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Notizie - Politica

09/02/2012, 05:30

Due anni in carcere. Poi assolto

Condannato a 26 anni in primo grado per l'omicidio del piccolo Alessandro. Per la Corte d'appello di Genova Rasero "non ha commesso il fatto".

Il piccolo Alessandro, 8 mesi, ucciso il 15 maggio 2010 Genova, 24 gennaio 2011. La Corte d'Assise giudica Giovanni Antonio Rasero «colpevole a titolo di concorso» nell'omicidio di Alessandro Mathas, il bimbo di 8 mesi - figlio della sua compagna Katerina - ucciso la notte del 15 marzo dell'anno prima, e lo condanna a 26 anni di carcere. A leggere il dispositivo della sentenza, dopo oltre otto ore di camera di consiglio, è il presidente della giuria Massimo Cusatti. I giudici popolari escludono le aggravanti dei futili motivi, delle sevizie e delle crudeltà, mantenendo invece quella della minorata difesa. Niente ergastolo, quindi - come aveva chiesto il pm - "solo" 26 anni di carcere. Per aver sbattuto, più volte, contro il muro la testa di un bambino di otto mesi. Sotto l'effetto della cocaina. La difesa non ci sta e fa ricorso in appello. Passa poco più di un anno. È l'otto febbraio 2012, ieri. Dopo cinque ore di camera di consiglio, la corte d'appello assolve Rasero per «non aver commesso il fatto». Non è stato lui a massacrare il piccolo Alessandro.

 
«È la fine di un incubo», sono le prime parole di Giovanni Antonio da uomo libero. Visibilmente dimagrito, con i capelli corti e stretto in un abito nero, affronta i microfoni in serata, all'uscita dal carcere di Marassi dove ha trascorso gli ultimi due anni. Non riesce a nascondere la felicità: «Ho passato tutto il tempo senza darmi pace perché ero in carcere ingiustamente - spiega con un filo di voce - Ora voglio ricominciare a lavorare. Spero di vedere al più presto i miei bimbi». Poi uno sguardo indietro. «Ho sbagliato moralmente, è l'unica cosa che mi rimprovero», ammette. Già: rimproveri, errori. Anche i giudici di primo grado - stando alla sentenza emessa dai loro colleghi - hanno sbagliato. Rasero è stato in carcere per quasi due anni «per non aver commesso il fatto».


Se il Senato approvasse la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, così come ha già fatto la Camera pochi giorni fa, in futuro il giovane broker di 29 anni potrebbe rifarsi del danno subìto. Potrebbe citare in giudizio il presidente della giuria Massimo Cusatti e chiedere conto dei troppi giorni di prigione vissuti da innocente. E poi, se non è stato lui, chi ha ucciso il piccolo Alessandro? Chi, quella notte, ha preso la testa di un bambino di otto mesi e l'ha sbattuta ripetutamente contro il muro, chi non ne ha ascoltato il pianto disperato? Adesso, sotto la lente d'ingrandimento della giustizia torna la madre del piccolo, Katarina, che con Masero condivideva il letto e la cocaina. Dopo quella notte orrenda, i due compagni si sono accusati reciprocamente. Lei, Katarina, è e resta indagata, e si dice «allibita» per l'assoluzione. Il processo è stato lungo e difficile, pieno di contraddizioni e versioni dei fatti sempre diverse, di accuse reciproche, racconti fatti e smentiti, perizie e consulenze. Dubbi, tanti dubbi. La stessa Katerina è stata per qualche tempo in prigione, poi scarcerata. Eppure, nella sentenza della corte d'assise la Mathas non ne usciva completamente indenne. «L'atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas è una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio», scriveva il giudice inviando gli atti alla procura perché riapresse il fascicolo della giovane greca. Seguiranno udienze, errori e ricorsi. Ma non è finita: a due anni di distanza la morte del piccolo Ale non ha ancora un colpevole.

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Nadia Pietrafitta

09/02/2012

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