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23/08/2010, 05:30

Notizie - Sport

Le alghe frenano l'azzurra che a Poznam chiude ultima nella finale del K1 Rabbia a fine gara: pagaiavo nella melma. Protesta ufficiale della federazione

Enrico Tonali

«Non siamo carne da macello ma atleti che si preparano per mesi e poi trovano una Federazione Internazionale che non sa fare il suo mestiere».

Josefa Idem era furibonda ieri dopo la finale (ventesima in una competizione iridata) dei Mondiali di Canoa a Poznan, in Polonia, che l'ha vista ultima nel K1 m 500, a quattro lunghezze dalla vincitrice Inna Osypenko, l'ucraina che soffiò all'azzurra l'oro olimpico di Pechino 2008. Allora il distacco fu di 4/1000 (1'50”673 per la Osypenko e 1'50”677 per l'italo-tedesca, il diametro di una moneta da 2 centesimi), stavolta è stato abissale, 1'50”461 contro 2'01”837. «Mi alleno per gareggiare sull'acqua non in mezzo all'erba» ha martellato Idem in Guerrini, la nostra più forte pagaiatrice di sempre è diventata italiana nel 1990 sposando Guglielmo, coach romagnolo di pallavolo ora suo personal-trainer. «Subito dopo una buona partenza - cosa che non sempre mi riesce - mi sono trovata in mezzo alle alghe che invadevano la corsia 9. Con la prua della barca diventata una cesta di verdura, anche il timone si è incastrato». A 250 m l'intramontabile canoista (46 anni fra un mese) era già nona, ultima, a 3” dall'ungherese Janics (quarta a Pechino) subito in testa tallonata dall'Osypenko. Accanto alla Idem pure la danese Engel (corsia 8, è giunta ottava) si è trovata fra le alghe. «Come il bielorusso Yurenia, penultimo in corsia 9 nella finale successiva dopo il bronzo di sabato sui 1000 m» ha rincarato Josefa che punta alla sua ottava Olimpiade, Londra 2012 «L'Italia ha fatto un reclamo ma la giuria non lo ha accolto. Per l'ICF, la Federazione Internazionale, i controlli prima delle finali davano campo regolare». Membro e tesoriere del Consiglio ICF è il presidente della Federcanoa Italiana Luciano Buonfiglio. «Io sostengo sempre - ricorda - che, per quello che rappresenta per la canoa italiana, per quella internazionale e per tutto lo sport, Sefi meriterebbe una medaglia ogni volta che entra in barca. E se non ci fosse stata questa assurda situazione se la sarebbe andata a prendere». Alla finale «Sefi» era arrivata prima in eliminatoria (1'53”288) e terza in semifinale (1'49”312): «Sono tempi, compreso l'1'50” segnato in finale dalla Osypenko, che faccio in allenamento. Agli Europei di giugno - fui ottava - ero sfasata ma per questi Mondiali mi sono preparata a fondo anche perché il piazzamento si riflette sulla composizione delle eliminatorie della prossima edizione - Szeged, Ungheria, 2011 - qualificante per Londra». Germania, Danimarca, Svezia, Italia e Bielorussia hanno anche presentato - ma soltanto perché resti agli atti e senza alcuna possibilità che incida sulle classifiche - una protesta ufficiale perché il problema era stato segnalato agli organizzatori che avevano assicurato che avrebbero proceduto a pulire le corsie. Il podio del K1 m 500 è stato Osypenko (oro), Janics (argento) e la britannica Cawthorn (bronzo, corsia 7). Il campo di gara di Poznan, il Lago Malta, è noto alla Idem che – oltre a Coppe del Mondo ed Europei – vi ha vinto il suo primo titolo mondiale nel 1990 (era già passata dalle nazionale tedesca a quella italiana) bissato nel 2001 («ma le alghe si sono formate di recente per le temperature elevate»). La disavventura di Josefa (5 medaglie olimpiche, 19 mondiali, due figli, ex-assessore allo Sport di Ravenna) si è sommata alle altre tre disastrose finali azzurre (un penultimo e due ultimi posti) su dieci formazioni volate in Polonia. È il peggior risultato dopo quello dei Mondiali di Duisburg 1987.

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23/08/2010










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