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Notizie - Politica

17/01/2012, 08:49

L'editoriale

Il Medioevo tecnocratico

Di MARIO SECHI  Siamo a un passaggio storico di cui pochi hanno piena consapevolezza: è in corso una rivoluzione che vede l’Europa manzonianamente come il vaso di coccio tra i vasi di ferro. Lo sviluppo si sta spostando da Occidente a Oriente secondo un ciclo della storia che sta ridisegnando il capitalismo.

La lezione di realismo di Mario Draghi è benvenuta e condivisa. Il presidente della Bce ha detto la verità: «La situazione è gravissima». Siamo a un passaggio storico di cui pochi hanno piena consapevolezza: è in corso una rivoluzione che vede l’Europa manzonianamente come il vaso di coccio tra i vasi di ferro. Lo sviluppo si sta spostando da Occidente a Oriente secondo un ciclo della storia che sta ridisegnando il capitalismo e mettendo a nudo la crisi delle nazioni.


In questo scenario, le democrazie sono in pericolo perché hanno molto di più da perdere rispetto a dittature e oligarchie. Non è affatto un caso che stavolta sia proprio l’Europa l’epicentro del sisma. L’area geopolitica più stabile, quella che non conosce più conflitti, che ha un tasso di equità maggiore, che ripudia la pena di morte, che applica la regola del diritto, che si alimenta di libere elezioni, che ha l’eguaglianza tra uomo e donna, che ha un sistema di welfare senza pari, che riconosce i diritti delle minoranze, che accoglie e dà opportunità, è in pericolo e non coglie la sfida della contemporaneità. Sono temi che andranno affrontati in profondità nei libri di storia, ma per chi come noi fa cronaca rappresentano un terreno di confronto senza pari.


Purtroppo la politica - non solo quella del nostro Paese - sembra non aver colto la minaccia e i rischi per la sopravvivenza delle democrazie. L’epilogo della Repubblica di Weimar dovrebbe essere un monito per tutti: le crisi economiche possono portare a una diminuzione della libertà e infine irrazionalmente alle dittature. L’Europa è pericolosamente inclinata. Abbiamo consentito alle agenzie di rating - espressione massima del turbocapitalismo tecnocratico - di decidere i destini di un continente. In molti Paesi - e l’Italia ne è un esempio - si sono affidate transizioni di governo più che mai necessarie a esecutivi senza legittimazione popolare, in altri la turbofinanza detta l’agenda politica (penso al Regno Unito) confondendo gli interessi di una nazione con quelli delle istituzioni finanziarie. È una situazione di totale smarrimento in cui la politica deve tornare a contare. Sia l’Italia, culla del Rinascimento, a far uscire l’Europa da questo Medioevo tecnocratico.

 

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Mario Sechi

17/01/2012

  • 17/01/2012 20:27
    SONO PIENAMENTE D'ACCORDO CON LEI. E'DA TEMPO CHE VEDO LO SPOSTAMENTO IN ORIENTE DI QUASI TUTTA LA PRODUZIONE IN PRIMIS DELLA GERMANIA. HO VISITATO PARECCHIE FIERE IN EUROPA E NON HO VISTO GRANDI STAND CINESI: SOLO IN GERMANIA HO VISTO UN PADIGLIONE INTERO
  • 17/01/2012 20:14
    2)- La politica potrebbe avere : maggiore condivisione, più stabilità; più credibilità più crescita, miglior seguito se prevedesse un severo rispetto delle regole. Delle -autentiche- primarie per l’elezione dei propri dirigenti; Una legge elettorale modificabile solo dai parlamentari rappresentanti il 50%+1 del corpo votante; Un governo nazionale eletto (eventualmente) a doppio turno; La possibilità per il corpo elettorale di poter indire un Referendum Popolare Propositivo (eliminando quello abrogativo), la cui ammissibilità dovrebbe essere deliberata prima della raccolta delle firme; La Giustizia, dovrebbe avere tempi meno lunghi: avere due soli gradi di giudizio; per chi viene condannato anche in secondo grado ci dovrebbero essere pene maggiori rispetto al primo grado; per l’amministrazione dei “budget” assegnati alla Giustizia ci dovrebbe essere un amministratore autonomo rispetto alla politica ed alla stessa magistratura.!
  • 17/01/2012 20:11
    Egregio signor direttore, Per tornare a contare la politica deve essere credibile! 1)- Personalmente, non riesco ad avere fiducia nella politica degli ultimi dieci anni, perché il potere di acquisto si è ridotto del 50%; perché il 9% della popolazione detiene la metà del patrimonio nazionale (nei decenni precedenti ne deteneva molto meno); perché l’altra metà del patrimonio nazionale è posseduto dal 91% della popolazione (nei decenni precedenti ne deteneva molto di più !); perché la giustizia ha tempi molto lunghi (che se li possono permettere solo i più benestanti); perché la corruzione, l’evasione , il lavoro nero è a livelli di paesi non certamente democratici; perché viviamo con un crescente deficit di democrazia, parlamentari nominati; partiti auto referenziati; giornalisti opinionisti anziché report; ecc..
  • 17/01/2012 16:25
    L’Italia può salvarsi se fa affidamento sulle proprie forze. Occorre porre mano senza indugio ad un’imposta del 4 per cento sul complessivo di circa 8.000 miliardi di beni mobili ed immobili privati italiani. Con tale introito straordinario, circa 320 miliardi di euro, si coprirebbero buona parte dei titoli pubblici italiani in scadenza nel 2012. L’Italia con tali disponibilità potrebbe sospendere le aste per la vendita dei suoi titoli pubblici nei prossimi 6/12 mesi, bloccando definitivamente la speculazione internazionale che sta approfittando dell’inconsueta concentrazione di scadenze di titoli nel 2012. L’imposta patrimoniale risulterebbe profittevole anche per i detentori di grandi patrimoni, considerato che, in successione, si registrerebbe un forte rimbalzo dei valori azionari di borsa ed un deciso recupero dei valori di mercato dei titoli di Stato in circolazione. Sàntolo Cannavale - www.santolocannavale.it
  • 17/01/2012 15:25
    Caro Direttore, Rinascimento per cosa? L’arte, la cultura con i suoi magnati o il progresso tecnologico? Ma se oggi il mondo è dominato dal dio denaro come si fa? Chi ne prende coscienza? Facile affermare che ora lo sviluppo sta in Cina ed in India ma qual è il tenore di vita di quelle popolazioni raffrontate alle europee, quale il loro reddito medio ed a quale prezzo. Sviluppo prossimo alle due cifre, ma son partiti quasi dallo zero, è più facile salire del vecchio continente i cui politicanti sono narcisisti e non riescono a creare una banca comune. Si decidessero o la fanno o si chiude baracca e torna alle care lirette.
  • 17/01/2012 15:16
    la nave Italia è ormai nettamente prossima al naufragio, per l'incapacità dei comandanti o ,meglio, per la loro corruzione.Anche Roma crollò per gli stessi motivi. Noi del popolo non possiamo farci niente: tutto dipende dai politici.
  • 17/01/2012 14:00
    Gentile Direttore,apprezzo i Suoi sforzi da cinto erniario nel dare suggerimenti al governo ed ai partiti. Purtroppo i destinatari non solo sono sordi ma anche incapaci di comprendere che è arrivato il momento di decidere: o affondare con la finta moneta o ricordarsi di essere Stati e mollare la virtualità europea ricordandosi di come Roma, Carlo Magno, i vari Imperatori germanici sino a Napoleone abbiano sempre dovuto desistere davanti alla babele di lingue, nazionalità ed interessi. L’Italia ha la terza riserva aurea del pianeta ed il più grande patrimonio artistico ed archeologico esistente. E’ l’hub naturale del Mediterraneo e detta legge in molti campi economici. Ritornare alla liretta e tornare a stampare moneta no?!?! Anche perché pretendere di essere europei quando ancora non riusciamo ad essere italiani……..
  • 17/01/2012 13:07
    “Sia l’Italia, culla del Rinascimento, a far uscire l’Europa da questo Medioevo tecnocratico.” Ai tempi di Antonio Bassolino re di Napoli prima e dell’intera Campania dopo, la stampa domestica che conta, quella che più recentemente si è autoproclamata l’unica stampa libera dello Stivale, aveva parlato di quell’esperienza politica/amministrativa come di un nuovo Rinascimento. Sembra oramai chiaro a tutti che quell’agitarsi di turiboli più che un abbaglio professionale è stato un servizio di servilismo che non ha fatto bene né al meridione d’Italia né a Bassolino. Che c’entra ciò, con il nostro “Medioevo tecnocratico”? A parte la bizzarra associazione d’idee, niente. Ma Monti, che, peraltro, culturalmente appartiene alla stessa genia delle agenzie di rating, non può traghettare al nuovo né l’Italia né l’Europa. E’ la politica che si deve svegliare, quella che il Quirinale ha addormentato. Honhil.
  • 17/01/2012 11:42
    rivoluzione del 1789? quella che portò al "bonapartismo"? che affermò un altro assolutismo regale camuffato da parlamentarismo e che al suo tramonto consegnò l'europa alle più feroci dittature - nell'ordine temporale:comunismo, fascismo, nazismo - che la Storia ricordi?
  • 17/01/2012 11:23
    Non credo che questa generazione sia capace e voglia cambiare radicalmente in termini di onestà nel senso più nobile della parola. C’è intrallazzo ovunque e tutti pensiamo a mettere in pratica il detto “levati tu che mi ci metto io”. Ci dicono che dobbiamo adeguarci all’Europa e che l’Europa lo vuole. Ma poi le privazioni riguardano solo il popolo mai la casta che anzi è più forte. Stipendi parlamentari e pensioni degli stessi non adeguati a quelli europei. Gente che non dovrebbe governare per una dubbia o certa fedina penale…eppure sta lì. Se è vero che ogni stato ha il governo che merita allora siamo tutti un branco di disonesti perché vuole e sopporta tutto questo schifo. Prima che questo paese cambia dobbiamo estinguerci…
  • 17/01/2012 10:57
    Buongiorno, dr Sechi. Come al solito leggere i suoi pezzi rappresenta un buon esercizio per la mente. Oggi, poi, trovo particolarmente stimolante il suo editoriale in quanto vi si possono cogliere diversi spunti sui quali riflettere, pur non privi di tanto in tanto di qualche contraddizione. Lei parla di ciclo della Storia che seguirebbe l’orientamento Occidente – Oriente. Sono d’accordo con Lei, ma solo se non si dimentica che l’impulso iniziale è partito da Oriente: oggi, dunque, dopo aver completato il giro torna ad Oriente. L’Occidente e l’Oriente, tuttavia, non sono solo luoghi geografici, ma, come Lei ben dice, la testimonianza di due antitetiche visioni della vita e del potere: democrazia e assolutismo, con tutto ciò che ne consegue a livello del rispetto dei diritti della persona. La fiaccola che Atene tenne accesa contro il montare delle tenebre orientali, oggi è nelle nostre mani. Mi dispiace aver ceduto alla tentazione retorica, ma il presente non è gestibile da chi ha smarrito le radici.
  • 17/01/2012 10:03
    Che il Cielo l’ascolti, direttore. Ma per uscire dal medioevo occorre un approccio “rinascimentale”, a partire da ciò che tale aggettivo dovrebbe significare per “l’uomo” inteso come essere umano. Innanzitutto il rispetto per il prossimo, nelle forme che vanno dal rispetto per chi la pensa diversamente, senza bollarlo magari come “comunista” o “fascista”, fino al rispetto per chi paga onestamente le tasse pagando quello che è dovuto. Poi declinando in maniera più “umana” il termine “liberismo” che troppo spesso si è mascherato sotto forma di non rispetto delle regole del vivere civile, sopraffazione del più forte, del più potente, del più ricco, ma senza per questo demonizzare le ricchezza in quanto tale. Infine rivalutando la parola “sobrietà”, che è l’esatto contrario dell’ostentazione e che, soprattutto, è la “conditio sine qua non” per la vera “sostenibilità”. Cultura, direttore; non diti medi, pernacchie e bunga-bunga.
  • 17/01/2012 09:28
    Le agenzie di Rating sono nate per pilotare l’andamento della borsa. La loro “analisi” determina la resa dei titoli. Si tratta di uno strumento “mafioso” a cui è necessario opporsi ridicolizzando e denunciando l’operato di queste agenzie. Qui la stampa e i media possono molto. Il trionfo della casta (non della destra che in Italia non esiste) determina la dittatura e l’arroganza delle classi agiate contro quelle povere con la compressione visibile del ceto medio. Dire questo non significa essere comunisti ma onesti intellettualmente. Sconfiggere questo stato di cose? E’ possibile ma passa per una grande rivoluzione culturale paragonabile a quella del 1789. Anche qui la stampa può molto. Spazzare via il vecchio per metterci il nuovo affinchè “il vaso di coccio diventi di ferro”.
  • 17/01/2012 09:28
    Caro Direttore, ora non Le resta che ammettere di aver sbagliato a sostenere il Re e i Professori e chiedere con forza che ritorni la democrazia in questo Paese, prima che il Re ci consegni ad un altro dittatore…magari di sinistra questa volta…tanto per non farci mancare nulla!
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