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02/12/2010, 05:30

Notizie - Politica

Da Wikileaks sostegno a Berlusconi

le parole del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, non lasciano margini a dubbi. Una presa di posizione che mette a tacere tutte le voci, fatte circolare dalle mosche cocchiere della sinistra italiana.

Hillary Clinton e Silvio Berlusconi Alla fine, anche dalla vicenda Wikileaks è giunto un sostegno a Berlusconi e al suo governo. Nessuno se lo aspettava. E meno che mai, se lo attendevano coloro che amano sguazzare nel pantano dei pettegolezzi o nella dietrologia di basso conio. Ma le parole del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, non lasciano margini a dubbi. Sotto questo profilo, infatti, è assai indicativa l'affermazione della Clinton secondo la quale Berlusconi è «il migliore amico degli Stati Uniti», l'uomo che ha saputo fornire «un coerente sostegno a tre presidenti americani». Si tratta di un vero e proprio endorsment.

Una presa di posizione, insomma, effettuata in nome della Realpolitik, che mette a tacere - in maniera autorevole e definitiva - tutte le voci, fatte circolare dalle mosche cocchiere della sinistra italiana, relative a un presunto raffreddamento di rapporti fra il Cavaliere e l'amministrazione d'Oltreoceano a causa delle sue relazioni con Putin o per certi comportamenti «sconvenienti». Il fatto che Hillary Clinton abbia, poi, espresso questi concetti in una occasione pubblica di particolare importanza, a margine del summit Ocse ad Astana, fa capire una cosa. E cioè che gli Stati Uniti non intendono affatto lasciare che la tempesta provocata dalle «rivelazioni» di Wikileaks finisca per produrre effetti devastanti. Essi, anzi, partono al contrattacco. In primo luogo, riconducendo nella sostanza quelle rivelazioni al livello che compete loro, di materiale più o meno grezzo raccolto dalle ambasciate e destinato agli analisti di Washington. In secondo luogo, dissipando ogni possibile dubbio o equivoco che quelle rivelazioni avrebbero potuto avere nelle relazioni bilaterali degli Usa con altri paesi.

Parlando, in particolare, di Berlusconi, il capo della diplomazia americana ha voluto sottolineare come la sintonia fra Stati Uniti e Italia, in epoca berlusconiana, abbia avuto modo di manifestarsi in maniera del tutto indipendente dal colore delle amministrazioni Usa, proprio perché l'elemento unificante di tale sintonia va rintracciato nella condivisione piena di valori e di obiettivi. Le affermazioni della Clinton sono importanti, significative e molto chiare. Riguardano, com'è ovvio, la politica estera. Ma finiscono, sia pure indirettamente, per sfiorare la politica interna del nostro paese, perché si risolvono nell'apertura (o, se si preferisce, nella conferma) di una linea di credito nei confronti del governo italiano attuale.

In altre parole, l'intervento del capo della diplomazia americana può essere letto come un sostegno a Berlusconi e al suo governo, quanto meno per i vincoli internazionali, di scelte politiche ma anche di valori ideali, che lo legano al mondo libero. Il governo Berlusconi è, allo stato attuale, l'unico possibile. Qualora, il 14 dicembre, il premier non dovesse incassare la fiducia in entrambe le Camere o la ottenesse con un margine risicato, non si vede ragionevolmente prospettiva diversa dal voto anticipato.

Ogni ipotesi di governo alternativo all'attuale, senza la presenza del Pdl e della Lega, non sembra possibile. Non lo sarebbe un governo cosiddetto «tecnico», anche perché - a prescindere da ogni considerazione di merito - i governi «tecnici» sono ormai percepiti, non a torto, come «governi delle tasse», che mettono le mani nelle tasche dei cittadini e li rapinano con destrezza. Ma non lo sarebbe neppure un qualsiasi altro governo nato da un gioco di alchimia parlamentare perché esso si troverebbe a operare, quanto meno, in una Camera, per certi versi, «delegittimata» (a causa della legge elettorale che stabilisce l'attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione vincente) e, per altri versi, in contrasto con l'indicazione del premier fatta dal corpo elettorale. Ecco che, così stando le cose, persino dallo scandalo Wikileaks il Cavaliere esce rafforzato, perché le parole della Clinton fanno giustizia della spazzatura.

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Francesco Perfetti

02/12/2010

  • 08/12/2010 18:03
    articolo bidone...sig. Perfetti, questo è solo rigirare la frittata, la verità è che di mr.B come non si fida gran parte degli Italiani, non si fidano le istituzioni degli altri Paesi. Poi la Clinton ha chiesto di controllare gli affari tra Berlusconi e Putin perchè in quanto amici gli USA sono preoccupati per lui....
  • 08/12/2010 18:03
    Il commento che precede è fatto da uno che s'inventa le storielle tipo festini selvaggi eccetera, e magari pretende di essere creduto, ma si rivela per quello che è: un trasparente bugiardo che rosica, rosica e rosica. Di una ragazza che gli dà picche direbbe che è una donnaccia; così, per dispetto.
  • 08/12/2010 17:38
    Io spero che l'articolo sia sarcastico, perchè lo trovo offensivo per la qualifica di giornalista! Sarebbe autorevole un vicepresidene americano che ha messo i suoi servizi di intelligence a spiare l'ONU in aperta violazione del diritto internazionale. Signor Perfetti, Lei veramente crede di poter manipolare la verità a uso e consumo di una parte politica?
  • 07/12/2010 19:52
    perche' non lo fanno? la risposta e' semplice ma e' anche una contraddizione: chi li paga lo fa perche' non facciano informazione. ma il contrario. solo che a pagarli siamo anche noi.....
  • 07/12/2010 07:19
    sarebbe stato curioso che la clinton confermasse i giudizi pubblicati da wikileaks, una persona con più di un neurone funzionante non prenderebbe le parole della clinton come esempio per osannare burla-sconi.
  • 02/12/2010 13:11
    perchè non raccontate di quello che realmente ha chiesto la CLINTON? e cioè di indagare sui rapporti berlusconi putin e gasdotti?
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