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30/08/2010, 09:03

Notizie - Interni Esteri

Cavalli, amazzoni e Gheddafi
Ma nel ridicolo cade l'opposizione

I benpensanti trovano ridicoli i preparativi che circondano il Raìs. I caroselli e le donne preposte alla sua sicureza sono motivo di attacchi. Invece di ragionare sul colonnello come fattore di stabilità in Africa si preferisce liquidarlo come una volgare macchietta.

Il leader libico, Muammar Gheddafi, all'aeroporto militare di Ciampino La visita di Gheddafi in Italia è uno spettacolo. Non mi riferisco alla nota eccentricità del colonnello. Il vero show è quello che ci sta offrendo l’intellighentsia del Belpaese, soprattutto quella aristo-progressista (ma non solo) che non riesce a trattenere il suo nobile disgusto per la visita del leader libico. Basta leggere "Repubblica", organo ufficiale del bon ton democratico, per capire che lo sbarco di Gheddafi è indigeribile.


Nella testa dei benpensanti, di qualche leghista e degli utopisti in servizio permanente effettivo in questo momento rumoreggia un vespaio di domande. Come si permette quel beduino del deserto di accamparsi con la sua tenda? Come osa far galoppare i suoi cavalli? Con quale faccia può pretendere di farsi accompagnare dalle amazzoni? Come può il rais farsi ricevere da centinaia di ragazze, neanche fosse il Cavaliere di Arcore? Come può immaginare di brandire nella culla del cattolicesimo il Corano, citare il Profeta e invitare alla conversione all’Islam? Sfacciato! Ah, quale sublime arabesco di interrogativi, quale fino lavoro d’uncinetto culturale si prepara nei salottini della parte più colta, elegante, soffice e svolazzante del nostro Paese sottoposto all’invasione beduina. Il colonnello per loro è un sottoprodotto della cultura del Nord Africa, un bifolco in tenda.


Mi pareva di ricordare che tra i radical chic fosse in auge ben altra scuola pensiero. Ricordo vagamente che dopo l’11 settembre 2001 vi fu una levata di scudi contro il Cavaliere che osò dire che, in fondo, quella occidentale era una cultura superiore. Apriti cielo, diluviarono gli «ooooohhhh…», si gridò allo scandalo e allo sfregio ideologico per quel che aveva detto il Cav vestito da cow boy. Ma le cose cambiano e il relativismo di ieri è una retromarcia culturale oggi. La superiorità antropologica della sinistra trova il suo campo d’applicazione scientifico nell’accoglienza riservata a Gheddafi. Quando governa parla e rende onore a tutti i dittatori, partecipa fieramente a bombardamenti d’ogni sorta, va a braccetto con esponenti di un movimento politico che è anche terroristico (vedi alle voci D’Alema e Hamas), ma appena torna nella posizione naturale di spettatrice - l’unica che riesce a mantenere a lungo - ecco riemergere lo snobismo da tartina e terrazza. Il doppiopesismo applicato alle relazioni internazionali è qualcosa di esilarante e tragico nello stesso tempo. Tollerano che l’Iran di Ahmadinejad stia all’Onu, dica cose terribili su Israele e gli ebrei e costruisca la bomba atomica, ma lo spietato Gheddafi, l’amico di Silvio, non riescono a sopportarlo.


Sembra di stare in una commedia di Molière, il "Tartufo ovvero l’impostore", una comica fiera dell’ipocrisia che va avanti da decenni ed impedisce al Paese di essere non dico normale, ma capace di fare un serio dibattito sulla sua politica estera. Un’opposizione realista quando ha il potere e idealista quando non è nella stanza dei bottoni non concede diritto di cittadinanza a idee che non abbiano la lingua biforcuta. Gheddafi è un capo di Stato con un passato terribile e governa la Libia con il pugno di ferro, ma invece di ragionare su di lui come fattore di stabilità in un continente minacciato dal terrorismo e dalla guerra civile permanente (vedi cosa accade in Somalia) si preferisce a bassi fini di politica interna liquidarlo come una volgare macchietta.


Il doppiopesismo continuerà per lungo tempo a contaminare il nostro dibattito pubblico. Avevo titolato la prima pagina del nostro giornale venerdì scorso con un gioco di parole - "Auto & Cammello" - per dire che Marchionne e Gheddafi sarebbero stati il bersaglio imminente della macchina da guerra progressista: Marchionne è stato regolarmente lapidato (ultimo ieri Eugenio Scalfari che nel sermone domenicale su Repubblica ha definito il suo discorso a Rimini come «reazionario») e Gheddafi processato. È facile fare gli idealisti con i posti di lavoro, il gas e il petrolio degli altri. Vale sempre il vecchio detto: chi critica i consumi ha già consumato.
 

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Mario Sechi

30/08/2010

  • 01/09/2010 12:48 PerniceRossa
    Complimenti per l'articolo che condivo appieno. Purtroppo le forze in ballo contro la politica estera di questo governo non stanno solo in Italia, ma sopratutto oltre manica e la storia insegna, ma molti l'hanno volutamente dimenticata.
  • 31/08/2010 07:57 Marco
    E dalle con la SX,sig.Sechi,cosa ne pensa del baciamani fatto dal ns Pressidente del Consiglio?In quel gesto mi sono vergognato di essere Italiano.
  • 30/08/2010 23:10 Manlio Tummolo
    Come sempre "pecunia non olet", ma non immaginavo che, per essere berlusconiani, si dovesse essere anche gheddafiani. Sicuramente un'interessante scoperta...
  • 30/08/2010 14:51 frido
    Articolo curioso, chissà se in Libia si possono scrivere..
  • 30/08/2010 14:06 Morris
    Gheddafi è certamente da considerare un elemento di equilibrio e di stabilità per quell'area ed un importante interlocutore per scambi commerciali. Quando ci sono rapporti di affari e questi si concludono è perchè c'è stata una convenienza " reciproca",quindi la Libia non ci sta regalato nulla! Detto questo non comprendo le motivazioni che dovrebbero farci accettare questa "sceneggiata" che lede l'immagine e la dignita delle donne cattoliche.
  • 30/08/2010 14:01 valerio Mazza
    Riprendiamoci la Libia
  • 30/08/2010 13:34 ferruccio
    Speriamo che "IL TEMPO" della sinistra e loro accoliti non venga MAI, resistere, resistere, resistere con Silvio.
  • 30/08/2010 11:32 titti
    L'articolo non sarebbe degno neanche di un commento. Gheddafi è un dittatore, un assassino, le sue mani sono sporche di sangue come il mare che divide l'Italia dalla Libia. Non è questione di destra o sinistra, di D'Alema o Berlusconi, è definirsi cristiano, sono i principi cristiani che non ti possono permettere di stringere le mani a Gheddafi.
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