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03/03/2011, 05:30

Notizie - Politica

La "no fly zone" divide la Nato

Hillary Clinton: rischiamo una nuova Somalia. La Lega Araba dice no a interventi militari stranieri ma apre al divieto di sorvolo. Solo Washington e Londra pronte ad agire. Italia, Francia e Turchia contrarie. ANALISI Le rivolte arabe beffano la Cia

Immagini di Gheddafi calpestate dai ribelli Tutto è pronto, ma nessuno vuole rischiare. Il Pentagono ha dispiegato le navi nel Golfo della Sirte, Cameron ha già fatto intervenire i commandos nel deserto libico, la giunta militare che gestisce la transizione in Egitto, ha mandato una divisione corrazzata sul confine libico. In Libia i morti sono migliaia e i combattimenti sempre più feroci. Si parla di squadroni della morte in azione a Tripoli contro gli oppositori. Non ci sono più bare disponibili e gli ospedali non riescono a curare tutti i feriti. In questa situazione l'intervento militare internazionale sembrava essere l'unica soluzione per evitare la carneficina. Invece le cancellerie occidentali hanno fatto macchina indietro. Prima la Francia si è detta contraria a un'eventuale azione militare incassando il sostegno di Mosca. Anche la Turchia, Paese Nato si è detta contraria alla no fly zone. Quindi i tentennamenti e i dubbi dell'Italia che, prima ha messo le basi in «massima allerta», poi ha decisamente smentito la partecipazione a un'operazione militare spiegando che le basi possono essere messe a disposizione solo dopo una risoluzione Onu. Un'ambiguità visto che come Paese della Nato abbiamo l'obbligo di fornire il supporto logistico e quello militare agli alleati quando questi lo richiedano. Ieri, poi, la Lega Araba ha confermato «il rifiuto categorico» a qualsiasi intervento militare straniero in Libia, sostenendo l'integrità territoriale del Paese.


«La situazione in Libia è catastrofica e non dovremmo accettarla», ha sostenuto Amr Moussa leader della Lega araba. La stessa Lega Araba si è, però, detta disponibile a una no fly zone garantita dalla Nato. Del resto per il mondo arabo, Gheddafi resta il «cane pazzo» e la sua sorte interessa a pochi. Gli Stati Uniti si giocano una carta importante. Obama non vuole una nuova guerra, ma sa che questa crisi è un test importante per la sua amministrazione. Così, Hillary Clinton ha spiegato che la decisione sulla «no fly zone» è lontana. Troppe difficoltà. Soprattutto troppi tentennamenti tra gli alleati, gli stessi che sono mancati nelle crisi balcaniche. Se l'intervento internazionale sulla Libia non sarà valutato con estrema cautela, ha detto la Clinton, «c'è il rischio che la Libia sprofondi nel caos e si trasformi in una gigantesca Somalia».


«Diciamo le cose come stanno. Una no-fly zone inizia con un attacco contro la Libia per distruggere le sue difese aeree», ha detto il capo del Pentagono Robert Gates. La situazione resta grave. Il Consiglio nazionale della rivolta, da Bengasi, chiede aiuto agli Stati Uniti per impedire gli attacchi aerei di Gheddafi alle città liberate e i voli di rifornimenti di armi ai mercenari assoldati dal rais. Negli ultimi giorni almeno due aerei cargo, pieni di mercenari e di armi, sarebbero atterrati nella base di Sabha a sud della Libia. A qualche centinaia di miglia dall'Europa e dall'Italia si compie un massacro e tutti stanno a guardare. L'unica preoccupazione è quella di evitare l'invasione di derilitti.

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Maurizio Piccirilli

03/03/2011

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