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04/09/2010, 05:30

Notizie - Cultura e Spettacoli

Una figlia salva il padre
nel poetico "Somewhere"

Sofia Coppola si è costruita una storia che, come già in "Lost in Traslation", non ha bisogno di testi letterari alle spalle, come avevano invece "Il giardino delle vergini innocenti" e "Marie Antoinette".

Sofia Coppola alla Mostra del Cinema di Venezia SOMEWHERE, di Sofia Coppola, con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Stati Uniti, 2010.


Un noto attore americano, Johnny Marco, la sua bambina di undici anni, Cleo, il celebre albergo di Hollywood in cui vive, il Chateau Marmont, la Ferrari ultimo grido che romba sotto la sua guida sempre più frenetica. Su questi elementi Sofia Coppola si è costruita una storia che, come già in "Lost in Traslation", non ha bisogno di testi letterari alle spalle, come avevano invece "Il giardino delle vergini innocenti" e "Marie Antoinette". Una storia decisamente intimista, con quel padre e quella figlia al centro che, insensibilmente, diventano il motore dell'azione. Johnny ha tutto e non si nega niente, donne, alcol, pasticche, pago del successo che dovunque lo circonda. È però separato dalla moglie che, a cadenze fisse, gli affida la bambina cui far dedicare qualche ora di svago (adora il pattinaggio) e che un giorno accompagna in un campeggio apprendendo da un pianto della piccola che la mamma è andata lontano senza precisare la data del ritorno. Questa circostanza, la presenza della bambina al suo fianco in quell'albergo fastoso e durante una trasferta a Milano per ricevere un Telegatto assegnato contemporaneamente a Maurizio Nichetti per una sua regia, in quell'ambiente tanto diverso da quel candore di Cleo che non le fa neanche vedere le molte donne cui il padre si accompagna, lo fanno entrare in una crisi profonda, forse definitiva.

 
La soluzione la si può immaginare, ma resta sospesa: in un finale aperto. Tutto, appunto, analizzato da vicino, studiando fino in fondo il modo di vivere del protagonista, le sue insofferenze, ma anche gli atteggiamenti passivi cui si sottomette per adempiere a tutti i rituali del cinema - sedute di trucco, massaggi, conferenze stampa - poi quella graduale presa di coscienza del proprio vuoto fatta emergere dal semplice confronto con la figlia. Senza forzare la mano, con segni minuti, ritmi quasi raccolti, dando spazi giusti a molte, colorite figure di contorno e alle cornici sempre scenograficamente vistose che le accolgono, ma privilegiando comunque quei due personaggi centrali fino a quella conclusione forse senza sbocco (il titolo dice "Somewhere", "Da qualche parte", la meta futura del protagonista?). A Johnny Marco dà vita un attore poco noto, Stephen Dorff, con una mimica mobile, segnata da effetti sicuri. Cleo è Elle Fanning, non è una esordiente e sa sempre costruirsi la naturalezza che il suo personaggio esigeva.

 

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Gian Luigi Rondi

04/09/2010

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