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26/09/2011, 22:55
Chiusa inchiesta su una frode da 450 milioni. Il marito ritenuto il capo dell'associazione a delinquere.
Già si conoscevano, in parte, le accuse contestate al marito e oggi, a sorpresa, dall'avviso di chiusura delle indagini per una maxi-frode fiscale da 450 milioni di euro collegata alla famosa "lista" di clienti dell'avvocato svizzero Fabrizio Pessina, è saltato fuori anche il suo nome.
La cantante Marcella Bella, quella che quasi 40 anni fa portò a Sanremo le sue "Montagne verdi", è indagata per aver evaso il fisco per oltre 2,5 milioni di euro. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Milano hanno notificato l'atto di conclusione dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio, alla cantante, al marito Mario Merello, ed altre 18 persone, tra cui proprio il professionista svizzero Pessina, a cui nel 2009 venne sequestrato un pc con una lista di oltre 500 clienti su cui gli investigatori cominciarono a fare accertamenti. L'inchiesta chiusa oggi, infatti, è una "costola" delle indagini sulle presunte irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia (zona sud di Milano) con "fondi neri per 27 milioni di euro", che vede a processo l'imprenditore Giuseppe Grossi, anche indagato dalla Procura di Monza per il presunto giro di mazzette in relazione alle aree ex Falck e Marelli.
Pessina venne arrestato nel febbraio del 2009 e, proprio seguendo le indicazioni del flusso di nomì trovato nel suo computer, gli inquirenti milanesi sono riusciti a ricostruire lo schema operativo di una "associazione per delinquere". Costituita, secondo l'accusa, dal marito della cantante, da Pessina stesso, dal commercialista Sirio Zanoni e dal consulente societario Tonino Cola. I quattro, stando all'avviso di chiusura, avrebbero compiuto "plurimi reati di frode fiscale, attraverso una stabile organizzazione avente struttura e vocazione transnazionale, che operava" in Italia, Austria, Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, British Virgin Islands, Stati Uniti e Principato di Monaco. In particolare, venivano costituite società ad hoc nei paradisi fiscali, le quali emettevano fatture false per operazioni inesistenti e il sistema off shore consentiva così ai clienti dell'associazione criminale (gli altri 16 indagati) di abbattere il carico fiscale e reimpiegare poi le somme illecite. Merello, come scrivono i pm, sarebbe stato il "promotore e comunque capo" dell'associazione, perché, secondo l'accusa, avrebbe reperito i "clienti a cui proporre le operazioni fiscali illecite", mentre Pessina invece si sarebbe occupato delle "operazioni estero su estero". Cifre imponenti: oltre 255 milioni di fatture false e oltre 190 milioni di euro portati all'estero con operazioni di "falsi scudi fiscali".
I componenti dell'associazione sfruttavano lo stesso meccanismo per nascondere i propri capitali e, a volte, quelli dei familiari: secondo l'accusa, è questo il caso di Marcella Bella, indagata in concorso con il marito e con Zanoni, Pessina e Cola, per infedele dichiarazione dei redditi (quella presentata nell'ottobre 2003). Avrebbe omesso "di rappresentare le disponibilità economiche in territorio estero", oltre 9,4 milioni di euro, e avrebbe così evaso la relativa imposta nella misura di "oltre 2,5 milioni di euro". Il reato però, da quanto si è saputo, è prossimo alla prescrizione.
26/09/2011