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06/12/2011, 09:35

Nanotecnologie, la scienza totale
dalla fisica alla biologia molecolare

Tre scienziati italiani premiati in Giappone per le loro ricerche. In un futuro vicino "microrobot" sostituiranno le cellule malate. Il segreto è nell'incrocio tra biotecnologie, elettronica e neuroscienza.

Nanotecnologie Ma cos'è la «nanotecnologia» che, specialmente negli ultimi due o tre anni, sempre più spesso si sta affacciando dai laboratori di ricerca sulla vita di tutti i giorni? La risposta in due parole: il futuro. E un futuro nel quale l'Italia sta avendo (e sempre più avrà) un peso determinante. Sono stati consegnati a Kyoto, in Giappone, i premi «Marco Polo della Scienza Italiana» a tre campioni della ricerca tricolore, in primo piano nel settore delle nanotecnologie e per l'impegno nella promozione di progetti di ricerca congiunti e di network scientifici tra istituzioni italiane e giapponesi. Insomma, i giapponesi in materia di scienza e tecnologia saranno pure dei campioni... ma noi non siamo da meno. Il dato fondamentale in materia di nanotecnologie va comunque centrato nell'interdisciplinarietà. È proprio l'incrocio tra fisica, biotecnologie, neuroscienze e informatica che, in tempi brevi, avrà un impatto rivoluzionario non solo sul mondo della tecnologia, ma soprattutto sulla vita quotidiana delle persone. La premiazione si è svolta a Kyoto, nel corso del seminario «Collaborazione scientifica e industriale tra Italia e Giappone nel campo delle nanotecnologie», patrocinato dal Consolato italiano, dall'Ambasciata italiana in Giappone e dall'Istituto di Cultura italiana di Osaka. Un incontro attento alla scienza in quanto tale, ma anche all'antica amicizia, basata su rapporti culturali, scientifici, industriali, nonché turistici, tra Italia e Giappone. Una sintonia speciale, quella tra i due paesi, che proprio nel settore delle nanotecnologie sta dando preziosissimi frutti. Durante il seminario il console Generale Maria Andrea Vattani e il sindaco di Kyoto, Daisaku Kadogawa, hanno consegnato ai tre scienziati i premi «Marco Polo della Scienza Italiana».

I premi «made in Japan» sono andati a: Aldo Di Carlo, professore di Optoelettronica al dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'Università di Roma Tor Vergata; a Marco Bettinelli, docente di Chimica al dipartimento di Biotecnologie dell'ateneo di Verona e a Francesco Gonella, professore di Fisica al dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi dell'Università Ca' Foscari a Venezia. Alla giornata di studi, cui ha partecipato anche il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Osaka, Luigi Romani, sono intervenuti alcuni tra i maggiori scienziati che a Kyoto svolgono attività nel settore delle nanoscienze e i massimi esponenti giapponesi della ricerca scientifica in ambito accademico. Alla grande manifestazione erano presenti anche i rappresentanti dell'imprenditoria e delle più importanti aziende giapponesi legate alle nanotecnologie. In Giappone infatti il collegamento tra ricerca, sviluppo e industria è strettissimo. E su questo abbiamo da imparare. Ma, infine, cos'è la nanotecnologia? Una scienza che consente di intervenire sulla materia atomo per atomo. Ovviamente farlo con le «mani» sarebbe come tentare di prendere il manico di una tazzina da caffé con una scavatrice... Le ricadute sulla vita di tutti i giorni sono roba da «Star Trek»: elettronica molecolare e computer quantistici, celle solari superefficienti e biosensori, uomini potenziati in grado di raggiungere prestazioni atletiche inimmaginabili. E poi i nano-farmaci e addirittura i nano-robot, capaci di riparare le cellule difettose del corpo o addirittura di sostituirle. Una per una.

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Antonio Angeli

06/12/2011

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