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04/08/2010, 05:30

Notizie - Politica

Il presidente a cena con i fedelissimi: no al terzo polo, non siamo traditori Prime nomine: Bocchino guiderà il gruppo alla Camera, Viespoli al Senato

Fra i due non c'è partita neppure in questo campo, sempre a vantaggio naturalmente del Cavaliere, che ha più fantasia e dimestichezza dell'altro con i riti dell'intrattenimento, a dispetto dei sedici anni in più assegnatigli dall'anagrafe rispetto al presidente della Camera.

Che tante volte ha detto ai suoi amici di considerare proprio l'età un'arma invincibile nei rapporti con l'alleato ed ormai ex co-fondatore del Pdl, dopo che i loro destini si sono separati a livello di partito. Dal quale il leader della disciolta Alleanza Nazionale è stato o si è sentito espulso con quella denuncia d'incompatibilità letta in prima persona ai giornalisti da Berlusconi. Fini, poveretto, ha voluto intrattenere ieri sera a cena gli aderenti ai suoi nuovi gruppi parlamentari, ma curiosamente ancora iscritti al Pdl, in attesa di espulsione anche loro, improvvisando un ristorante nei locali di quella che è stata per un po' la sua quasi corrente. E che ora è il suo quasi partito: la Fondazione Farefuturo, che non ho mai capito bene neppure se si debba scrivere tutto attaccato o separato. Di sicuro essa non è collocata in una strada dal nome allegro, per quanto comodamente a metà percorso fra il Senato e la Camera: via del Seminario. Dove uno pensa più a sentir Messa che a fare bisboccia. Il Cavaliere ha invece convocato allegramente, cioè a modo suo, nel Castello di Tor Crescenza alle porte di Roma, con tanto di pianista e repertorio di musiche e canzoni, un gruppo, fra l'altro, di parlamentari donne, anzi femmine, tutte doverosamente avvenenti, con le quali si sentiva in debito perché escluse da un precedente incontro conviviale. Diavolo di un uomo, con tutti i pensieri che ha, con tutti i problemi che gli procura ogni giorno quella sua nuova passionaccia che dal 1994 è diventata la politica, non riesce a perdere né il ritmo né l'allegria richiesti in queste occasioni. Potrei anche fare l'elenco dei suoi invitati, amichevolmente mandatomi dal sempre informatissimo e arguto Fabrizio dell'Orefice, ma - se il direttore me lo permette - me ne astengo per uno scrupolo di garantismo. Mi chiederete che c'entri il garantismo con una cena e musica di contorno. C'entra, eccome, credete a me, in questo strano e povero paese. Dove una cena, per quanto affollata e festosa, potrebbe bastare e avanzare in qualche Procura, specie se c'è di mezzo il Cavaliere, per far pensare ad una segreta consorteria di pressione, una specie - che so? - di P4, visto che la P2 ha fatto il suo tempo e la P3 è già oggetto di una voluminosa inchiesta giudiziaria. Dio non voglia, per esempio, che a qualcuno sia venuto in testa dalle parti di Tor Crescenza di parlare degli argomenti con i quali, in caso di crisi di governo, si potrebbe cercare di convincere il forse riluttante presidente della Repubblica a ricorrere per la seconda volta nel suo mandato allo scioglimento anticipato delle Camere. Gli è infatti capitato di farlo già due anni fa, dopo la caduta del fortunatamente ultimo governo di Romano Prodi. Anche per questo, consiglio amichevolmente a tutti, ma proprio a tutti, di separare la politica dalla tavola, non importa se bandita nella triste via del Seminario, o in un castello, o in qualche terrazza con vista mozzafiato sul Foro Romano o su Trinità dei Monti. Restituite cene e simili alla storia delle correnti e dei partiti della Prima Repubblica. Risparmierete soldi e grane.

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04/08/2010










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