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25/08/2010, 05:30

Notizie - Politica

Famiglia Cristiana sopravvive
grazie ai contributi di Stato

Il settimanale cattolico vive un momento di profonda crisi. Dal 1999 al 2008 ha perso 26 milioni di euro e 300mila lettori.

Un numero del settimanale cattolico Famiglia Cristiana Trecentododicimila euro. Tanti sono i contributi per l'editoria del governo italiano destinati al settimanale paolino Famiglia Cristiana. Gli ultimi dati disponibili (in una sezione del sito del governo) risalgono al 2008. Sono i contributi destinati "alle imprese editrici di periodici che risultino esercitate da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società la maggioranza del capitale sociale delle quali sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali, che non abbiano scopo di lucro".


Un contributo quanto mai utile per il settimanale paolino, anche alla luce dei dati delle vendite: gli ultimi della Federazione Italiana degli Editori parlano di una diffusione di 715.797 copie. Poche, se si considera che il settimanale della famiglia paolina era arrivato a tirare, in alcuni momenti della sua storia, 1 milione e mezzo di copie. Pochissime, se si considera il trend negativo, che dal 2008 in poi ha portato i paolini a chiudere le redazioni di Torino, Venezia, Bologna e Roma. I dati economici non sono confortanti: dal 1999 al 2008, Famiglia Cristiana ha perso 26 milioni di euro e 300 mila lettori. E il piano di rilancio, che il direttore don Antonio Sciortino porta avanti ormai da due anni, fatto di una linea coraggiosa e aggressiva, non sembra aver pagato, nonostante la costante presenza della rivista paolina nel dibattito pubblico. La linea editoriale è ormai chiara e definita. Si era capita già nel lontano 2008, quando don Sciortino lavorava alla fase di rilancio del settimanale, e Famiglia Cristiana si riempiva di editoriali "scomodi" sia a sinistra che a destra, facendo discutere per una "schizofrenia" che si spiegava in due modi: la necessità di recuperare lettori, e la ricerca di un equilibrio tra le fazioni di conventuali e progressisti della Famiglia Paolina, proprietaria del settimanale.


Ed è qui che è necessario fare un passo indietro al 1998. Don Leonardo Zega è direttore, e si distingue per le sue prese di posizione aperte in tema di morale sessuale e di aborto. Le porta avanti nella rubrica "Lettere dal Padre". Lo strappo si consuma proprio all'interno della stessa Congregazione, divisa tra la fazione dei "conventuali", considerati conservatori, ultrafedeli al Vaticano, e i "progressisti". I primi fanno capo ai superiori provinciali, e avrebbero l'appoggio dei vertici della Cei; i secondi quella dell'allora superiore generale don Pietro Campus. Una situazione di stallo tale che Giovanni Paolo II nomina un delegato pontificio per i Paolini, il vescovo Buoncristiani, che ora guida la diocesi di Siena. All'inizio, non c'è alcuna rimozione. Poi don Zega viene sollevato dal suo incarico. L'atmosfera all'interno della stessa congregazione si fa pesante: si ritiene che il licenziamento (ufficialmente per raggiunti limiti di età) riguardi non solo Famiglia Cristiana, ma anche la linea politica della congregazione, contesa tra destra Cei e fronda ulivista interna. Ma la linea prudente del settimanale, coincisa con la nomina del delegato pontificio, coincide con un riassottigliamento delle vendite.


È in questa crisi che don Sciortino, fedele condirettore di don Zega, decide di rilanciare il giornale con una linea nuovamente aggressiva. Un riposizionamento bilanciato a suo tempo da alcune contromosse. Ad esempio, direttore del mensile Jesus (sempre della famiglia paolina) fu nominato don Antonio Tarzia che ha una navigata e collaudata amicizia con il Pontefice, del quale sposa la linea. E infatti dirige anche Communio, la rivista che Ratzinger stesso contribuì a fondare.

 

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Andrea Gagliarducci

25/08/2010

  • 25/08/2010 20:49 salvatore de giorgi
    Bisogna avvertire i cattocomunisti di Famiglia Cristiana che l'URSS non esiste più. Ci sono posti liberi per giornalisti libertari nella Corea del Nord.
  • 25/08/2010 18:57 Giovanni Attinà
    "Famiglia Cristiana" non ha commesso alcun "delitto": il depositario del cattolicesimo non è certo il governo in carica, che può essere criticato. Il difetto dell'attuale stampa di centrodestra è che ragiona con il "pensiero unico", avendo dimenticato il grande Giovannino Guareschi.
  • 25/08/2010 16:24 buno bg
    a meno di voler chiudere gli occhi; tutta la baracca di famiglia del berluscone soppravive grazie a "contributi di stato"; magari in altre forme, tipo le frequenze gratis e per sempre o altri piccoli abbuoni vedi il recente favore a Monadori ecc.
  • 25/08/2010 14:15 francesco
    E se la smettessimo di regalare soldi a più non posso ai giornali / settimanali, ecc...? Tanti sono "nulla" e sembra che vendano un pò di copie solo regalandole...! Ma si possono buttar via tanti soldi in questo modo? f.sco
  • 25/08/2010 10:56 Franco
    Egregio dott. Gagliarducci Credo che per completezza di informazione sia utile fornire un dato comparativo presente nella medesima lista dalla quale lei ha attinto le informazioni sui contributi (312.000 euro) erogati a "Famiglia Cristiana": l'istituto Buddista Italiano "Soka Gakki", per due suoi periodici ha ricevuto nello stesso periodo quasi 130.000 euro di contributi. Non me ne vogliano i buddisti (sono per la piena libertà di culto) ma non si possono diffondere strumentalmente dati nudi e crudi senza precisarne lo scenario. Cordialmente.
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