AdnKronos

 scorri notizie più vecchie
 scorri notizie più recenti

Rassegna stampa

Tempo.it nel Web con Google

HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA
  • stampa
  • dizionario

    Trova significati nei dizionari Zanichelli

    In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:

    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Notizie - Cultura e Spettacoli

11/02/2012, 05:30

di Aldo Giovanni Ricci
Solo di recente gli avvenimenti successivi all'8 settembre sono stati oggetto di indagini approfondite, perché per molti anni si è preferito dedicarsi a studi sulla resistenza nelle sue varie vicende e componenti, così da met

La sconfitta era stata del fascismo e solo del fascismo, e l'Italia vera si era riscattata con la resistenza.

L'Italia «cobelligerante», come venne definita negli atti ufficiali, e che scoprì quanto poco valesse questa condizione agli occhi dei vincitori al momento della firma del Trattato di pace di Parigi, nel 1947. Tra gli studi che hanno contribuito a invertire la tendenza sopra descritta va ricordato in primo luogo un saggio che risale nella prima edizione a una decina di anni fa: Una nazione allo sbando, di Elena Aga Rossi, che per la prima volta componeva in una ricerca scientifica i documenti, italiani e alleati, che precedettero e seguirono i giorni dell'armistizio, analizzando altresì le conseguenze che comportarono sul piano militare e civile le scelte tardive, incerte e contraddittorie del governo Badoglio e della Corona. In questi anni altre ricerche si sono mosse in quella direzione con esiti di alterno valore. Oggi ritorna in modo diverso su un capitolo della guerra e poi sulle conseguenze di quegli avvenimenti la stessa Aga Rossi, che, insieme a un'altra ricercatrice, Maria Teresa Giusti, ha pubblicato un volume, corredato da una documentazione vastissima e spesso inedita, dedicato agli avvenimenti che tra l'entrata in guerra e la fine del conflitto hanno visto protagonisti gli Italiani, tra Grecia, Albania e Jugoslavia. Il titolo è Una guerra a parte. I militari italiani nei Balcani.1940-1945; (E.Aga Rossi e M.T.Giusti, editore Il Mulino, 660 pagine, euro 33. un titolo che descrive bene quegli avvenimenti , perché probabilmente su nessun altro teatro di guerra si verificarono condizioni così drammatiche e complesse come quelle con cui dovettero misurarsi i soldati che si trovarono prima a combattere, poi ad arrendersi o a resistere dall'altra parte dell'Adriatico. Finora avevamo molti studi parziali su questo o quel capitolo di quella tragedia nazionale (basti pensare a quanto si è detto e si è scritto, in un senso o nell'altro, di recente sui fatti di Cefalonia), ma mai si era tentato uno studio complessivo di questa portata. Le stesse autrici, che in un primo momento avevano pensato di contenere la loro ricerca, per la stessa area geografica, al periodo successivo all'armistizio, hanno poi deciso che per ricostruire gli avvenimenti in modo esaustivo bisognava muovere dal 1940, ovvero dal momento dell'entrata in guerra dell'Italia e dalla sua implicazione nel teatro dei Balcani: uno scenario dove, come ha scritto lo storico Tony Judt, per l'incrociarsi e lo stratificarsi nel corso dei secoli di odi tra le diverse etnie, anche le nozioni di resistenza e di collaborazionismo assumono significati del tutto particolari. Il volume è strutturato seguendo un ordine cronologico e per aree geografiche (Albania, Grecia e le diverse regioni della ex Jugoslavia). Quindi le diverse occupazioni, la nascita dei movimenti di resistenza e i tentativi di repressione; i rapporti con i tedeschi, di sempre maggiore e coatta subordinazione, e quindi l'8 settembre e le vicende più significative delle trentacinque divisioni (650.000 italiani all'inferno) intrappolate al di là dell'Adriatico e guidate da comandanti per la gran parte non all'altezza delle scelte imprevedibili e impreviste legate alla proclamazione dell'armistizio. Di qui episodi di eroismo e di vigliaccheria, resistenze disperate e rese umilianti, favorite dalle false promesse degli ex alleati, collaborazioni con le resistenze locali, a volte più ostili di prima; e infine la via dei campi di prigionia, per lo più tedeschi (430.000), ma anche greci, albanesi, jugoslavi e perfino russi. Decine di migliaia di uomini persi sotto la voce "dispersi", che nasconde eliminazioni di massa, morti per fame e stenti, tradimenti. Insomma una tragedia nazionale per troppo tempo rimossa e finalmente studiata con rigore scientifico da storici veri.

Vai alla homepage

11/02/2012










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro