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22/02/2012, 05:30
Per i due marò mediazione del cardinal Alencherry con i ministri cattolici. La vedova di uno dei pescatori chiede un risarcimento di 10 milioni di rupie.
Nessuno sembra disposto a cedere nel braccio di ferro giuridico sul caso dei marò arrestati in India. La difesa dei fucilieri del San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, punta all'annullamento del cosiddetto Fir, «First Information Report», il rapporto di polizia su cui si basa l'apertura delle indagini nel sistema indiano. L'eccezione di giurisdizione, ha riferito ai media indiani uno degli avvocati dei marò, dovrebbe essere presentato oggi all'Alta Corte del Kerala. La prova regina dovrebbe essere la registrazione satellitare della posizione della Enrica Lexie. Da essa, infatti, si evince che la petroliera si trovava in acque internazionali, comportando il passaggio della competenza alla giurisdizione italiana.
Dal canto suo il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin sostiene che il procedimento per la vicenda dell'uccisione dei due pescatori è «un atto dovuto» in base al Codice penale indiano. Ieri il tribunale di Kollam ha emesso un ordine di perquisizione della petroliera. La polizia intende sequestrare armi e munizioni usate dal team anti pirateria italiano per condurre indagini più approfondite. Non è chiaro, però, quando l'ordine sarà eseguito mentre restano zone d'ombra nelle indagini, come i risultati dell'autopsia e i riscontri balistici sul peschereccio colpito.
La procura di Roma, dopo aver ricevuto un'informativa dalla Farnesina, sta valutando una rogatoria. La vedova di una delle vittime ha intanto presentato una richiesta di risarcimento di 10 milioni di rupie, circa 153.000 euro. In fermento la diplomazia. Il ministro Terzi ieri ha inviato in India il sottosegretario Staffan De Mistura che affiancherà la delegazione dei ministeri di Esteri, Giustizia e Difesa già partita per l'India subito dopo l'incidente. Il responsabile della Farnesina ha spiegato che l'inviato «ha anche una particolare esperienza di Nazioni Unite». Quest'ultimo aspetto «si collega alla finalità di una rapida risoluzione di questo caso», che è anche quella di non compromettere, attraverso un episodio come questo, la collaborazione internazionale nel contrasto alla pirateria. Terzi ha detto chiaramente che l'azione diplomatica si sta sviluppando su diversi piani: «Ci sono canali diplomatici, da governo a governo, ci sono canali discreti che abbiamo attivato in altre direzioni, anche verso altre entità e Paesi».
Importante, a questo proposito, appare la mediazione avviata dal neocardinale George Alencherry, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Syro-malabarese in Kerala, con sede a Cochin. «Ho appreso la vicenda dei pescatori cattolici uccisi: è molto triste - ha detto il porporato all'agenzia Fides - Ho subito contattato i ministri cattolici chiedendo al governo del Kerala di non agire con precipitazione. Nell'episodio, certo, vi sono stati degli errori, dato che i pescatori sono stati scambiati per pirati. Ma il punto è un altro: sembra che il partito di opposizione voglia sfruttare la situazione e strumentalizzare il caso per motivi elettoralistici, parlando delle "potenze occidentali" o della "volontà di dominio americano". In particolare confido nell'opera del Ministro del Turismo, il cattolico Thomas, che ha partecipato alla Celebrazione Eucaristica con il Santo Padre e i nuovi cardinali: è un uomo di grande statura morale e di rilevante influenza, sia nel governo locale che in quello centrale, e mi ha assicurato il suo massimo sforzo».
Intanto c'è un giallo nel giallo. Il ministero della Marina mercantile greca sostiene che non risulta alcun attacco a navi elleniche al largo dell'India nei giorni indicati ma l'International Maritime Bureau (Imb) della Camera di commercio internazionale (Icc) conferma, in una comunicazione alla Marina militare italiana, che il 15 febbraio è stato attaccato dai pirati un cargo, l'Olympic Flair batttente bandiera greca, a circa 2,5 miglia dalla costa indiana. L'organismo internazionale, che si occupa della pirateria, conferma dunque il suo rapporto, pubblicato due giorni fa: in esso si parla di un attacco da parte di pirati avvenuto alle 16.50 locali, a circa due miglia e mezzo dal porto di Kochi.
Nel report dell'ICC, in particolare, si fa riferimento a circa 20 persone che, a bordo di due imbarcazioni, avrebbero tentato l'abbordaggio di un tanker, rinunciandovi dopo che il personale della sicurezza della petroliera aveva fatto scattare le procedure d'allarme. Della Olympic Flair viene dato anche il numero IMO, International Maritime Organization (8913966), cioè il codice che identifica univocamente ogni tipo di natante superiore alle 100 tonnellate. Il comandante ha segnalato l'attacco sia alla Guardia costiera che al «Maritime rescue coordination centre», anche se la notizia è stata poi tenuta nascosta dalle autorità indiane. Oltre alla Enrica Lexie c'erano almeno altri 3 mercantili nella zona: Kamome Victoria, Giovanni e Ocean Breeze, contattati dalla Guardia Costiera per chiedere se avessero subito attacchi. Non risulta essere stata interrogata invece la Olympic Flair.
Andrea Acali
22/02/2012