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22/01/2011, 09:12

Notizie - Politica

La Bongiorno e il potere delle donne

Se si considerano meglio le vicende che gravitano intorno alle frequentazioni di Silvio Berlusconi, si conclude che il loro risultato evidente è quello di conferire uno straordinario potere alle donne.

Secondo Giulia Bongiorno, dopo tutto quanto (di vero o di presunto) è emerso sul Presidente del Consiglio, le donne italiane non dovrebbero più né ammirare né sostenere Berlusconi. Questo è il senso dell’accorato appello lanciato dalle pagine di Repubblica dalla presidente della Commissione Giustizia della Camera; eppure, se si considerano meglio le vicende che gravitano intorno alle frequentazioni di Silvio Berlusconi, si conclude che il loro risultato evidente è quello di conferire uno straordinario potere alle donne. Anzitutto, potere alle ragazze a vario titolo e in varie occasioni presenti nelle abitazioni del Cavaliere, messe in grado dal nulla o quasi di tenere in scacco l’uomo più ricco d’Italia.


Un potere affatto nuovo, che in altri tempi avrebbe condotto a qualche ricattino privato, come tanti ce ne sono stati e tanti ce ne saranno; ma che in epoca di intercettazioni selvagge si trasforma ipso facto da minaccia potenziale in reale. Se dei raccontini spifferati al caffè si può dubitare, delle telefonate no: su questo discutibile adagio si fonda l’odierno potere dello sproloquio telefonico, trasformato da sfogo innocuo in oggetto contundente da scagliare a piacimento degli inquirenti. L’uso che nel nostro Paese magistratura e stampa fanno delle intercettazioni telefoniche - indiscriminatamente estese, illegittimamente diffuse a spregio di qualsiasi legge, e immediatamente identificate con la verità dei fatti – incoraggerebbe chiunque ad approfittare di un simile strumento, accarezzando l’idea di sentirsi più potente del più potente; anche a costo di ingigantire i fatti, forse persino a costo di mentire. Basterebbe ci fosse di mezzo qualche ripicca, qualche sassolino nella scarpa; o magari la prospettiva di assurgere agli onori delle cronache, compatite e coccolate dagli oppositori del premier. Che tuttavia trattano le donne del Cavaliere molto peggio del Cavaliere stesso: specialmente se sono a loro volta donne. Nominalmente impegnate a difendere le ragazze dal Barbablu di Arcore, le paladine della dignità femminile tradiscono in realtà la bassissima considerazione che nutrono per Ruby e le sue sorelle, come se costoro non avessero il pieno diritto di gestire se stesse come meglio credono – alla faccia dell’autodeterminazione femminile -, come se non fossero degne di appartenere alla famiglia delle donne, quelle «vere».

 
Chissà se tra queste donne «vere» sono incluse, oltre a quelle che non si vendono, anche quelle che non sono disposte ad avere un figlio a tutti i costi, sottoponendosi a devastanti pratiche di cosiddetta medicina riproduttiva; o quelle che non considerano l’aborto una vittoria dei diritti umani; o quelle che a un posto in consiglio di amministrazione (o persino in Parlamento) preferiscono il sorriso del loro bambino. Anche queste sono scelte, come quelle delle varie Ruby e Michelle; e scelte libere, per difficile che possa sembrare a chi non le condivide. Non solo alle ragazze di Arcore, ma anche alle sue oppositrici, che senza di lui difficilmente avrebbero trovato una simile ragion d’essere, il Cavaliere ha regalato un insperato potere: e piuttosto ampio, a misurarlo dagli articoli, dalle prese di posizione e dalle raccolte di firme. Tanto da far credere loro di poterlo convertire in un potere effettivo di rappresentanza, che darebbe loro facoltà di parlare a nome di tutte le donne, riportando quelle non ancora «illuminate» sulla retta via. Per fortuna, non tutti sono sensibili al potere: né a quello di certi uomini maturi, pieni di soldi e di fantasia su come spenderli, né a quello di certe donne, che sembrano ignorare da dove la loro improvvisa rilevanza provenga.
 

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Paola Liberace

22/01/2011

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