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Notizie - Cultura e Spettacoli

18/01/2012, 05:30

Il teatro rende omaggio allo scrittore e mette in scena «Appuntamento a Londra» con Pamela Villoresi

L'identità corre sulla sottile linea dei ricordi

L'identità etnica, culturale, politica e, naturalmente, sessuale è il tema affrontato dal Nobel Mario Vargas Llosa, in «Appuntamento a Londra», tradotto da Ernesto Franco e allestito dal regista Maurizio Panici con Pamela Villoresi e David Sebasti, in scena al Parioli di Roma fino al 22 gennaio con repliche dal giovedì alla domenica.

Lo spettacolo è ormai giunto alla sua terza tournée teatrale dopo il debutto a Spoleto 52 - Festival dei 2 Mondi nel luglio 2009, proprio alla presenza dell'autore. Due amici d'infanzia e gioventù, entrambi peruviani, si ritrovano a Londra dopo molti anni durante i quali non avevano avuto più contatti. Nel loro incontro rivivono il passato, mescolando bei ricordi con brutte storie che credevano oramai sotterrate o delle quali, forse, ignoravano l'esistenza. La drammaturgia scopre qui la sua fertile matrice letteraria in un mutuo scambio tra i diversi linguaggi espressivi. «Non finirà mai di meravigliarmi il modo in cui nascono nella mia testa le storie - ha raccontato Vargas Llosa a proposito di questo suo lavoro teatrale - Tutto è nato da una conversazione a Londra con Gullermo Cabrera Infante, una manciata di anni fa: "Ti ricordi il poeta e scrittore venezuelano Esdras Parra?", mi ha chiesto. Me lo ricordavo abbastanza bene. Era un ragazzo magro, un po' timido, che avevo conosciuto negli anni Sessanta a Caracas. "Ho avuto la sorpresa più straordinaria della mia vita", mi ha detto Cabrera Infante. "L'Esdras Parra che mi ha suonato al campanello e che è entrato in casa mia non era più lo stesso, ma una signora in piena regola. Si era operato e aveva cambiato sesso, movenze, voce. Mi è costata molta fatica riconoscerlo”. La rappresentazione, quindi, non si svolge nel mondo del reale, del veritiero, ma trasloca nella pura soggettività del protagonista; un territorio che, nonostante al principio sembri essere fatto solo di ricordi dolorosi e teneri, alla fine scopriamo che è fatto soprattutto di invenzioni: un mondo di finzione. In questo modo, anche in questa opera, al di sopra e al di sotto di quelli che io volevo fossero i temi centrali della storia – l'amicizia, la forgiatura dell'identità come atto vitale creativo e ribelle, i riti e i malefici del sesso nella vita segreta delle persone – mi si impose un argomento che mi ha appassionato in maniera ricorrente in vari dei miei romanzi e tutte le opere teatrali che ho scritto: la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera in cui l'una e l'altra si alimentano, si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale. Senza dubbi, il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente: quell'altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione». Tiberia De Matteis

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18/01/2012










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