Polemiche che hanno ruotato attorno ad un libro: «Dossier foibe», distribuito dal Comune di Pistoia, sindaco Renzo Berti, volume a detta di molti di stampo negazionista. E poi polemiche sulle defezioni di alcuni politici alle manifestazioni e per un atto di vandalismo ai danni di una mostra sulle foibe a Firenze. Quella degli infoibati è stata una delle pagine più drammatiche della storia d'Italia e si consumò dal 1943 alla fine della guerra in un'area geografica compresa tra Gorizia, Trieste e l'Istria. Le persone scomparse sarebbero dalle 4.000 alle 6.000, in parte infoibate, in parte morte nei campi e in parte fucilate. Secondo la Lega Nazionale ammonterebbero ad almeno 10mila le persone torturate e uccise tra Trieste e l'Istria per mano dei partigiani jugoslavi di Tito, e in gran parte gettate, spesso ancora vive, nelle foibe. Ma un calcolo preciso non sarà mai possibile. Le stragi più rilevanti, comunque, furono attuate in Istria dopo l'8 settembre del '43. A Trieste, oggi, la commemorazione più attesa, alla presenza del presidente del Senato, Renato Schifani: sull'altopiano carsico, alla Foiba di Basovizza, un pozzo minerario dove furono gettate molte delle vittime. La settimana prossima, poi, arriverà a Trieste il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, alla guida di un gruppo di scolaresche di Roma per una serie di visite ai luoghi del Ricordo. Il «Giorno del Ricordo» coincide con la data del Trattato di pace di Parigi che, nel 1947, sancì la perdita dei territori dell'Istria e di Pola. La legge istitutiva della giornata delle foibe e dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati, risale al 2004 e ha come primo firmatario il parlamentare triestino, allora di Alleanza Nazionale e ora di Fli, Roberto Menia, che si è battuto a lungo affinché lo Stato dedicasse una data ai drammi avvenuti sul confine orientale. Antonio Angeli
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10/02/2012