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Notizie - Politica

15/01/2012, 05:30

Finanza Timori per il crollo dei titoli del credito italiani, almeno quelli dei gruppi con ricapitalizzazione in atto

Operatori concordi: «Il problema resta la moneta unica»

Non sono pochi gli operatori di Borsa al lavoro in questo week end: dopo la gelata di Standard & Poor's si sta già preparando l'apertura dei listini finanziari di domani, a partire dalle piazze asiatiche, che saranno il primo test dopo i tagli a raffica di S&P.

Ma il clima non è da panico e, anzi, la chiusura di settimana tranquilla a Wall Street suggerisce che il generalizzato «downgrade» era già scontato. Piuttosto le preoccupazioni sono sull'euro: «Ora l'Europa politica deve fare sul serio», dice un trader che nell'ufficio con vista su Piazza Affari ha riunito i suoi giovani collaboratori. Clima calmo anche tra i meno numerosi operatori delle enormi sale operative delle grandi banche. Lì piuttosto si guarda a un problema che sembra strutturale: il crollo dei titoli del credito italiani, almeno quelli dei gruppi con ricapitalizzazione in atto o possibile. Questi i numeri: da luglio, quando cominciò l'ultimo grande calo dei mercati azionari che solo ora pare rallentare, l'indice Dj stoxx dei titoli bancari europei è sceso del 25%. Unicredit, ad esempio, è invece scivolato del 67%. Colpa di una ricapitalizzazione con modalità poco felici? Non solo: prima dei movimenti con aumento di capitale in atto, il titolo di Piazza Cordusio era già sceso del 54%. E Monte dei Paschi dall'estate ha ceduto il 60% del suo valore mentre meno peggio è andata a Intesa SanPaolo, il cui titolo da luglio comunque ha ceduto il 30%. «Il problema sta anche nei molti titoli di Stato italiani in pancia alle banche», aggiunge un operatore specializzato sul settore. Anche se le ultime aste sono andate bene? «Sì, ma erano tutti titoli con scadenza massima a tre anni: su quelli c'è sicurezza di "copertura" da parte della Bce, saranno le aste sui decennali la cartina di tornasole della salute del sistema», aggiunge. Peserà anche il «downgrade» di S&P? «Ovvio, ma era atteso, anche se forse non di due scalini per l'Italia. Ma quello che conterà di più sarà il comportamento dell'Europa politica e della Bce», conclude l'operatore. A proposito della Banca centrale europea, altri propongono la mossa che Francoforte compri direttamente in asta e non sul mercato secondario i titoli di Stato dei Paesi più a rischio. Ma sembra una scelta troppo audace – e con implicazioni politiche importanti – per il "board" guidato da Mario Draghi, che per ora attende proprio le decisioni della politica per intervenire, anche se un'accelerata sul fiscal compact potrebbe facilitare il compito dell'Eurotower. Che potrebbe agire magari sui tassi, tenuti fermi all'1% e che già in febbraio-marzo potrebbero scendere ancora. Perché il problema è e rimane l'euro. Negli ultimi scambi ufficiali della settimana la moneta unica è stata scambiata a 1,26 dollari, rimanendo al livello più basso degli ultimi 16 mesi. E le previsioni di apertura dei mercati sono negative. «Non sarà Standard & Poor's ad affossare l'euro, ma solo i politici possono salvarlo», interviene un trader sui mercati valutari.

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15/01/2012










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