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Notizie - Interni Esteri

09/02/2012, 05:30

Gli Usa valutano l'intervento in Siria

Ieri bombe e morti. I Ventisette stanno studiando un ulteriore inasprimento delle sanzioni contro Damasco.

Proteste contro Assad Qualcosa si muove sullo scacchiere internazionale: l'ipotesi di un intervento militare in Siria rimbalza tra le due sponde dell'Atlantico. Per la prima volta il Pentagono ha cominciato a passare in rassegna le risorse militari disponibili e a studiare un ipotetico piano di attacco contro Bashar al-Assad. Scenario escluso categoricamente dall'Unione Europea che, tramite fonti di Bruxelles, ha sottolineato che «la Siria non è la Libia». I Ventisette stanno studiando un ulteriore inasprimento delle sanzioni contro Damasco (tra cui il blocco dell'esportazione di fosfati e metalli preziosi) che potrebbe essere deciso dal Consiglio Esteri di fine febbraio. E hanno inviato un team di esperti a Beirut ed Amman per far fronte alla possibile evacuazione dei cittadini europei e del personale diplomatico (l'Ue ha mantenuto aperta la sua delegazione a Damasco).

 
Le diplomazie, intanto, continuano a giocare le loro carte. La Turchia ha lanciato l'idea di una conferenza internazionale sulla Siria. Quanto alla Russia, se il premier Vladimir Putin ha ribadito il suo niet a interferenze esterne, il presidente Dmitry Medvedev ha invece sottolineato la necessita di continuare a cercare soluzioni coordinate, anche in sede Onu, «per aiutare i siriani a risolvere da sé la crisi». La comunità internazionale deve «evitare delle misure unilaterali affrettate» per risolvere la crisi in Siria, in particolare in seno alle Nazioni Unite», ha affermato il presidente russo Dmitry Medvedev in un colloquio telefonico con l'omologo francese Nicolas Sakozy, il quale da parte sua ha chiesto a Mosca di sostenere il piano di pace della Lega Araba. In tutto questo in Siria si continua a morire. L'artiglieria del regime martella senza sosta la città-martire di Homs, dove in poche ore si sono contate 52 vittime. Senza parlare della strage di 18 neonati, che si aggiungono - secondo l'Unicef - ai 400 minori già morti nel Paese. Le creature erano nelle incubatrici e hanno perso la vita quando le bombe hanno provocato un black-out all'interno dell'ospedale di Al Walid. Inoltre, gli attivisti hanno denunciato il massacro di 20 civili per mano dei miliziani shabiha.

 
Dal canto suo, la tv di Stato ha riferito dell'esplosione di un'autobomba, a opera di «terroristi», che avrebbe ucciso «diverse persone». La situazione negli ospedali è critica e un volontario della Croce Rossa ha perso entrambe le gambe nel bombardamento. I feriti curati nelle case sarebbero almeno 500, la metà dei quali donne e bambini. Molti dottori che hanno trattato pazienti feriti nelle loro cliniche private sono stati arrestati e torturati.

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Marino Collacciani

09/02/2012

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