| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

17/01/2012, 05:30
Indagato anche il primo ufficiale. Oggi udienza di convalida davanti al Gip: non esclusi altri avvisi di garanzia. La telefonata del comandante dal cellulare con la Guardia costiera: "Cosa vuole fare? Andare a casa?".
«Cosa vuole fare, vuole andare a casa?». L'ufficiale della Guardia costiera lo domanda con voce alterata al comandante Francesco Schettino che chiama dal cellulare. È l'1.46 di sabato mattina, il giorno del tragico naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio. È una delle telefonate sequestrate dalla Procura di Grosseto con Schettino che si lascia scappare anche un «abbiamo abbandonato la nave» prima di ritrattare. E quando dalla Capitaneria parlano di «cadaveri» il comandante chiede «Quanti?». L'ufficiale ribatte: «Deve dirmelo lei. Ora torni sopra e ci dica cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos'hanno bisogno». Lui assicura: «Sto andando». Ma secondo la Capitaneria «non risalirà più a bordo».
L'evacuazione sulla nave è iniziata alle 22.45, quindi 13 minuti prima della comunicazione di «abbandono nave» lanciata dal comandante e fissata alle 22.58. I membri dell'equipaggio avrebbero quindi assunto la decisione in autonomia, comprendendo la gravità della situazione e coordinando l'evacuazione di oltre 4 mila passeggeri nel panico. Finora la Procura di Grosseto sta procedendo nei confronti di due soli indagati: il comandante della nave, Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. Ma, a mano a mano, che passano le ore la posizione del comandante, in carcere da venerdì, si aggrava. Schettino oggi sarà interrogato davanti al Gip, il giudice che deciderà se convalidare o meno l'arresto. Da fonti giudiziarie trapela però anche la notizia di ulteriori verifiche e del possibile invio di avvisi di garanzia ad altri ufficiali. Sulle loro teste peserebbero gli stessi capi di accusa: omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave. Dunque altri possibili co-responsabili, altri indagati per quel cambio di rotta non autorizzato. E al vaglio degli inquirenti ci sarebbe anche la posizione del comandante in seconda, Dimitri Christidis.
Per ora però si aspetta l'esito dell'interrogatorio di oggi dal Gip perché al centro dell'inchiesta resta la posizione del comandante. In cella a Grosseto è sottoposto a «stretta sorveglianza» ed è assistito da uno psicologo. «Si teme - dicono dalla Procura - che possa farsi del male». I pm ieri hanno confermato le sue responsabilità e il fermo: pericolo di fuga e inquinamento delle prove. «Lui era al comando sulla plancia. È stato gravemente imprudente e inscusabile - dice il procuratore capo Verusio - Una manovra spregiudicata su uno scoglio segnalato sulle carte nautiche». E dalle centinaia di testimonianze emerge anche che Schettino volesse «impossessarsi della scatola nera». Lui si sarebbe difeso raccontando di volerla metterla in sicurezza ma adesso, per gli inquirenti, il sospetto è che volesse inquinare le prove. La telefonata con la Capitaneria lo inchioderebbe e smentirebbe la sua linea difensiva. «Conducendo la nave su un basso fondale - aveva detto l'avvocato Leporatti - ha salvato la vita di tante persone». Ma le primi analisi sulla scatola nera smentirebbero anche questo: l'avvicinamento alla costa è stato casuale. La nave è naufragata a 150 metri dalla riva. «Non era più sotto il governo del proprio comandante - dicono dalla Capitaneria - Si stanno valutando le registrazioni prima dell'impatto e dopo: il movimento con prua verso sudest che arriva parallelo alla costa non è compatibile con i motori accesi». Al Giglio tutti sostengono che quella prassi di fare il saluto ai porti è un'usanza ma per gli inquirenti, quell'inchino e quel cambio azzardato di rotta, avrebbero fatto naufragare la nave. Per questo ieri i pm hanno ascoltato anche l'ex comandante della Concordia, l'ammiraglio Mario Palombo, 78 anni, che vive sull'isola. Per alcuni Schettino si sarebbe avvicinato «per rendergli omaggio». Ma Palombo ha chiarito: «Quella sera ero a Grosseto». Altri sostengono invece che sarebbe stata una «bravata» nei confronti del maitre di bordo, il gigliese Antonello Tievoli. Testimonianze che si incrociano a inevitabili polemiche: «Poco prima dell'impatto il comandante era al bar con una bella donna» scrive il quotidiano britannico Daily Mail. Tutto da verificare mentre anche l'armatore Costa Crociera lo scarica: «Errore umano».
Silvia Sfregola
17/01/2012