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Notizie - Politica

08/02/2012, 05:30

Svolta Per il segretario generale dell'organizzazione Angel Gurria «l'Italia sta vivendo un momento storico, ma non deve abbassare la guardia»

L'Ocse promuove Monti: «L'uomo giusto al momento giusto»

Mario Monti è «l'uomo giusto, al momento giusto, al posto giusto» per fare le riforme «in questo momento storico che vive l'Italia».

Ma il premier italiano «non deve abbassare la guardia» perché il rischio di un contagio c'è ancora, e non dipende dall'Italia ma dallo scenario internazionale. A dirlo, in un'intervista all'Ansa, è il segretario generale dell'Ocse, Miguel Angel Gurria che in questi giorni è stato a Roma per incontrare il presidente del Consiglio italiano (lunedì) e alcuni ministri del suo esecutivo (ieri). «Il problema - dice rispondendo alla domanda se ci siano ancora rischi di contagio, con la Grecia e il Portogallo in fortissime difficoltà - è che non dipende solo dall'Italia. Per questo, una volta presa la direzione giusta, è fondamentale che continui l'appoggio politico all'azione del governo e che Monti non abbassi la guardia». È vero, lo spread scende e, con esso, sembra scendere la volatilità dei mercati. Ma i rischi, dice Gurria, ci sono ancora: «Possono esserci "incidenti" in altri Paesi, c'è il mercato del greggio pronto a schizzare se si arrivasse vicini al conflitto con l'Iran. Ecco perché l'Italia deve continuare, e consolidare la stabilità istituzionale cui è giunta». Già lunedì l'Ocse aveva chiesto di continuare con lo sforzo per combattere l'evasione fiscale e rilanciare la competitività, attraverso le liberalizzazioni (a partire dalle professioni) che possono far volare la produttività italiana ferma da anni. Ma Gurria non sottovaluta certo il tema del lavoro: «Non credo sia corretto caratterizzare il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro intorno all'articolo 18, che magari ha bisogno di qualche aggiustamento nella sua applicazione. Ma non è il punto fondamentale della riforma, che include flessibilità ma anche reti di protezione per i lavoratori più vulnerabili, e il reinserimento (attraverso il training) nel mercato del lavoro». Gurria fa poi un nuovo appello sulla Grecia: «Dobbiamo chiudere il pacchetto, siamo in ritardo da due anni e il ritardo ci è costato un multiplo del totale del debito greco. Bisogna chiudere. Credo che ce la possiamo fare anche se i tempi delle decisioni ai vertici internazionali non sono i tempi delle necessità finanziarie».

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08/02/2012










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