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22/05/2011, 05:30

Notizie - Cultura e Spettacoli

Dopo «La psichiatra»L'ultimo libro di Wulf Dorn Il gioco dell'essere e apparire tra brividi e ossessioni

Il superstite

Morti, suicidi e sangue nella clinica dei matti

di NATALIA POGGI
Ancora una storia di sana paura e lucida follia all'ombra dell'inquietante clinica psichiatrica Waldklinik, già teatro delle gesta dell'ormai celebre psichiatra Ellen Roth (presto protagonista di un thriller cinematografico). Il nuovo libro di Wulf Dorn, autore di best-sellers ad alto contenuto adrenalinico nonchè impiegato in un ospedale psichiatrico, s'intitola «Il superstite» (Ed. Corbaccio) ed ha come protagonisti, psichiatri picchiati, pazienti (con familiari, amici e vicini di casa) della Waldklinik che, come dice il suo nome, dovrebbe essere una ridente e rigenerante clinica per soggetti con disturbi mentali nel verde di una placida e superefficiente città della Germania meridionale. Ma non lo è. Chi ha letto «La psichiatra» (opera prima di Dorn, solo in Italia un successo da 100.000 copie e cinque mesi di permanenza nelle classifiche dei libri stranieri più venduti) sa infatti che l'apparenza inganna. E che quello che sembra scontato non lo è mai. Che i drammi umani, gli sconvolgimenti dell'esistere, le tragedie familiari, i complotti, i presentimenti, gli incubi e i ricordi dell'infanzia, hanno sempre una molteplicità di livelli. Questo non sarebbe sufficiente a spiegare il successo dei libri di Dorn che hanno il potere di ammaliare, o meglio catturare il lettore fin dalle prime pagine. «Dorn è un narratore nato» ha detto di lui il collega Andreas Eschbach. E come non dar ragione all'illustre autore di «Lo specchio di Dio» tra i libri più letti in Germania negli ultimi anni? Infatti «Il superstite» decolla da subito. E vola alto fin dalle prime pagine. Promette faville e le mantiene. Fino in fondo, cioè a pagina 450. «Il superstite» inizia con la storia di uno psichiatra Jan Forstner che una notte di 23 anni prima ha avuto due shock: la scomparsa del fratellino Sven nel bosco di notte e la morte del padre in un incidente d'auto. Due eventi rimasti nel mistero. Per Dorn (e il suo protagonista Forstner) è giunto così il momento di risolverli. Sarà un processo lungo e doloroso, con false piste, colpi di scena e improvvisi retroscena, tanti morti ammazzati e pure suicidi scenografici. Il sangue scorre a litri in questo libro ma anche la suspence. È il talento innato di Dorn: uno scrittore generoso che non delude i suoi lettori. Perché gioca per eccesso ma per difetto. Abbiamo catturato Wulf Dorn di passaggio in Italia per presentare «Il Superstite». Ribadiamo il concetto già espresso ciò che appare non sempre è realmente così. All'inizio sembra che il tema del libro sia la pedofilia..Poi la storia si fa più complessa... «Effettivamente è proprio così. A me piace analizzare le varie alternative per raccontare una storia. Lo scopo è non annoiare il lettore. Che può tentare così di trovare la verità. Ma per far questo deve ripercorrere tutte le ipotesi, ciò che sembra vero e ciò che non lo è». Da dove prende ispirazione per i suoi soggetti? Dal cinema, dalla letteratura, dalla realtà? «Non so se ci sono delle fonti d'ispirazione dirette. Diciamo che amo trasferire un po' di me stesso in ognuno dei miei personaggi. Per far questo mi metto nella loro pelle. Anche l'essere contradditori e vivere situazioni conflittuali fa parte del loro (mio?) modo di essere». Una cosa è certa: dai «suoi» psichiatri è meglio stare alla larga... Non fanno una buona pubblicità agli psichiatri tedeschi.. Che ne pensano quest'ultimi? «In riguardo non ho avuto delle reazioni. In fondo di loro ci interessa vedere cosa c'è dietro le apparenze. Nel caso specifico di quest'ultimo psichiatra, diciamo, che lui scivola nel ruolo opposto. Come il pompiere che diventa piromane». Nel superstite c'è qualche suicidio di troppo.. «I suicidi erano funzionali alla storia. Le prometto che nel prossimo non ci saranno psichiatri pazzi, suicidi e pochi morti. Sarà una storia d'amore sempre alla Waldklinik. Poi uscirò per sempre dalla clinica». P.S. Dorn è un simpaticone. Alle ultime due domande ha risposto ridendo.

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22/05/2011










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