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03/02/2012, 23:13
Il premier rilancia: l'articolo 18 può scongliare gli investimenti. Il sindacato replica: parlare di troppe tutele sbagliato.
Il premier Mario Monti parla di mercato del lavoro e della necessità di equilibrare le tutele dandone meno a chi oggi ne ha troppe e di più a chi è «in forme estreme» di precariato o disoccupato. La Cgil replica con fermezza: «Al presidente del Consiglio piacciono evidentemente gli esempi estremi», dopo quello della 'monotonià sul posto fisso, «ma parlare di troppe tutele per chi è "blindato nella sua cittadella" è non solo sbagliato, e non vero, ma anche un pò offensivo verso quei lavoratori», afferma il segretario confederale del sindacato, Fulvio Fammoni.
Stessa posizione sull'articolo 18: il quadro italiano, sottolinea, è «drammatico» e «il presidente che fa? Dichiara che l'articolo 18 scoraggia gli investimenti in Italia, suggerendo ai capitali di non investire». La linea del governo è invece sostanzialmente condivisa da Confindustria: non è il solo motivo, ma l'articolo 18, dice il direttore generale Giampaolo Galli, è «uno dei temi rilevanti che tiene lontani gli investitori internazionali» e fa scappare quelli nazionali.
L'articolo 18 «è sul tavolo del confronto», ribadisce il presidente di Viale dell'Astronomia, Emma Marcegaglia. Ad allarmare la Cgil sono le prospettive del Paese: in tre anni si sono persi «centinaia di migliaia» di posti di lavoro, «un lavoratore su tre è stato soggetto ad ammortizzatori per problemi nella sua azienda». La recessione «minaccia nel 2012 una nuova raffica» di licenziamenti: «Conosce il presidente Monti la condizione reale del lavoro?», domanda Fammoni. La Cgil chiarisce che è «di tutti» l'obiettivo di «dare lavoro e diritti ai giovani», ma chiedendo di escludere che «l'ipotesi del governo» sia quella di «far calare i diritti di tutti, giovani compresi, per parificarli al ribasso? Tesi non certo nuova in Italia e che ha creato molto dell'attuale precariato» e che amplierebbe «la cosiddetta apartheid».
Il dibattito è aperto. E le parti sociali torneranno a vedersi la prossima settimana, con un nuovo incontro sindacati-imprese in calendario per mercoledì, in vista di un possibile, terzo, tavolo con il governo giovedì. Per fare il punto sulla riforma del mercato del lavoro, martedì 7 sono in programma incontri tecnici, distinti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali. Mercoledì 8, invece, nel tardo pomeriggio ci sarà un tavolo tra i leader di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, insieme a Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative, Abi e Ania, che potrebbe tenersi nella foresteria dell'associazione degli industriali. Questo incontro sarà preceduto di qualche ora da quello tra i segretari generali delle tre confederazioni, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. È «interesse» anche del sindacato «trovare soluzioni ragionevoli» sulla riforma del mercato del lavoro, evidenzia Bonanni. Ma il dibattito è acceso anche nel fronte politico. Sull'articolo 18 «non lasciamo il governo solo», chiede il vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl), al suo partito. L'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd), al contrario, ritiene «sbagliato incaponirsi: le aziende non assumono perchè siamo in recessione e non perchè esiste l'articolo 18». Le parole del presidente del Consiglio «sembrano un'intimidazione e una truffa mediatica», dice il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.
03/02/2012