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Notizie - Interni Esteri

23/07/2011, 08:26

L'editoriale

La guerra continua

DI MARIO SECHI Tutti noi alla Norvegia ci pensavamo di striscio, forse neanche. Eppure proprio a Oslo il destino beffardo ha deciso di mettere la firma del terrore. Pensateci bene, cari lettori, il centro della città che assegna il premio Nobel per la pace ieri assomigliava a una ghost town, una metropoli spettrale.

Una delle vittime dell'esplosione a Oslo Un anno fa un articolo su The Atlantic che oggi risulta profetico ricordava questo memorabile scambio di battute a distanza tra George W. Bush e Osama Bin Laden. Erano i giorni sulfurei dell’attacco alle Due Torri, dei tremila morti, di un’America smarrita ma pronta a reagire. E il presidente disse: «Ci attaccano perché odiano la nostra libertà». Il capo di Al Qaeda rispose così: «Si chieda perché non abbiamo mai attaccato la Svezia».


Dieci anni dopo, la Svezia no, ma la Norvegia sì. Il Paese confinante. Tutti noi alla Norvegia ci pensavamo di striscio, forse neanche. Eppure proprio a Oslo il destino beffardo ha deciso di mettere la firma del terrore. Pensateci bene, cari lettori, il centro della città che assegna il premio Nobel per la pace ieri assomigliava a una ghost town, una metropoli spettrale. Perché quando un’intera nazione percepisce la minaccia, il pericolo collettivo, è chiaro che tu hai già perso un pezzo della tua libertà. Se fino a ieri passeggiavi tranquillo senza far troppo caso a quello che avevi intorno, oggi i tuoi sensi sono improvvisamente vigili, ipersensibili, un radar. Si chiama paura. I terroristi se ne nutrono e la producono.


E dunque nel profondo nord dei fiordi, della ricchezza energetica, dell’opulenza che nasce dal petrolio del Mare del Nord ora fanno i conti con quella sigla che si pensava sepolta per sempre nell’oceano assieme al corpo di Osama. Dall’11 Settembre a oggi la nostra conoscenza del fenomeno jihadista si è molto approfondita. Sappiamo che Al Qaeda è più una sigla che un’organizzazione ramificata, che la formula del franchising ha sostituito quella dell’addestramento negli ex santuari dell’Afghanistan e del Corno d’Africa, che Bin Laden era sempre il capo ma non per questo insostituibile, che per organizzare un attentato efficace più che denaro e risorse materiali servono intelligenza, pianificazione e l’effetto sorpresa. Diciamo la verità, non esiste un Paese capace di blindarsi totalmente rispetto a questo pericolo, ma se osserviamo la scia di attacchi multipli non possiamo fare a meno di notare che il target, l’obiettivo dei qaedisti fai-da-te si è abbassato notevolmente: un tempo gli obiettivi erano il Grande Satana, gli Stati Uniti, il suo principale alleato e cugino, la Gran Bretagna, e a scalare tutti gli alleati di un certo peso. Ma quando l’Occidente ha preso consapevolezza del pericolo e si è fatto più prudente, attrezzandosi con nuovi sistemi di autodifesa interna, i professionisti del terrore hanno dovuto ripiegare su altri paesi. India e Norvegia, appunto. Il problema non è chi sarà il prossimo, ma come non ripiegare su se stessi. In Europa il dibattito pubblico ha completamente cancellato il tema del terrorismo islamico e delle sue ramificazioni nel Vecchio Continente. Parlarne è politicamente scorretto, evocare le dottrine dei neoconservatori - oggi più che mai attuali - equivale a beccarsi una scomunica dal salotto. Ma quelli che sognano il Califfato e la Conquista di Vienna non lasciano il kalashnikov per prendere la zappa. Intendiamoci, l’Occidente ha compiuto molti errori di valutazione, ma il peccato più grande è quello di continuare a vergognarsi di essere se stesso. Abbiamo aperto in Italia un surreale dibattito sull’Afghanistan, per non parlare di come riusciamo a far finta di non essere in guerra pur essendolo (vedi alla voce Libia). È questo il punto fondamentale della questione: non voler mai fare i conti con la realtà, continuare a sognare un mondo ideale, dove il terrore esiste solo per gli altri, le minacce globali sono locali e il semplice disimpegno da tutto ti mette al riparo dei proiettili. Poveri illusi. Non è lasciando la trincea che la guerra scompare, non è posando il fucile che il nemico smette di odiarti. Le teorie isolazioniste fanno sempre a pugni con la volontà di potenza del nemico. Questa tentazione è un’ondata che compare spesso nella politica americana, e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è una costante della politica europea, pronta a sventolare la bandiera della pace a patto che la guerra la facciano gli altri. Nessuno è immune dalla minaccia e sarebbe ora che non solo uno sparuto gruppo di politici e intellettuali, ma l’intera nazione discutesse seriamente di che cosa significano sicurezza e difesa nel ventunesimo secolo.


L’Italia è la porta del Mediterraneo, ha un non poco importante passato coloniale, e la sua tradizione di relazioni con il Medio Oriente consolidata. Vorrei sommessamente ricordare alle anime belle, che mentre scriviamo, i nostri Tornado bombardano la Libia. Le dittature prima o poi cadono. Tutte. C’è chi sostiene che potevamo sottrarci alla campagna militare nel Nord Africa. Io credo di no. Come non possiamo sottrarre lo sguardo dalle immagini della tragedia di Oslo. Dai volti spauriti dei fratelli norvegesi. Bisogna saper guardare il sangue per non essere vinti.


 

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Mario Sechi

23/07/2011

  • 26/07/2011 13:31
    Gentile Sechi, io apprezzo sempre la sua lucidità e chiarezza. Ma qui il dissenso è profondo. Non credo all'11 settembre, e ne ho prove, e men che mai credo nell'attentato della jahd islamica. Esiste anche un terrorismo dovuto all'agevolazione di manovre "finanziarie" e su questo si dovrebbe discutere, in primis.
  • 24/07/2011 01:13
    Somaticamente Assange.
  • 23/07/2011 17:20
    Esorto i giornalisti ad essere coerenti con la loro missione e a non fare disinformazione... grazie al cielo oggi esiste internet in cui poter ricercare e trovare una versione il più possibile vicina alla realtà! NO all'estremismo qualunque esso sia , e in questo caso pare di destra! Promuoviamo la cultura del dialogo e della non-violenza!
  • 23/07/2011 14:44
    Infatti, la Svezia e la Norvegia non sono state attaccate. Guardiamo invece al pericolo che viene dall'interno, il nostro, ideologico e religioso.
  • 23/07/2011 12:56
    Sechi lei non sarà il più bello ma è sicuramente il più grande editorialista vivente.Grazie d'esistere
  • 23/07/2011 09:41
    Discutere seriamente di che cosa significano sicurezza e difesa nel ventunesimo secolo? Non basta perché il substrato è costituito da una società che sempre di più allarga le differenze tra ricchi e poveri. Quest’utimi non hanno più nulla da perdere (per esempio Africa) ed è logico che si dirigano verso i paese ricchi, gli stessi che troppo spesso li hanno sfruttati e mantenuti poveri senza creargli una economia anzi facendolo morire di malattie che sarebbe sufficiente una aspirina o un semplice antibiotico per guarirle. Terrorismo? Brutto affare che si cura non con la demagogia politica in cui noi siamo maestri ma con il fare a livello mondiale. Oggi invece si assiste non solo in Italia a governi non politici ma di casta e i risultati si vedono …in negativo!
  • 23/07/2011 09:34
    Oggi fare i conti con le realtà? e chi li vuole fare. Oggi si parte per le vacanze, oggi nessuno vuole pensare a bollette, crisi internazionali, attentati. Oggi da noia. Domani sempre domani. Il domani è il mantra dell'italiano. Viene arrestato Papa? peggio per lui.E' la fine che dovrebbero fare tutti i parlamentari. Che l'italiano comune si domanda se non sia la sua di libertà ad essere minacciata? no, ma che scherziamo. Oggi il problema sono le lunghe code al casello, e poi che ha fatto Kate? e William? che vestito indossava la Canalis? Vabbé sotto l'ombrellone sputtaniamo un pò i politici per fare conversazione con il vicino. Che vuoi di mondiali non si può parlare!Siamo italiani aspettiamo. Neppure Godot. passerà se qualcuno ci risolve i problemi è meglio altrimenti aspettiamo. Passerà. Edoardo M.Rizzoli
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