenza degli esperti italiani Flavio Russo e Giovanni Todaro, entrambi autori di testi e studi sulle macchine da guerra romane e medievali, ed al contributo del Comune, è in legno, bronzo e cuoio e si presenta come un "pezzo" avente la forma di un carro munito di serbatoio, pompa a mano, condotti e parti notevolmente complesse, e una "bocca da fuoco" brandeggiabile terminante con una lunga canna metallica e un puntale, con relativo meccanismo di accensione con fiamma pilota. Il fuoco greco era di diversi tipi, lanciabile anche con catapulte e in bombe a mano, e una varietà si incendiava persino al solo contatto con l'acqua, e le fiamme non potevano essere spente con questa.