. La pipeline che attraverserà l'Afghanistan sarà completata entro il 2014. I ministri energetici di quattro Paesi della regione firmeranno domani a Ashgabat, capitale del Turkmenistan, l'accordo per la costruzione del TAPI, dalle iniziali dei Paesi coinvolti nell'operazione: Turkmenistan appunto, Afghanistan, Pakistan e India. Il progetto negli anni Novanta era stato fortemente voluto dai Paesi occidentali, soprattutto dagli Stati Uniti. Pur di riuscire nell'impresa Washington non disdegnò di trattare con i talebani che all'epoca erano al potere. Interessata al progetto l'Unocal e i suoi negoziatori hanno partecipato dal 1997 al 2001 al tentativo di ottenere dal Mullah Omar il via libera per la costruzione del gasdotto. Risorsa energetica destinata al mercato occidentale e infatti la pipeline doveva terminare nel porto pakistano di Gwadar sul Mare arabico per essere poi stoccato nelle navi cisterne verso i porti d'Europa e d'America. Oggi, invece il gas andrebbe a sostenere lo sviluppo economico dell'India, nuovo partner del progetto. Questa nuova pipeline dovrebbe avere una lunghezza di 1.680 km e andrebbe da Dauletabad in Turkmenistan, passando per le città di Herat e Kandahar in Afghanistan, Quetta in Pakistan e Fazilka in territorio indiano. Il costo si dovrebbe aggirare intorno ai 6 miliardi di dollari e sarebbe finanziato dalla Asian Development Bank. In questo modo sarebbe possibile trasportare 33 miliardi di metri cubi l'anno, parte dei quali si potrebbe fermare in Afghanistan e contribuire alla rinascita del Paese. La costruzione del gasdotto TAPI coinvolge anche l'Italia. Infatti parte dei 700 chilometri in territorio afghano sono nella provincia di Herat sotto il controllo del contingente italiano. In Turkmenistan poi, l'Eni è già presente per lo sfruttamento dei giacimenti. Resta l'incognita dei talebani che potrebbero, questa volta con le bombe, impedirne la costruzione. L'accordo tra i quattro Paesi non è stato accolto con piacere dagli Stati Uniti che vedono così sfumare un business inseguito da anni. La firma di domani, poi, impegna ancor di più i soldati americani a ripulire la provincia di Kandahar dove il gasdotto TAPI dovrà passare. Questo «tubo della pace» come qualcuno l'ha definito, oltre a togliere il monopolio alla Russia mette ancora di più in crisi il Nabucco, quella pipeline sponsorizzata dagli Usa per bypassare il controllo di Mosca sulle risorse energetiche. E, paradossalmente sono proprio i talebani a dare una mano a Washington per rientrare nell'affare. Infatti la situazione precaria sul fronte della sicurezza costringe i governi Karzai e Zardari ad appoggiarsi all'America per avere sostegno militare. E qui potrebbe rientrare in gioco l'Unocal, che a questo punto, non si lascerebbe sfuggire l'opportunità di costruire parte della condotta.
Vai alla homepage
26/09/2010