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Notizie - Interni Esteri

24/01/2012, 05:30

Il figlio di Varenne paga il debito al fisco

Il purosangue e altri 12 cavalli appartenevano a un evasore ora indagato. I soldi vinti nelle corse saranno versati nelle casse dello Stato.

Il figlio di Varenne paga il debito al fisco Mustang Grif, figlio del mitico Varenne, ora corre per lo Stato e i suoi successi sono l'orgoglio della Guardia di Finanza. Manto marrone lucido, temperamento nervoso, Mustang non ha solo un padre famoso: la madre, infatti, è la cavalla Eva di Jesolo, figlia di una stirpe di purosangue, che con Varenne ha avuto altri due figli Nesquik Grif, nato nel 2007 e Santana Grif, nel 2011. Tanto pedigree contribuirà con le sue vittorie a rimpinguare le casse dello Stato. Acquistato da una scuderia canadese dopo la bancarotta del proprietario sotto inchiesta per un buco di svariati milioni. Ammonta, infatti, complessivamente a circa 12 milioni di euro il «buco» fiscale - tra Iva evasa, triangolazioni con la Svizzera e mancati contributi previdenziali - generato dall'imprenditore dell'autotrasporto con la passione per i cavalli e il trotto scoperto dalla Guardia di Finanza di Padova.

 
L'indagato è un uomo di origini polesane, ma la «Tfc», l'azienda di logistica e autotrasporto di cui era proprietario, aveva sede a Limena, in provincia di Padova. Oltre a Mustang Grif, l'uomo era proprietario di un altro cavallo figlio del mitico Varenne, nato anch'egli nella scuderia di Jesolo «Il Grifone»: è il purosangue Nesquik Grif, un anno più giovane di Mustang; l'animale è stato venduto dal curatore fallimentare prima che potesse gareggiare, perché presentava un problema a un tendine di una zampa. Le borse vinte dai dodici cavalli appartenuti all'autotrasportatore, fra i quali c'è un altro corridore, Lanciaz, nato nel 2005, ora sono al centro dell'intricata vicenda giudiziaria che, se arriverà alla condanna di vecchi e nuovi proprietari al momento del fallimento, porterà alcune decine di migliaia di euro nelle casse dell'Erario. Denaro che servirà a pagare i contributi previdenziali dei quasi 300 lavoratori ex Tfc rimasti senza copertura Inps a causa della distrazione di fondi imputata ai titolari. Oneri difficilmente ripianabili in toto con una dozzina di cavalli, di cui il più talentuoso, Mustang Grif, ha raccolto in carriera, al netto delle spese, solo una piccola percentuale del danno erariale e contributivo imputato agli indagati. Le indagini sono partite due anni fa. La documentazione contabile era stipata su due furgoni pronti alla fuga: 20 metri cubi di carteggio. Ed è così che accertamenti fiscali hanno assunto la veste di indagini penali mettendo in luce non solo un'evasione fiscale di svariati milioni di euro, l'omesso versamento di Iva e ritenute Irpef per 1,5 milioni nonché di contributi previdenziali per oltre 2,2 milioni, ma anche il riciclaggio internazionale, la bancarotta fraudolenta, l'impiego di beni di provenienza illecita. Milioni di euro, riciclati tramite una fiduciaria svizzera, rientravano successivamente in Italia per essere investiti in cavalli da corsa tra i quali il podio spetta di diritto a Mustang Grif, giovanissimo e promettente, già vincitore di numerose e prestigiose gare con premi in denaro per circa 150.000 euro.


L'evasore, il cui tenore di vita galoppava a una velocità nettamente superiore a quella dei redditi dichiarati, sentendosi «braccato» ha cercato di ingannare anche le Fiamme Gialle trasferendo la preziosa scuderia a un'impresa edile gestita dal figlio di un pregiudicato per associazione a delinquere. Con lui sono indagati la moglie, per riciclaggio, un terzo soggetto, per il reato di «impiego di beni di provenienza illecita» - poiché, pur consapevole dell'origine illegale dei cavalli - li ha fatti gareggiare in competizioni ufficiali e un quarto complice, per il reato di distruzione e occultamento di scritture contabili.

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Maurizio Piccirilli

24/01/2012

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