La situazione nel «regno» di Assad si fa ogni giorno più caotica ed è ormai a un passo dalla guerra civile. L'Occidente con Stati Uniti e Francia in testa spingono all'Onu per nuove sanzioni contro Damasco, ma Russia e Cina si oppongono. La Lega Araba tenta di surrogare le Nazioni Unite e imporre al regime di Bashar Assad un embargo per indurlo a porre fine alla repressione, ma Damasco sembra non temere nulla. Stop ai voli commerciali fra i paesi arabi e la Siria e stop ai viaggi dei componenti del regime di Damasco ai quali verranno anche congelati i conti bancari. Sono queste alcune delle sanzioni economiche decise questa sera in una nuova riunione dei ministri degli esteri della Lega araba, che hanno preso atto del fatto che Damasco non ha posto fine alle violenze e non ha firmato il documento che dà via libera alla missione di osservatori. I paesi arabi sospenderanno le transazioni commerciali con il governo siriano e con la banca centrale di Damasco. Congelati anche i progetti di investimento arabi in Siria. La decisione assunta ieri sera, con diciannove sì, un no del Libano e una riserva dell'Iraq, segna una nuova tappa delle pressioni esercitate della Lega araba sulla Siria nel tentativo di porre fine a mesi di atroce violenza contro la popolazione civile. In questo scenario convulso di «primavera araba» abortita gliStati Uniti hanno inviato la portaerei Uss George H.W. Bush a incrociare al limite delle acque territoriali siriane, lasciando dietro al VI Flotta. Nel contempo, però, nel porto siriano di Tartus sono alla fonda tre navi da guerra russe. Non solo ma Mosca avrebbe fornito nuovo aerei e lanciamissili al regime incurante della situazione esplosiva nel Paese. La Russia ha voluto dare un appoggio esplicito al presidente Assad e soprattutto un messaggio a Stati Uniti e Nato di non tentare di ripetere l'operazione «Libia». In più di un'occasione, esponenti del governo moscovita hanno ribadito che la Russia si opporrà con ogni mezzo a eventuali «azioni militari contro il legittimo governo di Damasco». Il clima è teso anche tra Damasco e il Vaticano. Il governo siriano ha chiesto nei giorni scorsi alle autorità ecclesiastiche di espellere dal Paese il gesuita padre Paolo Dall'Oglio, che opera da 30 anni in Siria e vive presso la comunità monastica Mar Mousa, cattolica di rito siriaco, da lui stesso fondata a circa 80 chilometri della capitale siriana Damasco. Sono in corso infatti trattative fra la stessa chiesa siriana e le autorità per evitare che Dall'Oglio venga espulso. Dal Vaticano confermano che la situazione del religioso non è ancora definita. Il gesuita si è distinto in questi mesi per aver promosso un tentativo di riconciliazione nazionale, di rifiuto della violenza e di apertura al dialogo con le forze di opposizione. Mau.Pic.
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28/11/2011