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10/08/2010, 05:30

Notizie - Sport

Per tre squadre che vestono di azzurro, la stagione che virtualmente comincia oggi si annuncia decisiva: parlo della Nazionale, della Lazio e del Napoli.

È fuori discussione che il compito più delicato spetti al nuovo allenatore della Nazionale, Prandelli, e per due ragioni fondamentali: perché usciamo dall'umiliazione dei Mondiali sudafricani e perché quell'umiliazione, più che dagli errori di Lippi, (che quattro anni fa aveva conquistato il titolo) è nata da una crisi autentica e allarmante non del campionato, che si consola con gli stranieri, ma del calcio italiano, soffocato tra la concorrenza di fuori mano, la follia di un calendario insostenibile e i riflessi sul mercato calcistico interno della crisi finanziaria dell'occidente.

I grandi club di serie sono coinvolti da questa crisi e non hanno tempo per commuoversi delle difficoltà in cui si dibatte la rappresentativa del Paese ma, per fortuna, i vertici federali hanno capito che i Mondiali non riflettevano soltanto le esitazioni e le impuntature del Ct azzurro ma un improvviso impoverimento del nostro vivaio, specialmente in alcuni ruoli fondamentali come la regia dell'attacco e il governo del centrocampo. Così, con l'appoggio del Coni, il presidente Abete ha reclutato Prandelli sulla panchina azzurra, lasciandogli mano libera nelle scelte, anche di elementi discussi e, contemporaneamente, ha affidato il compito di studiare una radicale riforma tecnica a tre gloriosi esponenti della migliore tradizione italiana: Baggio, Rivera e Sacchi. Naturalmente, sia l'una che l'altra operazione non si realizzano per magia in poco tempo: quella affidata a Prandelli, e che punta su Montolivo come regista, su Amauri come oriundo e punta avanzata, sui due irrequieti puledri (Cassano e Balotelli) come inventori del gioco, parte oggi contro la Costa d'Avorio; Baggio, Rivera e Sacchi, come lo stesso Albertini, hanno invece bisogno di tempo e di sagacia organizzativa. Ma nell'uno e nell'altro caso, la direzione sembra razionale, e dovrebbe funzionare nel medio periodo. Più fretta, naturalmente, ha il Napoli, che non ha ancora concluso le operazioni di mercato e che soprattutto, deve risolvere un problema che nasce dall'abbondanza (e cioè dal magistrale acquisto di Cavani) ma che non appare semplice perchè si tratta di scegliere fra quattro eccellenti giocatori, destinando una mezza punta (forse Hamisk) a mediano, con Lavezzi e Quagliarella a giostrare alle spalle di Cavani, che però non è un centravanti di sfondamento. Sono tutti problemi che De Laurentiis o Mazzarri affrontano con perfetta cognizione di causa e sulla spinta dell'entusiasmo popolare. La terza compagine vestita di azzurro, la Lazio, gloriosa veterana sin dalle origini del calcio italiano, più che un problema tecnico e tattico soffre le conseguenze di una incomprensione di fondo tra il presidente e i tifosi più appassionati ed intransigenti. Gli ultimi campionati sono stati avari di soddisfazioni per la società romana e hanno acuito la tensione tra vertice e base del club, nonostante l'impegno e la bravura dell'allenatore Reja. L'arrivo di Hernanes, brillante e ancor giovane brasiliano, potrebbe segnare una svolta anche nei rapporti con i tifosi.

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10/08/2010










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