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Notizie - Politica

29/07/2011, 08:43

L'editoriale

Vi racconto cosa è successo
nella "notte dei cretini"

DI MARIO SECHI Ecco la verità sul video che spopola su internet. Ero sul palco. I fischiatori erano sei. Il ministro ha sbagliato ma...

Il ministero Renato Brunetta sul palco a Viterbo In principio fu il «cretino!» di Tremonti a Brunetta. Ora è il «cretino!» di Brunetta al kontestatore senza volto. Et voilà, 3 minuti e 37 secondi di filmato su internet riducono oltre un’ora di dibattito aspro, sincero - e reale - tra il direttore de Il Tempo e il ministro Brunetta nell’irrealtà virtuale di un Paese che temo stia smarrendo il significato della parola libertà. Ma visto che la proiezione fa diventare reale l’irreale, visto che lunedì con Brunetta su quel palco c’ero io, racconterò come sono andati i fatti nella loro disarmante semplicità. Senza montaggi, pause, né sequenze da masterizzare. Insomma, ecco il film della notte dei cretini. Questi fanno comodo a tanti. Ma chi li usa? Esterno notte. Viterbo. Piazza incantevole, illuminata da un gioco di luci e un bel palco, scenario perfetto per un faccia a faccia. Brunetta, noto per la sua puntualità maniacale, arriva con qualche minuto di ritardo. Pienone. Posti in piedi. Saluti. Stretta di mano. Microfono. Via, saliamo sul palco. Tutto come da copione.


Avevo previsto la comparsa della figura del contestatore e con il mio amico Giampaolo Rossi che mi accompagnava ne avevo incontrato un paio per strada. «Vergogna!» mi aveva apostrofato uno le cui sembianze erano piuttosto alcoliche. Inutilmente con Giampaolo l’avevo interrogato sulle origini e ragioni, sui misfatti che avrebbero dovuto farmi arrossire. Egli, rosso rubizzo, tirò ondeggiando dritto.


Copione già scritto. Così un pugno di persone comincia a fischiare. Dal palco sono letteralmente ombre. Al limite voci. Meglio definirli rumori.


Perché di ragionamento articolato non v’è traccia. Cerco di stemperare il clima con un po’ di ironia: “Bene, abbiamo la quota di dissenso”. E provo a introdurre l’intervista-dibattito nel miglior modo possibile, cioè dando la possibilità a Brunetta di raccontare chi è e da dove viene, le sue umili origini, la Venezia delle bancarelle, una storia lontana anni luce dai ministeri, dalle auto blu, dalla casta. Niente. Sforzo vano. Ancora fischi. A prescindere. Il novantanovevirgolanovepercento del pubblico attende pazientemente che si possa discutere di politica, ma una minoranza - cinque sei persone, forse meno - fa rumore impedendo agli altri di parlare e alle altre centinaia di persone di ascoltare.


Brunetta purtroppo passa direttamente al brunettese: «Cretino!». Non ci posso credere. A me scappa da ridere e chioso: «Incredibile». Spiego dal palco che fischiare non serve a nulla, tanto si va avanti. Invito Brunetta a ignorarli «’che è la cosa migliore». Nada de nada. La scenetta surreale del fischia, insulta e ribatti va avanti per un po’, un ping pong di una decina di minuti in tutto, poi finalmente si riesce a partire con ritmo e continuità. E si va lisci fino in fondo. Tra il sottoscritto e Brunetta si svolge un dibattito duro, aspro, ce le diamo di santa ragione sulla manovra economica, la spremuta di tasse, i giornali, la casta, i tagli che non ci sono ai costi della politica. Scintille. Tutto questo dialogato e serrato confronto nei tre minuti e trentasette secondi di filmato che va online non c’è. Va in rete un assemblato di realtà, un frammento che nel montaggio e nella sceneggiatura che ne scaturisce diventa verità assoluta nella sua ingannevole parzialità virale. E l’incontenibile Brunetta sarà quello che dà del «cretino!» a una massa urlante che massa non era. Non si vedrà mai in video il passaggio in cui dice chiaramente che il dissenso è legittimo, che la politica deve esser capace di ascoltare e nello stesso tempo di assumersi le sue responsabilità. Si vedrà solo il ministro replicare a muso duro: «Voi non lavorate, siete dei cretini». Olè. Corrida totale. Brunetta conosce il meccanismo dell’informazione in tempo reale, sa bene che la rete mette in moto e moltiplica lo stesso messaggio, fino a banalizzarlo e farne un motivetto rap. Puoi fare un discorso da premio nobel dell’Economia, ma se ti scappa un «cretino!», il tuo messaggio finale diventa quello. Giusto o sbagliato che sia, così funziona il congegno del world wide web che, a sua volta, poi finisce sui giornali e sulle televisioni, amplificando l’errore e l’orrore, oscurando e donando luce a verità che sono parzialità.


É questa la libertà? Dobbiamo chiedercelo, perché temo che di questo passo la parola diventerà un contenitore vuoto che ognuno riempierà con quel che gli pare. Riavvolgiamo il nastro dall’inizio della serata. Centinaia di persone si ritrovano in una piazza per assistere a un dibattito polico. La loro libertà è quella di muoversi, riunirsi e poter ascoltare. Poi possono condividere e dissentire. Possono fischiare, stare in silenzio o applaudire. Nello stesso posto, nello stesso istante, un manipolo di persone decide che il dibattito va coperto con i fischi. Benissimo. Dove comincia e dove finisce la libertà di chi fischia? Il succo della faccenda sta tutto qui. Fino a quando il legittimo dissenso di una minoranza - tal era - riunita in una piazza può prevaricare la libertà di espressione di un altro gruppo? Quando comincia e quando finisce la libertà di chi vuole coprire la tua parola con il suo rumore? Legittima protesta? O sopraffazione? Io penso che la libertà del mio prossimo finisca esattamente quando danneggia quella di un altro. Allora la libertà diventa un arbitrio. E bisogna trovare forme, modi e un minimo di condivisione di regole civili. Quella cosa che si chiama rispetto. Reciproco, of course.

 
L’errore di Brunetta è quello di non accettare il dato di fatto che con i fischi non c’è alcuna speranza di dialogo. Lui, trascinato dal carattere, reagisce abbassando il suo linguaggio a quello dell’interlocutore. Passa all’insulto. Errore. É un ministro della Repubblica, deve sopportare, anche stoicamente, e tenere alto il livello del dibattito. Deve ignorare. Deve incassare. E ripartire. Regola numero uno del giocatore di biliardo: calma e gesso. Chi spezza in due la stecca, alla fine perde la partita. È anche la regola di ogni buon dibattito pubblico, radiofonico o televisivo. Essere di ghiaccio. Caldi fuori. Freddi dentro. Ragionare contro chi urla. Smontare con la logica chi ti assale a colpi di decibel.


È vero che non tutti hanno voglia di porgere l’altra guancia, ma il «cretino!» brunettiano sparato dal microfono verso la piazza non si limita a rimbalzare tra le case di Viterbo. Ripreso in video, finisce regolarmente in rete. Dalla rete si proietta su tutti i computer fissi e portatili, telefonini e tablet. Alla fine il «cretino!» diventa un tormentone di massa che viene impaginato dai giornali e telegiornali e il circuito si chiude al punto che diventa un esercizio sterile spiegare che cosa è accaduto e le tue ragioni. Punto. Senza questo self control la via della barbarie è spianata. Cieco rumore. Questo fenomeno ha molto a che fare con la diffusione di internet. La banalizzazione del messaggio sulla rete è micidiale. Consiglio al ministro Brunetta e a chi ha voglia di capire cosa è successo con lo sviluppo della Rete in questi anni, la lettura di uno splendido saggio di Andrew Keen intitolato «The Cult of Amateur». L’autore è uno dei protagonisti della scena della Silicon Valley e con un’intelligenza beffarda mette a nudo come la diffusione del free content, del contenuto libero, del cazzeggio senza controllo di fonte e autore, sulla rete abbia distrutto il valore del sapere, dell’autorevolezza e della responsabilità. Il direttore de Il Tempo se diffama viene chiamato a risponderne in tribunale. Nei social network gli utenti pensano invece di vivere in una sorta di mondo dell’impunità. In tanti scrivono cose terribili, false e pensano che tutto questo sia reale, intelligente e soprattutto legale. Non solo. Quella è la verità. Questo è il destino che attende inesorabilmente anche il dibattito di Viterbo. Liofilizzato in tre minuti e trentasette secondi di cui si ricorderà solo quel che Fruttero e Lucentini avevano messo impietosamente a fuoco nel magma nella nostra società contemporanea: la prevalenza del cretino.


 

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Mario Sechi

29/07/2011

  • 02/08/2011 10:11
    Buongiorno a tutti. Trovo l’analisi della serata di Frosinone, slavata e distillata anche se moderata e per questo le porgo i miei complimenti. Però vede, dott. Sechi, manca di una considerazione basilare: un ministro che percepisce denaro dagli ITALIANI, non può in alcun modo permettersi di offendere chicchessia, quindi se anche una piccolissima parte della platea dovesse contestare un evento come quello trascorso, per la democrazia, deve essere preso in considerazione. Altrimenti è dittatura volere che tutti vogliano bene al ministro (anche il Papa è contestato). Sono comunque contento che, nel suo piccolo, il ministro brunetta abbia rivelato la sua vera natura. Buon lavoro.
  • 29/07/2011 19:53
    non può un ministro della repubblica, definito ONOREVOLE trattare così la piazza con tutti i malumori e anche le sue contradizioni , però è sempre l'espressione della gente . il ministro fà schifo . e poi chi gli ha detto che è l'espressione di 60 milio0ni di italiani? lui rappresenta il 26% del 65% dei votanti quindi il 17% .
  • 29/07/2011 18:34
    Brunetta ha ragione: Quelli sono disperati perché, con un ministro come lui, sono persone in preda allo sconforto, che hanno perso ogni speranza. Brunetta ha ragione: quelli sono disgraziati perché, con un ministro come lui, sono bersagliati dalla malasorte e colpiti da continue disgrazie. Brunetta ha ragione: quelli sono cretini perché ascoltare una persona come lui dimostra carenza di intelletto. Continuando di questo passo penso si sia arrivati ad un punto di non ritorno. Come può un ministro della Repubblica insultare con tanto spregio e disprezzo quanti sono afflitti da sconforto e privi di speranza con la classe politica che ci ritroviamo? E come può un Presidente del consiglio consentirgli simili atteggiamenti? Penso che questo figuro sia afflitto da un complesso di inferiorità e da frustrazioni che riesce a scaricare solo col disprezzo del suo stesso genere. Per lui tutti siamo ignoranti. Pensa che meno male che Brunetta c’è ma sarebbe meglio se, sulla scena politica, non ci fosse.
  • 29/07/2011 17:28
    Caro Direttore, il problema non è l'attuale incapacità degli uomini delle istituzioni di pensare , parlare e comportarsi come tali , ma piuttosto la remissiva accettazione delle maggioranze che subiscono passivamente le continue contestazioni su tutto e tutti (purché, riconducibili in qualche modo al centrodestra) da parte delle solite infinitesimali minoranze (la cui ideologia è nota a tutti), che impongono violentemente e , impunemente, il loro esclusivo punto di vista. Sbaglio, o la fondazione del famigerato ventennio fu possibile anche grazie ad analoghe tecniche di capillari ( e violente) contestazioni ? Ovviamente, sono consapevole che il nostro prossimo futuro non contempla l'uso di camicia con colore "funereo", bensì l'uso di una di colore "infuocato" , ma , la cosa comunque non conforta una persona come me (e, credo come Lei) avvezza ad indossare camicie di un colore frutto di un ragionamento che non prevede imposizioni di sorta.
  • 29/07/2011 16:36
    Grande Brunetta, grande Sechi! Per fortuna che c'è un Italia diversa da quei quattro contestatori.....
  • 29/07/2011 15:22
    Caro Direttore, mi fa venire le lacrime agli occhi ogni volta che la leggo. Grazie. Nel momento in cui sono furibondo per la manovra finanziaria e per tutto il corollario di mancate riforme, proprio ora trasalgo di fronte alla montante acrisia, il partito preso, di molti concittadini che peraltro rispetto. Nonostante tutto mi siedo, senza imbarazzo, vicino ai Ministri Tremonti, Brunetta e Sacconi. Non rinuncio ad esercitare il mio giudizio aspramente severo nei loro confronti ma non dubito della loro buonafede, delle loro capacità tecnica e politica: sono ministri di primissimo piano. Proprio per questo vorrei molto di più da loro. Spero tanto che Renato, vorrei chiamarlo così, voglia ravvedersi e proprio per la sua specchiata storia personale si faccia più accorto nel non cedere alla pancia. È dotato di intelligenza troppo acuta per non riuscire a dominarsi nonostante ogni stanchezza, appesantimento e frustrazione soffra.
  • 29/07/2011 13:33
    Non è tanto il "cretino" il problema, ma il "non lavorate". Non si capisce se uno è cretino perchè interrompe o è cretino perchè precario o disoccupato, oppure se tra cretino e "non lavorante" ci sia addirittura equivalenza. Errore grave di Brunetta è stato quello. Il non lavorare può avere molte cause e non è solitamente un insulto, ma una condizione.
  • 29/07/2011 13:29
    Caro Calò...la tua ignoranza ti sta ingoiando!!!!!!
  • 29/07/2011 13:04
    Cretino significa anche imbecille…brutte parole che Brunetta usa con soddisfazione ma… non c’è da offendersi più di tanto visto che Tremonti lo ha classificato cretino. Lo abbiamo sentito e visto tutti in TV. Ora sappiamo l’opinione alta di cui gode Brunetta tra i suoi simili parlamentari che è la stessa anche di molti italiani che non lo hanno mai eletto. Già lui è stato “impiantato” direttamente in virtù della legge porcellum… a condizioni normali gli italiani non credo che lo avrebbero mai eletto… ci pensi.
  • 29/07/2011 12:52
    Ci sono tanti modi per essere definito "cretino". Brunetta è sicuramente persona colta nel suo campo ma è evidente il suo carattere non carismatico e provocatorio. Ne ha dette troppe e ormai è incasellato e la gente lo conosce...e non lo sopporta.
  • 29/07/2011 10:43
    e come si permette il ministro di offendere sempre qualcuno con parolacce, impari l'educazione. per i fischi non è mai morto nessuno.
  • 29/07/2011 10:08
    Bellissimo riassunto, direi che Lei dovrebbe fare lo scrittore. Io comprerei sicuramente i suoi libri. Tuttavia, a proposito di Brunetta devo rilevare che se il ministro non voleva essere contestato poteva parlare in TV o in una platea scelta magari in un teatro chiuso. Quando si va in piazza si deve accettare tutto della piazza. Lui come al solito (Bossi insegna) si lascia andare a esternazioni di cui non ne sentiamo il bisogno anzi spero che finiscano prestissimo (siamo stufi). Il problema è che la politica odierna inesistente è stata sostituita dall’arrogante e incapace casta. Guardi Bossi come risponde al Presidente della Repubblica… Cretini? In effetti siamo tutti cretini perché non sappiamo reagire come i “mangiatori di loto” di omerico ricordo…
  • 29/07/2011 09:53
    CRETINO è LUI e chi gli ha votato per farsi rappresentare da sto imbecille.- vai TU a lavorare, che sei sempre stato assenteista.- Buffone
  • 29/07/2011 09:35
    Nulla da eccepire, dott. Sechi. C’è semmai da analizzare il perché, nella nostra italietta, l’aspetto culturale trainante è riassumibile nel termine “deresponsabilizzazione”. Dopo decenni di bombardamento televisivo intriso di “easy life”, dopo esempi poco edificanti provenienti dal mondo delle nostre istituzioni ed anche, mi consenta, dopo anni di progressivo decadimento del modo di fare giornalismo (parlo del giornalismo urlato e gossiparo alla Feltri & Co.), oramai una parte della società è divenuta incapace di discernere tra l’informazione e l’immondizia. Stia però tranquillo, dott. Sechi: la gente che legge gli editoriali e che cerca di seguire consapevolmente i fatti della nostra società è ancora in grado di distinguere, ed è questa gente che è in grado di muovere gli equilibri. Gli altri, alla fine, tolte loro le vuvuzelas, sono soltanto annoiati spettatori.
  • 29/07/2011 09:31
    Si vive per slogan, si pensa per slogan, non ci si sofferma su nulla. Tutto è liquido, tutto va sintetizzato. Le spiegazioni non contano, l'analisi del cadavere Italia non conta più: si vuole la resurrezione; neanche più la cura. Le parole del ministro non contano più nulla, scorrono via "come lacrime nella pioggia". Edoardo M.Rizzoli
  • 29/07/2011 09:28
    Caro Sechi, condivido la sua analisi e nel contempo la giudico monca. Nel senso che Brunetta avrà pure “sbagliato”, istituzionalmente parlando, ma almeno ha il coraggio di non essere ipocrita e di essere onesto con se stesso e con gli altri. Semmai la mia riprovazione va verso la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, informe massa donabbondiana che della viltà delle proprie opinioni e della cialtroneria della propria inazione fa carburante per pochi mononeuronali imbecilli disturbatori di professione, alimentati a vino e birra dai locali sinistri. Se una decina di persone si fosse levata a protestare per le interruzioni e le inutili “forze dell’ordine” fossero intervenute ad impedire l’oltraggio (ma se ci fosse stato Bersani si sarebbero mosse, eccome!) ci saremmo risparmiati il video che, guarda caso!, per Brunetta o altri del PDL è sempre pronto. Con stima. Michele Calò
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