Il Tempo - Politica
Rassegna stampa
HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA
  • stampa
  • commenta
  • dizionario

    Trova significati nei dizionari Zanichelli

    In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:

    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

05/09/2010, 05:30

Notizie - Politica

Il Pifferaio e la doppiezza finiana

Ormai il gruppo di Fini e il Pd usano le stesse parole. Il Secolo d’Italia e Fare Futuro sembrano gazzette progressiste. Ma non siamo dentro una semplice questione semantica, sotto le parole c'è un retroterra politico completamente sconvolto.

Gianfranco Fini e Francesco Rutelli «Non abbiamo niente da guadagnare da un modello di democrazia populista dove c’è un miliardario che suona il piffero e tutti i poveracci gli vanno dietro».
Pierluigi Bersani, segretario del Pd. Adnkronos, 13 dicembre 2009.

***

«E adesso, che succederà? I "coraggiosi" (o i "traditori", a seconda dei punti di vista) rinunceranno alla loro scelta politica, culturale, ideale? Torneranno indietro, all’ovile? Si accomoderanno sulle loro poltrone con su scritto "riservato"? Difficile. Anzi, impossibile. No, nessuno seguirà il pifferaio di Arcore».
Filippo Rossi, direttore di Fare Futuro Web Magazine. Ansa, 4 settembre 2010.

***

Due notizie d’agenzia che hanno lo stesso comune denominatore: il pifferaio Berlusconi. Una metafora usata dall’esponente del principale partito della sinistra italiana e da quello che si ritiene debba essere uno degli intellettuali di riferimento della nuova destra che si ispira a Gianfranco Fini. Opposti che si toccano. È un caso? No, non lo è. Siamo di fronte a una spia rossa accesa che segnala un grosso problema nel motore della politica italiana. A questo punto è meglio far entrare l’auto in officina e dare un’occhiata al motore per capire cosa non va. Lo facciamo dopo aver sentito Fini ieri alla festa dell’Api di Francesco Rutelli e in attesa del suo intervento oggi a Mirabello. Fini userà anche oggi un tono diverso, ne sono sicuro, ma i finiani utilizzano lo stesso linguaggio del Pd e questo a gran parte dei commentatori della politica appare come un fatto normale.
 

E invece non siamo dentro una semplice questione semantica, sotto le parole c'è un retroterra politico completamente sconvolto. La crisi d'identità del Pd e della sinistra in generale è in corso dal 1989, anno del crollo del Muro di Berlino. I postcomunisti non si sono mai scossi quelle macerie di dosso. La loro seduta di autocoscienza da allora è permanente ed è passata attraverso varie «cose» e sigle fino a snocciolare nel corso della nostra storia contemporanea un rosario di sigle (Pci-Pds-Ds-Pd) e aggregazioni politiche (Ulivo, Unione, Nuovo Ulivo) che nascondevano l'incapacità di formare un soggetto unico della sinistra, un vero partito socialdemocratico. Non vi è stata mutazione genetica, solo un camaleontico cambio di pelle, un continuo rigenerarsi dell'abito dentro un corpo sempre più stanco e privo di idee nuove. Quel che sta accadendo nell'area politica finiana invece è qualcosa che somiglia a una metamorfosi provocata dalle radiazioni dell'antiberlusconismo. Una mutazione genetica che avvicina sempre più i finiani a un surreale progressismo da terza via. Questo gruppo più o meno vasto di persone dedite alla politica, infatti, non ha solo cambiato sigla, ma sta tentando con un'operazione culturale spericolata di mutare i punti di riferimento culturali della destra classica. Il risultato è un guazzabuglio ideologico, la costruzione di un Pantheon di icone a dir poco imbarazzante per chiunque abbia un po' di confidenza con la filosofia, la letteratura, il cinema, l'arte, la televisione, la cultura tout court, cioè con tutto quel materiale che poi diventa patrimonio di un partito politico e si traduce in azione di governo e/o opposizione. I finiani offrono a un elettore che fino a ieri credeva nel valore della tradizione, nei fondamenti del triangolo Dio, Patria, Famiglia, un nuovo carnet di biglietti per entrare in un teatro dove si suona uno spartito che fino a poco tempo fa era degli avversari, cioè della sinistra. Molto istruttiva in questo senso è la lettura del Secolo d'Italia, in passato quotidiano del Movimento sociale di Giorgio Almirante, poi organo ufficiale di Alleanza nazionale e oggi equivoco «quotidiano nel Pdl» con una linea politica completamente fuori dal Pdl e inserita pienamente invece in quella finiana ora in precario e bizzarro divenire.

 
A pagina 8 del Secolo d'Italia ieri c'era un articolo firmato da Fiorello Cortiana intitolato «La sfida di Fli? Può ripartire dall'ecologia». A moltissimi quella firma non dirà granché e ad altrettanti l'argomento può sembrare pura ricerca di eccentricità. Non è così. Cortiana è l'espressione di un mondo che oggi viene corteggiato e a sua volta corteggia i finiani, è stato eletto ben due volte senatore dei Verdi, negli anni Settanta faceva parte di Lotta Continua, nel '77 era nei Collettivi giovanili, è un non nuclearista e, naturalmente, un antiberlusconiano. E scrive sul Secolo d'Italia, giornale che si autodefinisce «nel Pdl». È un numero qualsiasi di un giorno qualsiasi di un giornale che però non è qualsiasi ma, come leggiamo nella gerenza, il «quotidiano di Alleanza nazionale», diretto dalla finiana Flavia Perina e amministrato dal finiano Enzo Raisi. Non penso affatto che i giornali e le culture di partito debbano essere monolitiche o monocordi, ma in politica un conto è essere plurali, altro è mostrare un minimo di coerenza. Proporsi come destra (nuova o riverniciata, poco importa) e poi parlare lo stesso linguaggio, adottare gli stessi miti di quello che dovrebbe essere il tuo avversario politico, si traduce in un'operazione di doppiezza che nasconde il vero nocciolo della questione: Fini e i finiani non riconoscono più Berlusconi come capo del centrodestra. O meglio, obtorto collo devono accettare il responso delle urne e la sua leadership, ma sotto sotto sognano la dissoluzione del berlusconismo come fenomeno sociale (commettendo lo stesso errore storico della sinistra) e si compiacciono sul Secolo d'Italia della loro superiorità antropologica (come la sinistra) perché sono «un popolo festoso in cui nessuno intona "Meno male che Silvio c'è"».


Si sentono già al di sopra di chi vota l'uomo di Arcore, sono già saliti in terrazza e discettano delle sorti del Paese sorseggiando lo champagne gentilmente offerto dai mecenati del ribaltonismo, hanno esordito in società e già realizzato - contenti loro - la vera scissione dal partito, irreversibile perché ha dentro il virus dell'antiberlusconismo, la separazione da un mondo che considerano ormai lontano dalla loro torre eburnea, dopo averne goduto i frutti (posti, cariche, visibilità) e aver contribuito a fondarlo, quel mondo. È un caso di dissociazione da manuale. E infatti, nonostante tutto questo, si sentono ancora nel Pdl ma rivendicano di essere la terza gamba della coalizione. Un pasticcio. Cambiare idea è possibile, ma stare nella stessa alleanza comportandosi come un partito nel partito è più difficile. Vedremo oggi se Fini sarà più o meno doppio dei finiani.

Vai alla homepage

Mario Sechi

05/09/2010

  • 11/09/2010 18:39 Lucio
    Fini avrà sbagliato è vero... Ma sbaglia sempre chi ha il coragio del fare. trovate un politico pulito se ne siete capaci.. Nessuno e dico e ripeto nessuno può arrivare a certi livelli senza il minimo compromesso. Una volta quando ero ingenuo credevo nella politica e nei valori delle persone.. Ora mi sono reso conto che mi usavano e ci usavano tutti.. Quando a ministro dell'agricoltura ci sarà un contadino e ai lavori pubblici un muratore a seguire alla sanità un medico allora ritornerò alle urne.. (non come Storace e la Rosy Bindi che non sapevano il principio attivo dell'aspirina) Fino a che il potere in italia sarà gestito dagli amici degli amici Fini rimane l'unica persona che non rinnego.. Cercate di non farlo neanche voi visto che una volta ne andavate fieri... Ora è facile voltare le spalle a chi è in difficoltà vero? Finito Fini in politica vedo solo il buio pesto. Vi voglio bene a tutti
  • 06/09/2010 04:29 sizeia
    Che schifo!!! Ho sentito l'intervento di Fini e la sentesi è: PDL non esiste più ma io ci resto espulso o no con un mio nuovo partito FLI con cui mi presenterò alle amministrative. Chi viene con me è buono onesto e bravo, chi resta con Berlusconi è brutto cattivo e e traditore. Io comunque mi tengo la poltrona e la casa a Montecarlo senza per questo dover dare spiegazione ad alcuno e chi le chiede è un infame. Io sono depositario delle verità sul Futuro della nuova politica di destra che riunisce un po di idealogie di sinistra e di destra e così diventa la nuova ideologia di Futuro e Libertà. Ribadisco che schifo.
  • 05/09/2010 23:21 Giovanni
    Fini, nel suo intervento a Mirabello, per non rispondere sulla casa di Montecarlo si è affidato all'inchiesta della magistratura perchè sa che essa, proprio perchè magistratura amica, durerà almeno alcuni anni. Quando invece, per evitare qualunque strumentalizzazione dei giornali, poteva benissimo rispondere personalmente. Perchè egli sa. Solo che ha fatto finta di non sapere. Questo ce lo deve in quanto elettori di AN. Naturalmente alla gente, per ciò che riguarda il rapporto tra la Tulliani e Gaucci, non deve interessare nessuno. Ma come la famiglia, attraverso la madre e il fratello, abbia ottenuto favori dalla RAI con la concessione di appalti di trasmissioni, poi interrotte per flop, lo deve spiegare a noi, come cittadini.
  • 05/09/2010 23:20 Perrucci Antonio
    Avevo previsto giusto. Un traditore che con una faccia di bronzo unica definisce infami i media che osano porgli domande su Montecarlo etc. Io che sono lettore del tempo sarei un infame.Credo che il discorso glielo abbia scritto la Tulliani,è evidente che è un tullianidipendente.
  • 05/09/2010 21:50 lectiones
    «REPUBLICAM GUBERNARE» “Il primo dovere è quello di governare” ... afferma Fini con ostentata enfasi: infatti! È proprio per governare che ci si rivolge al sovrano – il popolo – perché scelga le ragioni di coloro che vogliono governare: si chiama DEMOCRAZIA. Ha il coraggio di pretendere una legge elettorale che consenta al cittadino di scegliersi l’eletto, ma ha anche la furbizia di recitare il “mea culpa” per aver, egli, voluto e votato il “porcellum”. Ma, di Montecarlo, nessuna notizia: s’insiste con l’omertà. Per il resto, un pot-pourri di concetti triti e ritriti: vacui e monotoni, ma sempre la favola dello scorpione e la rana. Ci si sarebbe potuti anche assopire: patetico e logorroico. Celestino Ferraro
  • 05/09/2010 15:55 peppino coppola
    che fini cambi idea, anche radicalmente, in continuazione non sorprende: è una logica conseguenza della sua pochezza culturale e politica. La faccenda MONTECARLO, poi, gli ha fatto perdere, oltre alla faccia, il ben dell'intelletto. Ma è stomachevole sentire i suoi accoliti, il loro odio verso un elettorato che pure li ha eletti, la loro ripulsa verso un governo che sino a poche settimane fa difendevano a spada tratta. Vadano per la loro strada, i dipietristi di "destra" non avranno spazio nè futuro.
  • 05/09/2010 15:41 Marco
    Egr.sig.Sechi,se elenchiamo tutte le persone di Sx passate alle dipendenze del Pifferaio,non basta il miglior dizionario d'Italia,il Zingarelli.
  • 05/09/2010 14:53 angela
    il secolo quotidiano del msi e poi di a.n ora perchè è solo di fli. Acquisto proletario, occupazione. Ma gli altri dove sono? ' questa la democrazia di fini e della perini? Niente da dire sugli strafalcioni web dell'intellettuale filippo rossi, la fondazione è finiana ma il secolo no. Si è sicuramente un acquisto proletatario del "new deal"
  • 05/09/2010 14:45 Perrucci Antonio
    Fini non ha mai partorito idee politiche,ha semplicemente seguito gli eventi.Su Montecarlo e sul contratto televisivo milionario alla sua potenziale suocera non dirà nulla. Rischiamo di trovarci una Elisabetta Tulliani come first lady. Se ai finiani va bene,vuol dire che sono stati cooptati nel Clan della Banda Bassotti.
  • 05/09/2010 12:12 Manfredi
    Signor Sechi, seguendo il suo ragionamento sulla coerenza politica di un giornale, che cosa dovrei pensare del fatto che Mario Capanna (uno dei leader del movimento sessantottesco) scrive su Il giornale?
  • 05/09/2010 11:56 tizio
    MA MI CHIEDO COSA ASPETTA BERLUSCONI A DECIDERSI DI ANMDARE ALLE ELEZIONI ? COSA SPERA DA DEI VIGLIACCHI DI TRADIZIONE E GENE....SONO TALI E QUALI AI LORO NONNI...CHE DA MONARCHICI DIVENTARONO FASCISTI , POI DOPO LA GUERRA COMUNISTI ..POI DEMOCRISTIANI ...QUESTI PARASSITI SOPRAVVIVONO COME IL VATICANO...PROSTITUENDOSI CON CHI GLI FA' COMODO ..VERI PIRATI DELLA SOCIETA' .. ALL'ARREMBAGGIO SPARTIRSI IL BOTTINO E SPARIRE PER UN PAIO DI ANNI...QUANDO IL BOTTINO E' FINITO RISPUNTA UN NUOVO BOCCHINO....
  • 05/09/2010 11:22 ferruccio
    Per me Fini è stato infiltrto nel MSI dal vecchio PCI negli anni 70 come in Germania capitò a Willy Brandt con Gùnter Guillaume.Ricordare, ricordare ricordare.
  • 05/09/2010 10:14 Francesco
    Ma per favore. Quello che vediamo in TV oggi è successo anche 2000 anni fa. Tu quoque Brute, fili mi? Vogliamo proprio riesumarlo? C'è un cambio di poteri in corso e ciò che vediamo non è neanche 1/4 di quello che c'è da sapere. Il motore da revisionare? Non direi, anzi, va benissimo. Tutti insieme, sx e dx, per levarsi dai Maroni un personaggio ormai ingombrante. Come al tempo di Giulio Cesare, le forze si uniscono. Perchè la politica, indipendentemente dal colore è una cosa sola: POTERE. Ed in questi casi si vede proprio bene.
  • Invia il tuo commento