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30/08/2010, 05:30

Notizie - Politica

Rancori Sono i più duri contro i dissidenti e contro il vecchio leader. Perché la tregua li metterebbe di nuovo davanti a Fini

Ma gli ex colonnelli continuano a tifare per la rottura

Chi ha più paura di una possibile pace tra Berlusconi e Fini? La domanda, fatta girare tra un po' di esponenti del Pdl e di Fli, suscita risatine ironiche e una sola risposta, anche se non ufficiale: gli ex colonnnelli di An.

Ovvero il gruppo formato da La Russa-Matteoli-Gasparri, visto che Gianni Alemanno si è messo a lavorare per la tregua. E la battuta di una «colomba» tra i finiani, che ovviamente vuole rimanere anonima, ancorché cruenta rende però bene l'idea: «Li conosco bene da tanto tempo, se potessero ci vedrebbero volentieri impiccati a un albero lungo la via Appia come facevano i romani a esempio per tutti». Una metafora per far capire quanto astio ci possa essere oggi da parte di coloro che facevano parte del vertice di An verso il loro ex leader e verso coloro che hanno scelto di seguirlo. Il motivo è semplice e sono sempre le «voci di dentro» del Pdl a spiegarlo: da una eventuale riconciliazione tra i due cofondatori i primi a rimetterci sarebbero proprio loro. Perché dovrebbero prepararsi alla resa dei conti con Gianfranco Fini. Cosa alla quale si sono già dovuti assoggettare una volta con la famosa discussione ascoltata e poi riportata da questo giornale a luglio del 2005 al bar «La Caffettiera» a Roma nella quale Altero Matteoli, Ignazio La Russa e in misura minore Maurizio Gasparri mettevano sotto accusa il leader di via della Scrofa. Una conversazione che provocò un terremoto all'interno di Alleanza Nazionale. Fini chiese una confessione pubblica e pretese le dimissioni dagli incarichi ricoperti nel partito dai tre. Poi il tempo ha sopito ferite e rancori e i «colonnelli» sono riusciti a riconquistare posizioni e fiducia. Ma il nuovo scontro tra Silvio e Gianfranco ha riacceso quelle critiche facendoli schierare apertamente dalla parte del Cavaliere. Trasformandoli anche nei più accaniti sostenitori della separazione. Così mentre negli ultimi giorni l'atmosfera sta sempre più virando verso una riconciliazione tra i due, anche se obtorto collo, il terzetto fa a gara a «sparare» contro Fini e i finiani. Ben sapendo che tanto più è forte il rumore provocato dalla «cannonata» e altrettanto fragorosa sarà la replica della parte dei falchi di Futuro e Libertà. Una politica che però, in questi ultimi giorni non trova d'accordo gran parte del Pdl. Tanto che quando La Russa ha annunciato la convocazione dei finiani che occupano incarichi di partito per verificarne la compatibilità, sono intervenuti subito Verdini e Cicchitto a gettare acqua sopra l'incendio. Eppure ancora ieri il ministro della Difesa ha ribadito il suo punto di vista: «Li chiameremo uno ad uno e poi decideremo». E Maurizio Gasparri, in un'intervista di una settimana fa al quotidiano La Stampa fotografava così il rapporto tra i due cofondatori del Pdl: «È sempre stato legato agli scenari politici da lui (Fini ndr) ipotizzati. I rapporti erano tesi quando Fini pensava che Berlusconi sarebbe entrato in crisi politicamente. Ultimo esempio poche ore prima del predellino, Fini era convinto che Prodi avrebbe resistito salvo poi correre da Berlusconi senza avvisarci neppure». Pa. Zap.

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30/08/2010










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