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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

09/03/2011, 05:30
L'interdizione al volo scelta obbligata. I dubbi degli esperti: inutile contro gli elicotteri.
«Vogliamo che la no-fly zone sia attivata al più presto». L’appello del comitato degli insorti arriva fino a Strasburgo dove il loro portavoce, Mahmud Jebril, ha incontrato gli europarlamentari liberal-democratici. Jebril è stato ancora più esplicito: «Serve un'azione di target strike».
L'avanzata degli insorti è rallentata dai raid dell'aviazione ancora fedele a Gheddafi. La supremazia nei cieli consente al regime di resistere e respingere l'offensiva degli insorti. Bombe sulle milizie, sui terminali petroliferi e sulle città ribelli. Una strage che Obama ha definito «inaccettabile» come lo fu in Kurdistan e in Kosovo. Da qui l'ipotesi di una no fly zone per interdire il volo dei bombardieri di Gheddafi. Decisione che divide. Nella Nato sono favorevoli Francia, Gran Bretagna e Grecia oltre gli Stati Uniti. Meno propensa a partecipare l'Italia, disposta, però, a concedere le basi. Della sua creazione hanno parlato nel corso di una lunga telefonata ieri sera il presidente Usa, Barack Obama, e il premier inglese, David Cameron.
La no fly zone non è un'operazione senza rischi e molto analisti sono perplessi sulla sua efficacia. «Avrebbe un impatto limitato sulla capacità offensiva delle truppe di Gheddafi», hanno sostenuto gli esperti dell'IISS, l'Istituto internazinale di studi strategici durante la presentazione del report annuale «Military balance».
Secondo L'IISS, a vanificare l'efficacia della no fly zone, sono i numerosi elicotteri di cui dispone ancora Gheddafi: «Mezzi veloci difficilmente rivelabili dai radar», hanno spiegato gli esperti. Non solo. Secondo i dati in possesso dell'International Institute Strategic Studies, Gheddafi può contare ancora su almeno 40mila dei 70mila soldati del suo esercito. «Le truppe d'élite e una parte della forza aerea è rimasta fedele al raìs», ha spiegato Ben Barry, ex generale di Sua Maestà ora consulente dell'IISS. Tra l'altro, per una «no fly zone» servono risorse mentre i Paesi Nato, Usa compresi, sottolinea l'Istituto di studi strategici, hanno tagliato i bilanci delle spese militari.
Il pericolo degli elicotteri è rappresentato anche dal generale James Amos, comandante dei Marines Usa. Ieri l'ambasciatore Usa presso la Nato, Ivo Daalder, aveva espresso un parere analogo, manifestando scetticismo sull'efficienza militare di un'eventuale zona di non volo, vista la diminuzione degli attacchi aerei mentre starebbero crescendo quelli con gli elicotteri. «Le no-fly zone danno maggiori risultati contro i caccia - ha detto Daalder in una conferenza stampa telefonica con i giornalisti del Pentagono - ma in realtà hanno effetti limitati sugli elicotteri o sulle operazioni terrestri che abbiamo visto finora». Per istituire una no fly zone «sarebbero necessari molti aerei, non meno di 20-30, e questo comporta costi particolarmente elevati», è il parere di Vincenzo Camporini, generale pilota ex capo di Stato Maggiore della Difesa italiana. «Il livello manutentivo dei mezzi aerei libici è molto modesto e quello addestrativo dei piloti non elevatissimo», dunque «non dovrebbe costituire un problema istituire una no fly zone con gli aerei delle potenze occidentali».
Secondo l'ex capo di Stato maggiore della Difesa, «poco importa che questa zona di interdizione sia costituita dalla Nato oppure da una coalizione di vari Paesi: l'importante è che ci siano mezzi sufficienti e qualitativamente adeguati». Il dispositivo deve contemplare aerei radar, caccia intercettori, aerei rifornitori, elicotteri per la ricerca e soccorso (Sar).
Maurizio Piccirilli
09/03/2011