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10/09/2010, 09:55

Notizie - Politica

Il commento

Il Cav stabile è garanzia per l'Italia

Da Fli alla Lega al Pd, nessuno saprebbe garantire la continuità con la sua politica economica. Oggi il premier sarà a Yaroslaw in Russia per partecipare a un Forum sulla Democrazia.

Il presidente russo Dmitry Medvedev e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi sbarca oggi in Russia, a Yaroslav, per partecipare ad un Forum sulla democrazia che il Cremlino ha l’ambizione di trasformare in una Davos d’Oriente. Ma il clou della visita è il pranzo sul Volga con Dmitri Medvedev: i capi della superpotenza vogliono capire gli sviluppi della politica italiana, e soprattutto se il Cavaliere resterà al governo. Già all’inizio della settimana Vladimir Putin aveva dichiarato – fatto inusuale per gli standard diplomatici russi – di «seguire con attenzione la situazione dell’Italia», augurandosi continuità nell’azione di Berlusconi. Il motivo è evidente: in questi due anni l’Italia è diventata per Mosca un partner economico e strategico di primo livello pur non rinnegando l’appartenenza al campo moderato ed occidentale. E dunque ciò che avviene a palazzo Chigi, e la sua stabilità, è per la prima volta rilevante sulla scena internazionale. Tutto questo vale assai più dei comizi di Gianfranco Fini ed anche delle pernacchie di Umberto Bossi.

Il fondatore di Futuro e Libertà nella sua intemerata di Mirabello non è riuscito a tirar fuori una sola proposta economica con un minimo di concretezza. Anzi, ha dato la sensazione di una certa nostalgia per lo Stato spendaccione e assistenzialista: non basta parlare di ricambio generazionale, di diritti dei precari o di federalismo solidale; bisogna anche indicare con quali risorse finanziarie e quali strumenti di mercato si intendono affrontare i problemi.

Quanto a Bossi, la sua visione delle cose economiche appare tuttora ancorata al localismo: può portare consensi in campo sociale, però non sta dietro a processi che spesso sfuggono alle grandi potenze e ad intere macro-aree, figuriamoci se possono essere controllati da Bergamo o Treviso. La Lega continua saggiamente ad affidarsi all’acume di Giulio Tremonti, tuttavia non è andata esente da qualche scivolata, a partire dalle fondazioni bancarie nelle quali ha voce in capitolo, fino al caso attuale del governatore del Friuli-Venezia Giulia, pizzicato ad utilizzare l’auto blu per scopi personali. Il famoso slogan «Roma ladrona» andrebbe revisionato. Ma se questi sono, diciamo così, problemi di crescita, quelle di Fini appaiono come vere lacune politiche e culturali.

Il presidente della Camera può strappare applausi facili alzando la voce sulle «genuflessioni a Gheddafi»: dimentica di aver firmato (assieme a Bossi) una legge contro l’immigrazione clandestina che solo ora, grazie ai buoni rapporti con il regime di Tripoli, ha prodotto risultati. Ma soprattutto trascura gli interessi strategici dell’export delle imprese italiane: la sensazione è che Fini sia un po’ regredito alla dimensione di An, o del Msi, cioè ad una iper-valutazione della politica pura con una sostanziale indifferenza per la concorrenza ed il mercato. Di fatto tutti i dossier più importanti, e che richiedono saldezza e continuità nell’azione del governo (con o senza elezioni) continua ad averli in mano Berlusconi. Dal nucleare, sul quale la Lega ha pure assunto un atteggiamento ambiguo, alle infrastrutture, fino ai debiti-monstre ereditati nelle regioni e nei capoluoghi del centro-sud, Roma in testa. Senza ovviamente trascurare l’evoluzione della crisi: abbiamo dati sopra le attese sulla vendita di case, e stime deludenti dell’Ocse e del Fondo monetario sul Pil. Se fossimo negli Usa daremmo più importanza ai primi, perché certificano un dato di fatto rispetto a previsioni; ma soprattutto perché fotografano una certa ritrovata fiducia patrimoniale degli italiani; mentre il Pil, indicatore in movimento, può nascondere molte cose, dal sommerso alla propensione delle imprese ad investire all’estero. In ogni caso non c’è affatto da abbassare la guardia. Né tantomeno da cambiare governo dell’economia; caso mai da potenziarlo. I grandi accordi in campo energetico, dal nucleare agli approvvigionamenti di gas dalla Russia e alle concessioni petrolifere dell’Eni in Libia, sono stati negoziati personalmente dal Cavaliere. E qui il discorso dell’interim allo Sviluppo economico non regge, visto che dall’altra parte ci sono Sarkozy, Putin e Gheddafi.

Stessa cosa si può dire per il riposizionamento della Finmeccanica dopo i problemi incontrati con la Casa Bianca di Barack Obama: il gruppo di Guarguaglini deve per forza andare a contendere a Francia e Inghilterra i mercati emergenti, nonché tornare, appunto, sul nucleare. Dove però Gianranco Fini (anche Umberto Bossi, ma sorprende meno) appare davvero a corto di strategie è su come affrontare, da Roma in giù, il dilemma sintetizzabile in «debiti contro sviluppo».

Non è un dibattito accademico, ma una realtà che incide mese dopo mese sulle tasche dei contribuenti o sull’avvio di un’impresa. E forse non a caso tutti i principali amministratori locali – Gianni Alemanno, Renata Polverini, Giuseppe Scopelliti – benché provengano dall’area di An o dai suoi paraggi, si sono ben guardati dal seguire il loro antico leader. Si tratta, per fare l’esempio di Roma e del Lazio, di proseguire la gestione commissariale di un debito di venti miliardi e contemporaneamente amministrare la capitale ed una regione con il secondo Pil d’Italia. La continuità è un obbligo. Non c’è spazio per i comizi. Ps. Non abbiamo neppure sfiorato le ricette economiche della sinistra. Non è una dimenticanza: semplicemente non risultano pervenute.
 

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Marlowe

10/09/2010

  • 10/09/2010 20:32 maria teresa
    ma scusate, spiegatemi una cosa: se il governo tecnico sarebbe un tradimento della volonta' degli elettori, imbarcare nel governo gente che non e' stata eletta nella maggioranza e che fa il salto della quaglia solo per salvare la "cadrega (la loro e quella del governo), secondo voi che cos'e'?!!! Alla faccia del tanto vituperato "teatrino della politica"!!!
  • 10/09/2010 17:05 Marco
    State imitando tutti l'Oracolo(BelPietro)ma non ne avete le capacita'. Tutte le proposte riguardante l'economia le ha fatte Tremonti.Se parla di proposte ad Personam Lei ha ragione.
  • 10/09/2010 16:01 Marco
    La realta' che Ella scrive,e' diversa da quello che il sig.Berlusconi ha detto alla conferenza in quel di Russia,trasmessa da SKY.Soliti problemi,la Magistratura,la Sx.non riesco ha governare o non mi fanno governare.Di Politica Economica,nessun accenno.Tanto Lui sta' bene.Sono gli altri che non riescono ad arrivare a fine Mese.
  • 10/09/2010 14:55 Pasquale
    Lei giustamente dice che Fini a Mirabello non è riuscito "a fare delle proposte con un minimo di concretezza". Ma lei ha letto sul Corriere la vacuità delle risposte che ha dato a Panebianco che nell'articolo "Destra Moderna o Lega Sud" gli faceva delle precise richieste di chiarimento ???
  • 10/09/2010 13:59 Mauro
    Articolo interessante. Mancano però i dati: nei tre governi Berlusconi il Pil non è stato mai positivo ed il rapporto deficit/pil è stato ultra negativo. Per cui...va bene solo per voi, mentre la povera gente piange.
  • 10/09/2010 13:50 tizio
    QUANTO LETAME POLITICO E' ANCORA SOPPORTABILE PER GLI ITALIANI PER BENE ? Dopo le elezioni con una maggioranza rafforzata al governo necessita stabilire UNITA DI MISURA per quanto riguarda i limiti di sopportanza riguardanti : IL LETAME POLITICO ( no global , grillo , brigate rosse , di pietro e sudiciume in voga ) OPPOSIZIONE ( sindacati ) AVVERSARI POLITICI.. LETAME VA ELIMINATO..tra galera e istituti psichiatrici...OPPOSIZIONE SINDACALE ( finche non e' anarchia ) AVVERSARI POLITICI ....( sempre che si attengano a regole produttive per il püaese e non distruttive ) I BALORDI DI SINISTRA E FARE FUTURO CONFONDONO IL VIETARE DELL'ANARCHIA CON LA DITTATURA . DOVRANNO RICREDERSI ....
  • 10/09/2010 11:24 aristide
    Questa è la realtà vera. Complimenti per la chiarezza, la sintesi e l'obiettività.
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