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Notizie - Politica

08/02/2012, 05:30

Gabrielli da Monti
cerca il "disgelo"

Mini-vertice per fissare misure urgenti: "Protezione civile senza poteri e soldi".

Maltempo, spazzaneve al lavoro Gabrielli è stato convocato ieri da Monti per cercare il «disgelo». Non solo del territorio ma anche della diverse interposizioni che hanno lastricato di scivoloso ghiaccio, il percorso del capo della Protezione Civile che così poco ricorda nell'immaginario (e non solo) collettivo la figura del suo predecessore. Ma i tempi di «Super Bertolaso» sono finiti. E allora, la Protezione civile «non è più operativa», è «come un tir con il motore di una Cinquecento». Parole sue, di Franco Gabrielli che, dopo lo scontro con Gianni Alemanno, si è sfogato in audizione al Senato prima di andare a riferire al premier Mario Monti, incassando da lui fiducia e piena copertura. Le polemiche, infatti, non sciolgono la neve. C'è bisogno da badare al sodo: per giunta una nuova ondata di gelo è in arrivo per il fine settimana e il presidente del Consiglio ha chiesto ai ministri «un impegno più incisivo» per evitare i disagi di questi giorni. Di sicuro, le immagini dei paesi isolati, dei treni bloccati e delle città paralizzate, così come le polemiche che ne sono seguite, non sono piaciute a Monti, che ha convocato Gabrielli a Palazzo Chigi per fare il punto sulla situazione. All'incontro, durato un'ora e mezzo, erano presenti anche il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli e il sottosegretario Antonio Catricalà. Così, sulla scorta della relazione del prefetto - che ha illustrato le previsioni di quanto potrebbe accadere nel weekend - il premier ha informato i ministri sulle «misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana». Monti li ha sensibilizzati «ad assicurare l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile». Un richiamo alle responsabilità, dunque, da parte del premier. Niente polemiche e lavorare. Ogni componente del sistema di Protezione civile deve fare il proprio dovere, ciascuno secondo le proprie competenze: dai vigili del fuoco all'Enel, dalle Fs ai militari. I ministri più direttamente interessati, Annamaria Cancellieri (Interno), Giampaolo Di Paola (Difesa), Corrado Passera (Infrastrutture e Trasporti) hanno assicurato il proprio impegno. Che sarà coordinato, ha voluto sottolineare il premier, dal Dipartimento della Protezione civile. Piena fiducia, dunque, a Gabrielli, bersagliato da Alemanno e da esponenti del Pdl. E copertura finanziaria e politica a eventuali interventi del capo del Dipartimento per fronteggiare l'emergenza. È stato così toccato il nervo scoperto della legge 10 del 2011, quella che - accusa da tempo il prefetto - ha di fatto svuotato la Protezione Civile, prevedendo che le risorse da stanziare per le ordinanze emergenziali debbano avere l'ok del ministero dell'Economia ed il visto preventivo della Corte dei Conti. Un iter che allunga i tempi come è stato per il naufragio della Costa Concordia: Gabrielli è stato nominato commissario solo otto giorni dopo il disastro. In attesa di una modifica legislativa, ieri Monti avrebbe assicurato al prefetto che le risorse necessarie per una nuova emergenza maltempo saranno trovate. Gabrielli aveva espresso in mattinata al Senato tutta la sua amarezza: «Se dovessi rendermi conto di essere d'intralcio alla crescita del sistema - ha spiegato - non aspetterei un secondo a farmi da parte. Ma i problemi sono altri, sono l'agibilità della Protezione Civile dopo la legge che l'ha depotenziata». Ma non si ferma il dibattito politico. Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «serve una profonda riflessione per ripensare la struttura del Dipartimento: i Comuni e gli Enti locali non possono essere lasciati soli in queste emergenze, o peggio, i loro sindaci diventare il capro espiatorio per i disordini conseguenti alle calamità naturali».

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Marino Collacciani

08/02/2012

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