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24/01/2012, 05:30
Ci sono tracce di contaminazione in mare. Acqua putrida per i detriti. Ora va evitato il disastro ambientale.
La notizia positiva è che il relitto della Concordia, nelle condizioni in cui si trova, non rischia di inabissarsi. Quella negativa è che la contaminazione del mare è già cominciata e bisogna fare in fretta per evitare danni ulteriori o, peggio, un autentico disastro. Su entrambe le circostanze ha fatto il punto ieri pomeriggio il commissario straordinario Franco Gabrielli.
«Al momento la Costa Concordia non rischia di sprofondare su fondali più bassi - ha detto il capo della Protezione civile - La nave è in condizioni di stabilità e non necessita nessun tipo di intervento esterno che ne consolidi la staticità. Questa è la risultante di un confronto con chi l'ha costruita e i calcoli sono stati certificati dal Registro italiano navale. Abbiamo già disposto ulteriori accertamenti, ma queste affermazioni - ha concluso Gabrielli - ci consentono da subito di essere operativi su più fronti». A partire dal trasferimento del carburante contenuto nelle cisterne nella nave. Che inizierà oggi, come ha confermato Bart Huizing, della Smit Salvage, e andrà avanti contestualmente alle ricerche dei dispersi. In questo caso una difficoltà in più è rappresentata dall'acqua resa ormai putrida dai detriti della nave, tanto che si è cominciato a rimuoverne una parte. Il dirigente del ministero dell'Ambiente Massimo Avancini ha aggiunto che «il comitato tecnico, alla luce delle indagini esperite, ritiene che il pericolo che la nave collassi strutturalmente è remoto» e che l'attrito tra la nave e il fondale rende difficile l'inabissamento. «La nave si sta progressivamente adattando sugli appoggi. Il moto ondoso - ha continuato Avancini - accresce il coefficiente di sicurezza. Gli spostamenti registrati dal sistema di monitoraggio possono essere compatibili con l'assestamento della nave».
Nell'annunciare il via libera allo svuotamento dei serbatoi, Gabrielli ha anche fatto riferimento alle parole del ministro Clini che ha parlato di contaminazione già in atto. Cosa ben diversa, ha spiegato il commissario, da un disastro ambientale, che si sta cercando di evitare in tutti i modi. Gabrielli ha aggiunto che è stato chiesto alla Costa di presentare un piano di recupero della nave. Le operazioni di «defueling» dovrebbero durare circa un mese, secondo gli esperti della Smit, ma c'è un'azienda di Siracusa, con commesse in tutto il mondo, che sostiene di avere la tecnologia per ridurre i tempi di trasferimento delle 2.400 tonnellate di carburante a un paio di giorni. «Abbiamo sviluppato una tecnologia innovativa, coperta da brevetto esteso a livello mondiale, per la trasformazione dei fondami petroliferi in prodotti pompabili e riutilizzabili - spiega Marcello Ferrara, amministratore unico della Itw, Innovative Technologies Worldwide, società interamente italiana con sede nel polo petrolchimico siracusano - Normalmente siamo in grado di procedere con questo sistema alla pulizia di serbatoi di petroliere da 120.000 tonnellate in una sola giornata. Il sistema prevede l'inserimento nei serbatoi di speciali additivi che, in breve, rendono di nuovo fluida la parte superiore del fondame petrolifero che viene quindi reimmesso nel serbatoio per svolgere la medesima operazione. Così, ciclo dopo ciclo, si arriva a rendere fluido l'intero contenuto che a quel punto può essere aspirato e poi anche riutilizzato. Il tutto - conclude Ferrara - in non più di uno o due giorni. Siamo pronti a mettere a disposizione il nostro sistema a supporto dell'azienda olandese che, con i propri mezzi, sta già operando». Una disponibilità già comunicata al Ministero dell'Ambiente e al Dipartimento della Protezione civile.
Per sostenere le ricerche dei dispersi e controllare le condizioni del fondale, è in arrivo al Giglio la nave oceanografica della Marina militare «Galatea», in uso all'Istituto idrografico della Marina. Dotata di strumentazioni sofisticatissime, tra le quali un particolare ecoscandaglio, «leggerà» il fondo del mare a sud del relitto della Concordia. La nave Galatea getterà l'ancora tra il porto e le «Scole», il gruppo di scogli sui quali ha sbattuto la Concordia. Infine la popolazione, che subito dopo il naufragio ha aperto le proprie case mettendosi a disposizione di passeggeri ed equipaggio, comincia a registrare i primi disagi e i timori per la prossima stagione turistica. A creare problemi sono soprattutto le difficoltà di collegamento (traghetti stracolmi e aree parcheggio sempre piene) e la paura legata al carburante della Concordia: «se non lo rimuovono subito, la stagione turistica non partirà neanche». E per gli abitanti del Giglio sarebbe una mazzata insostenibile.
Andrea Acali
24/01/2012