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29/08/2010, 05:30

Notizie - Politica

Vita a rischio se i medici fanno i pugili

Botte tra ginecologi al Policlinico di Messina, gravi madre e figlio. Inquietanti i precedenti mentre aumentano i parti cesarei al Sud.

Il Policlinico di Messina Partorire in Italia è sempre un rischio. O, forse, dopo nove mesi di gravidanza, intensa, vissuta, seguita attimo per attimo perché preziosa, il momento del parto può diventare fatale. A Messina è accaduto non per una complicanza sanitaria, ma per una situazione paradossale, un litigio tra medici. Eppure, le nostre madri lo hanno detto a noi e noi lo ripetiamo a figlie e amiche: è meglio partorire in ospedale.


Ma in quale ospedale? In quale sala parto? In quella dove arrivi in barella dopo il travaglio e anzichè trovare un ginecologo, un anestesista, una ostetrica che ti accolgono per aiutarti mentre urli che mai più vuoi soffrire e intanto le lacrime ti scorrono sul viso perché sai che tra poco lo sentirai strillare più forte di te per la prima volta e il mondo si fermerà e la tua vita non sarà più la stessa e trovi due che stanno litigando? Però i due non sono comparse ma comprimari con te sulla scena del tuo parto, e non c'è il dottor House pronto a intervenire ma loro due che anziché fare i professionisti discutono sull'urgenza del parto cesareo, vengono alle mani, chiamano i Carabinieri. Sicuramente Laura, trentenne e primapara, non aveva dato peso a tutte le voci sull'ospedale di Messina, su quegl'inquietanti precedenti: sette medici indagati per la morte di un bimbo di due anni, nove medici a giudizio per quella di un bimbo di sei mesi, e via dicendo.


E neanche perché quell'ospedale è un casermone vecchio e triste, poco accogliente ... In quella sala parto trasformata in un ring, con i vetri che si facevano in mille pezzi, il cuoricino del suo bambino si è fermato due volte, il suo cervello ha subito danni gravissimi e lei, puerpera trentenne, è finita in prognosi riservata. Non consola Matteo, il giovane papà con figlio e moglie gravissimi, l'indagine avviata dalla Procura di Messina che vuole vederci chiaro, anche se, da dentro la struttura, tutti difendono i colleghi dicendo che non c'è nesso tra la lite e la situazione clinica di madre e figlio. Non consola mamma Laura la presa di posizione del ministro Fazio, che ha bollato come «intollerabile» la vicenda, che vuole vederci chiaro e che ha già «attivato gli ispettori». La sanità che uccide è un problema ampio che riguarda molte province ma soprattutto quelle Regioni in cui «c'è un lassismo della sanita», le stesse, guarda caso, in cui «la sanità costa di più». Non ci piace nemmeno quello che dice il presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), Giorgio Vittori, che pur censurando i due ginecologi-pugili, denuncia una forte «criticità dei punti nascita» in Italia dove a livello istituzionale sarebbe necessario capire che l'assistenza materno-infantile è strategica perché troppe donne hanno il primo figlio dopo i 30-35 anni. Come dire, partorite da giovani che sarà meno rischioso perché se la media nazionale della mortalità per parto è tra le più basse del mondo (3,9 ogni 100.000 nati vivi) esiste una discreta differenza regionale da nord a sud che varia da 2 a 7 volte di più rispetto alla media nazionale.


Non ci piace nemmeno sapere che in Italia la media del numero dei cesarei è del 38% contro l'indicazione massima del 15% raccomandata dall'Organizzazione mondiale della Sanità e che le punte massime si registrano al Sud, probabile indizio, afferma l'Iss, di «comportamenti clinico-assistenziali non appropriati». Ogni gravidanza è preziosa, ogni vita umana è un valore non trascurabile, non negoziabile. Invece due professionisti, in Sicilia, per discutere su un cesareo, ieri hanno ridotto in fin di vita madre e figlio, togliendo praticamente la gioia di vivere a una giovane coppia. Forse discutevano di soldi?

 

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Sarina Biraghi

29/08/2010

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