| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

14/02/2012, 05:30
Decollato il nuovo razzo europeo: un successo soprattutto italiano. Per l'industria tricolore inizia una nuova era nel settore aerospaziale.
Una voce femminile scandisce il conto alla rovescia. La tensione è palpabile come per un esame atteso da tempo. Ogni secondo è decisivo. Poi alle 7 ora locale (le 11 in Italia) i motori si accendono. Un boato si propaga nell'aria. Gli occhi rivolti verso il cielo, mentre Vega diventa un puntino luminoso tra le nuvole sopra la base sudamericana di Kourou (Guyana francese). Qualcuno batte le mani per festeggiare la partenza, ma subito viene richiamato. Occorre attendere un'ora prima di dichiarare il successo della missione. Bisogna ancora pazientare prima che quello che fino ad oggi è stato il sogno di pochi diventi una realtà per tutti. Alla fine Vega (acronimo di Vettore europeo di generazione avanzata, ma anche un riferimento alla luminosa stella) porta a compimento il suo volo di collaudo. Al centro di controllo Jupiter il silenzio lascia il posto agli abbracci. E l'applauso è obbligato e meritato per quello che è anzitutto un successo italiano. A 50 anni di distanza dal "sogno" dell'ingegnere Luigi Broglio che nel 1962, a Malindi (Kenya), diede l'avvio a quello che sarebbe diventato il nostro programma spaziale. Un successo festeggiato, con un videomessaggio trasmesso sugli schermi della base, anche dal ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, unica voce del governo a commentare l'evento. L'Italia, infatti, attraverso l'Agenzia spaziale italiana (Asi) ha giocato un ruolo di assoluto protagonista nella progettazione e nella realizzazione di questo lanciatore finanziando il 65% del costo complessivo del programma dell'Agenzia spaziale europea (oltre 700 milioni di euro). Non solo, la società Elv spa (partecipata al 70% da Avio e al 30% da Asi) è stata la capofila industriale e al progetto hanno partecipato numerose aziende italiane: da Vitrociset a Cira, oltre a Cgs, Selex Galileo e Telespazio. Guai, però a parlare di un traguardo raggiunto. Questo è piuttosto l'inizio di una nuova era. Con Vega (30 metri di altezza, 3 di diametro massimo e 137 tonnellate di peso al decollo) si completa la «famiglia» dei lanciatori dell'Esa che poteva già contare su Ariane 5 e Soyuz. Il «gioiello italiano» offrirà nuove opportunità portando in orbita bassa (dai 700 ai 1000 chilometri di altezza) carichi utili con peso massimo di 1500 chilogrammi. In questo modo si potranno offrire servizi di lancio a costi contenuti per gli studi scientifici e il monitoraggio ambientale e di sicurezza del pianeta. Non a caso il «motto» che accompagna il lanciatore è sintetizzato nelle tre «e»: efficace, efficiente, economico. In fondo qualcosa è già accaduto in questo viaggio inaugurale. Vega ha infatti portato in orbita un satellite scientifico dell'Asi, il Lares (LAser Relativity Satellite), in lega di tungsteno, che con i suoi 400 kg diventerà di fatto «un'altra Luna» attorno alla Terra dove resterà in orbita per «almeno» 25.000 anni. Ma con Lares, che studierà una conseguenza della relatività generale di Einstein, sono stati spediti anche l'Almasat-1 (realizzato dall'università di Bologna) e sette piccoli satelliti, ognuno del peso di un chilogrammo, sviluppati da università di Stati membri dell'Esa o di Stati cooperanti. Visibilmente emozionato e soddisfatto il presidente dell'Asi Enrico Saggese: «Ho appena ricevuto la telefonata del presidente del Dlr (l'agenzia spaziale tedesca ndr) Johann Dietrich Woener. La Germania era rimasta fuori dal programma perché voleva una dimostrazione che Vega avrebbe funzionato. Ora sono pronti ad entrare nel team e credo che sia un bene che i "papà" del progetto aumentino. Dopotutto questa è l'integrazione europea che Broglio sognava». Ora partirà la fase commerciale, gestita da Arianspace. Il primo satellite da lanciare sarà disponibile tra un anno. Le previsioni parlano di due lanci l'anno, con un obiettivo finale di cinque. «Vega è stato veramente uno sforzo collettivo e devo ringraziare tutte le aziende che hanno investito nel progetto, ma anche le università e i centri di ricerca». Nel cortile sotto il centro di controllo esplode la festa. Qualcuno canta l'Inno di Mameli, altri sventolano il tricolore. Un bel pezzo d'Europa, Francia e Germania comprese, ci invidia. L'Italia s'è desta.
Nicola Imberti, inviato a Kourou
14/02/2012